Reato di Tortura, Salvini: "Una legge idiota" (Video)

Salvini manifesta insieme al Sap: "No al reato di tortura"

Matteo Salvini ha deciso di dire nuovamente la sua sul disegno di legge - approvato dal Senato nell'aprile scorso - sul reato di tortura. Già all'indomani della pubblicazione della sentenza della Corte Europea dei Diritti dell'Uomo sui fatti della Diaz, Salvini espresse la sua personale indignazione definendolo "l'ennesimo regalo ai ladri e l'ennesimo attacco alle guardie". Per la CEDU la notte del 21 luglio 2001 le forze dell'ordine si macchiarono di atti di tortura e, per questo motivo, ha condannato l'Italia per la violazione dell'art 3 della Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo, che così recita: "Nessuno può essere sottoposto a tortura né a pene o trattamenti inumani o degradanti".

Oggi Salvini ha partecipato ad una manifestazione davanti a Palazzo Chigi insieme al Sindacato Autonomo di Polizia (Sap), proprio per protestare contro il disegno di legge che presto verrà discusso (e, speriamo, approvato) dalla Camera dei Deputati. Esordendo Salvini ha affermato che "la Corte europea dei diritti umani potrebbe occuparsi di altro". Sarebbe interessante capire di cosa dovrebbe occuparsi secondo Salvini, visto che si tratta di un organo giurisprudenziale istituito proprio allo scopo di assicurare l'applicazione della stessa Convenzione dei diritti dell'uomo da parte dei Paesi che l'hanno sottoscritta.

Salvini ha poi continuato sostenendo che "per qualcuno che ha sbagliato non devono pagare tutti. Carabinieri e polizia devono poter fare il loro lavoro. Se devo prendere per il collo un delinquente, lo prendo. Se cade e si sbuccia un ginocchio, sono cazzi suoi". Tralasciando il fatto che nella vicenda Diaz non ha pagato nessuno, proprio perché non esisteva e non esiste tutt'ora il reato di tortura, qualcuno dovrebbe spiegare a Salvini che l'esigenza legislativa non sorge certo dopo la sentenza della Corte Edu. L'Italia si è infatti impegnata nel 1950 a legiferare in merito sottoscrivendo la succitata Convenzione e - se non fosse sufficiente - ha ribadito il suo impegno nel 1984 firmando anche la Convenzione di New York (Convenzione contro la tortura e altre pene o trattamenti crudeli, inumani o degradanti). Siamo quindi già in enorme ritardo.

Poi c'è un altro punto fondamentale da chiarire: nessun poliziotto verrà processato e tantomeno condannato se "un criminale scappando si sbuccia il ginocchio". La sua è solo demagogia spicciola. Lo stesso discorso vale per Gianni Tonelli, segretario del SAP, che ha definito il disegno di legge in questione come "un vero e proprio colpo di mano contro le forze dell'ordine e contro chi ogni giorno garantisce la sicurezza dei cittadini".

Forse qualcuno dovrebbe spiegare anche a Tonelli che il reato di tortura non è pensato per limitare il potere delle forze dell'ordine. Non si tratta infatti di un reato proprio, bensì di un reato comune. Le pene sono ovviamente aggravate nel caso in cui a macchiarsi del reato sia un pubblico ufficiale, ma questa è la norma; tutti i soggetti preposti a garantire l'ordine pubblico sono sempre puniti in modo aggravato in caso di violazioni nell'esercizio delle proprie funzioni.

Tonelli comunque ha detto anche altro, accusando gli stessi promotori della legge di provare un desiderio di vendetta nei confronti delle forze dell'ordine:

"Il reato di tortura, in Italia, porta con sé un pesante fardello di disprezzo ideologico, il desiderio mai sopito di 'dare una lezione' alle forze di polizia e agli operatori, una sorta di vendetta da parte di chi le divise non le ama e non le vuole: basti pensare che tra i promotori della legge ci sono soggetti ben noti ai nostri archivi, gente che ha fatto 'carriera' fomentando le piazze e che ora si ritrova in parlamento, (ben) pagata da tutti noi".

Secondo Tonelli il fatto che la legge - ancora in discussione - punisca anche quanti hanno causato "acute sofferenze psichiche", consentirebbe ad "ogni mascalzone di accusarci, lamentando di averle patite queste 'sofferenze', anche se non sono oggettivamente rilevabili. Ci rendiamo conto di che cosa potrà accadere durante qualsiasi servizio di volante, durante un ordine pubblico o un arresto?".

Anche in questo caso non comprendiamo la preoccupazione del segretario del Sap. Il testo della legge chiarisce ampiamente cosa sia la tortura:

"Chiunque, con violenze o minacce gravi, ovvero mediante trattamenti inumani e degradanti la dignità umana, cagiona acute sofferenze fisiche o psichiche ad una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia o autorità o potestà o cura o assistenza ovvero che si trovi in una condizione di minorata difesa"

Tutte le parole pesano come macigni sotto il profilo giuridico e tutte hanno uno specifico significato. Inoltre ogni presunta violazione andrebbe comunque dimostrata in tribunale in modo preciso e circostanziato. Se qualche mascalzone, mentendo, accuserà un pubblico ufficiale di aver subito violenza, dovrà anche dimostrare le sue presunte ragioni e le sue sofferenze dovranno essere proprio "oggettivamente rilevabili".

Non c'è infatti nulla di nuovo nel reato di tortura; esistono già dei reati specifici che possono punire la condotta criminale di un torturatore. Il problema sta nel fatto che questa condotta andrebbe frazionata in diversi singoli reati (sequestro di persona, ingiuria, violenza privata, lesioni etc. etc.), il che comporterebbe una prescrizione molto breve e l'assorbimento di alcuni reati. Senza parlare poi del bilanciamento tra aggravanti ed attenuanti. Peraltro l'allungarsi della prescrizione non giova soltanto all'accusa e quindi alle presunte vittime ma, permettendo un accertamento probatorio più meticoloso, garantirà l'onore e il decoro dei soggetti che verranno assolti.

Il reato di tortura serve a garantire una congrua e certa pena per chi si macchia di comportamenti lesivi della dignità umana. Chi lo contesta, spiace dirlo, è in evidente malafede o non conosce l'attuale quadro normativo.

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