Guinea Equatoriale: intervista all'ambasciatore FAO

Abbiamo intervistato l'ambasciatore della Guinea Equatoriale presso la FAO a Roma Crisantos Obama Ondo sulla situazione generale del suo Paese

Era fine aprile quando ho incontrato a Roma, in un bar all'aperto ai margini del parco di Villa Ada, l'ambasciatore della Guinea Equatoriale presso la FAO Crisantos Obama Ondo: gli avevo chiesto di incontrarci per un'intervista sul suo paese e sul caso umanitario internazionale di Roberto Berardi, detenuto nelle patrie galere del piccolo stato africano. Ho incontrato una persona apparentemente affabile nei modi e gentile nei toni ed abbiamo mantenuto una conversazione approfondita ed educata durata oltre due ore. L'uomo con il quale ho parlato, molto elegante e curato nell'aspetto, si è espresso sempre con voce calma e toni pressocchè amichevoli: un atteggiamento, da signore elegante e gentile, che stride con le parole ed i concetti da lui stesso espressi e che di seguito ho riportato esattamente così come sono stati pronunciati.

Mi ha incuriosito molto questa vicenda del presunto complotto ordito contro il governo della Guinea Equatoriale da parte di alcuni oppositori, che volevano introdurre nel paese un malato di Ebola durante la Coppa d'Africa. Tutto ciò mi pare incredibile e dello stesso avviso sono state molte associazioni internazionali e l'opposizione politica in Guinea. Lei ha denunciato per primo questo fatto grave, può spiegarmi meglio di che si tratta?
“Il lavoro diplomatico mi permette di avere molti contatti con il mondo esterno alla Guinea Equatoriale. Sono stato contattato su Facebook da una persona che ha detto di avere informazioni molto importanti per la sicurezza del mio paese: un gruppo di oppositori politici della Guinea Equatoriale aveva contattato questa persona, o meglio un uomo che si è presentato come un “rappresentante di un gruppo di oppositori”, per proporgli un affare. Ho chiesto a questo contatto di preparare una relazione che avrei provveduto poi a girare alle autorità del mio paese: questi oppositori volevano offrire denaro ad una famiglia di un malato di ebola della Guinea Conakry, chiedendo loro di consegnare loro il malato per portarlo in Guinea Equatoriale durante la Coppa d'Africa. Ho ovviamente girato tali importanti informazioni alle autorità del mio paese, che hanno preso in custodia questo testimone nel mese di marzo, il quale oggi si trova a Malabo.”

Le autorità della Guinea Conakry però sembra abbiano detto che questa persona, Diallo Coulibaly, non è un loro cittadino.
“C'è un indagine in atto, io questo non posso saperlo. Posso dire però che la persona che si trova in Guinea Equatoriale è un cittadino della Guinea Conakry. C'è chi dice che non è così, sono piccoli dettagli però che non posso verificare. Posso dire però che la persona che si trova nel mio Paese è della Guinea Conakry.”

Pensa sia vera l'ipotesi del complotto durante la Coppa d'Africa?
“Ho contatti con chi sta investigando nel mio Paese e so che ci sono moltissime prove a sostegno della tesi del complotto. Dobbiamo considerare che ogni Paese ha un proprio sistema di sicurezza: forse in Marocco non erano pronti ad organizzare la Coppa d'Africa, in Guinea invece si, lo avevamo fatto 2 anni prima. Una persona malata di ebola però può giocare a calcio, può viaggiare: noi siamo riusciti a impedire questo. Ora l'opposizione dice che la notizia del complotto è falsa perchè nessun malato di Ebola è mai arrivato in Guinea, ma noi sappiamo che non è così.”

So che il signor Andres Esono Ondo, uno dei leader dell'opposizione in Guinea, l'ha denunciata per calunnia per questa “teoria del complotto”. Tra l'altro la accusano di rimanere qui a Roma evitando così il processo in Guinea, è vero?
“Il processo ha un suo percorso. Ho presentato una domanda di conciliazione e quando sarò convocato dal Tribunale ci andrò. Non ho ricevuto nessuna convocazione ufficiale, quando succederà andrò in Guinea a testimoniare. La mia versione dei fatti comunque è vera e verificata: c'era una persona che stava soffrendo, morendo di Ebola, e con lui la sua famiglia e l'opposizione ha tentato di comprarlo dalla famiglia per portarlo in Guinea Equatoriale.”

Stando a quanto riferiscono alcuni siti di informazione, sembra che l'informatore dell'ambasciatore, Diallo Coulibaly, sia in realtà l'autista che lo stesso ambasciatore della Guinea Equatoriale in FAO utilizza per i suoi spostamenti a Roma.

Cambiamo argomento: che cosa sa delle manifestazioni studentesche degli ultimi mesi? E' vero che l'ex-rettore, ed ex ministro dell'istruzione, prima di essere cacciato rubava i soldi delle borse di studio?
“Se gli studenti avessero avuto una conoscenza del procedimento per l'accesso alle borse di studio forse avrebbero capito meglio come stanno le cose: non è vero che mancava il denaro delle borse di studio, semplicemente queste non possono essere date a tutti e 3000 gli studenti ma vengono accordate solo ad una percentuale di essi. In questo processo di selezione molti studenti sono stati scartati dalla lista dei beneficiari ed hanno protestato per questo. Uno degli errori che invece l'Università ha dovuto correggere è stato il Comitato di selezione, che non ha svolto le procedure correttamente perchè non sempre sono stati rispettati i criteri di selezione e graduatoria.”

Però la repressione della Polizia è stata dura: l'Università è stata persino occupata militarmente e molti studenti arrestati. E' vero questo?
“No. C'è stato subito un incontro tra il ministro e gli studenti ed sono state spiegate loro le problematiche riscontrate. Il ministro ha deciso poi di chiudere momentaneamente l'Università, facendola presidiare dalla Polizia, per una questione di sicurezza durante le vacanze pasquali.”

Però molte associazioni internazionali, Human Rights Watch, Amnesty International e EG Justice in particolare, accusano il governo della Guinea Equatoriale di incarcerare gli oppositori e molti studenti durante le manifestazioni, addirittura un ragazzo minorenne di 13 anni.
“Non capisco come Human Rights Watch ottenga informazioni sulla Guinea Equatoriale visto che quell'associazione non ha alcun presidio nel mio Paese. Quelle associazioni hanno una loro “linea editoriale” da mantenere: diffondono informazioni fasulle senza alcun motivo. Molte posizioni che assumono le associazioni internazionali sono le stesse dell'opposizione che tuttavia lavora per screditare il Paese agli occhi del mondo. Questo è normale, è democrazia, ma non possono diffondere notizie false.”

Secondo lei come mai succede questo?
“Per interesse. Ci sono persone, occidentali, ma anche lobbies, che hanno interessi molto forti sul mio Paese e che utilizzano la stampa per veicolare false informazioni. Ci sono stati anche imprenditori stranieri ai quali non sono piaciute certe leggi approvate in Guinea Equatoriale e che si sono risentiti per questo: quella di parlare male della Guinea Equatoriale è una tendenza di certe persone che hanno interessi principalmente economici sul mio paese. Addirittura molti partiti di opposizione vengono creati apposta da interessi esterni al Paese: la gran parte dei partiti di opposizione sono in Spagna, dove c'è addirittura un governo non ufficiale formato da molta persone che non sono guineane.”

Come è possibile che la Guinea Equatoriale, alla luce di tutto questo, non faccia niente per far emergere la verità?
“Non abbiamo i mezzi per competere con la potenza dell'informazione estera. Non abbiamo la capacità mediatica di Spagna o Francia; pensi che un giornalista spagnolo invitato da noi per la Coppa d'Africa durante tutto il periodo della competizione, nei suoi collegamenti tv con la Spagna non ha parlato mai della Coppa ma solo del paese. Alla fine ha realizzato un reportage dal titolo La Tragedia dell'Abbondanza (La Paradoja de la Abundancia, nda): ha intervistato oppositori e tutte persone che parlano male del proprio paese. Ha filmato solo quartieri poveri e degradati e non ha mai mostrato immagini dei quartieri dove invece c'è benessere. Questa è una campagna sistematica per distruggere la nostra immagine internazionale. […] Quel giornalista ha intervistato solo persone dell'etnia minoritaria (Bubi, nda) che storicamente è in lotta contro la maggioranza (Fang, nda): noi guineani non andiamo certo in Spagna a chiedere in giro se, ad esempio, i catalani sono liberi o no. Non ci riguarda.”

Però ci sono decine e decine di rapporti di ong internazionali...
“La fonte è sempre la stessa e i media riportano sempre le stesse notizie: quello che si pubblica in Spagna è anche quello che esce sulla BBC e in tutto il mondo, perchè la fonte è sempre la stessa: Amnestsy International, strani personaggi dell'opposizione... Da anni si ripetono le stesse notizie, sempre e solo calunnie. I giornalisti dovrebbero venire in Guinea Equatoriale e vedere come si vive.”

In Corea del Nord organizzano dei tour per i giornalisti...
“...si potrebbe così dimostrare che noi abbiamo dalla nostra parte solo la nostra verità: c'è chi scrive che la gente in Guinea vive con meno di un dollaro al giorno ma i dati economici dicono cose diverse. La Guinea Equatoriale è l'unico paese africano in cui chi si laurea trova subito lavoro, in cui è garantita la sicurezza, l'educazione è gratuita ed anche l'assistenza sanitaria.”

Il Paese descritto dall'ambasciatore Crisantos Obama Ondo non è tuttavia lo stesso che ho imparato a conoscere: di fatto alla Guinea Equatoriale non serve un sistema di propaganda vero e proprio perchè è quasi totale il silenzio che a livello internazionale viene garantito su ciò che accade nel piccolo paese centroafricano. Quando invece l'interesse del governo è grande, come fu ad esempio in occasione delle Olimpiadi di Sidney (con il nuotatore Moussambani che commosse il mondo), delle due ultime edizioni della Coppa d'Africa di calcio e persino con l'ultima gara delle scuole di samba in occasione del Carnevale di Rio de Janeiro, la macchina propagandistica della Guinea Equatoriale trova terreno fertile sia nell'ignoranza cui viene tenuta l'opinione pubblica internazionale sul Paese (terzo estrattore africano di petrolio) che nelle alte sfere di questi grandi eventi internazionali, riuscendo sempre nella propria operazione di lavaggio d'immagine.

Il caso di Roberto Berardi

Quando ho intervistato l'ambasciatore Crisantos Obama Ondo la pena di Roberto Berardi sarebbe stata estinta di lì a circa un mese, cosa poi non avvenuta senza che la magistratura nguemista fornisse alcuna motivazione ufficiale al suo rifiuto, comunicando verbalmente la nuova scadenza: il 7 luglio, 50 giorni dopo.

Vorrei chiederle qualcosa sul caso di Roberto Berardi, è al corrente della vicenda giudiziaria del nostro connazionale?
“Non conosco esattamente i dettagli processuali della vicenda, so che è stato processato per qualche reato economico ma non so nemmeno in che impresa lavorava. […]”

Dopo il mio breve riepilogo della situazione l'ambasciatore ha chiesto di potersi assentare pochi minuti per andare in bagno. Al suo ritorno, senza convenevoli o frasi di circostanza mi ha immediatamente risposto così: “Su questo caso penso che io e lei abbiamo bene o male la stessa versione: due soci che fanno impresa assieme, uno dei due che fa l'amministratore. […] Se dopo tre anni controlliamo i conti e scopriamo che manca del denaro di chi è la colpa?”

E' stato Berardi ad accorgersi degli ammanchi nei conti correnti.
“Giusto, è proprio quello che sto dicendo: se Berardi scopre ammanchi sui conti fa apposta, e allora chi va a denunciare se non il socio?”

E come mai quei soldi sono finiti nei conti correnti americani del signor Nguema?
“E' una falsa informazione questa dei soldi negli Stati Uniti. Tuttavia, anche se fosse così, Berardi è unico amministratore ed è colpa sua che non si è accorto che quei soldi venivano stornati in America. Berardi non controllava i flussi di denaro, fondamentalmente ha sbagliato a gestire l'amministrazione dell'impresa: la responsabilità è sua. […] Tra l'altro la pena cui è stato condannato Berardi è molto bassa in riferimento al reato contestatogli.”

Sulla "falsa informazione", in realtà, c'è la firma proprio del socio di Berardi, Teodorin Nguema: una firma su un patteggiamento giudiziario, nel quale ammette le sue responsabilità (aver riciclato 300 milioni di dollari negli Stati Uniti proventi della corruzione nel suo Paese) e promette di rimborsare con 30 milioni i danneggiati, il popolo guineano nel caso specifico. Soldi che, allo stato attuale, non risulta siano stati ancora versati. A questo va aggiunto che, secondo il legale di Berardi, il processo si sarebbe dovuto celebrare in sede civile (diatriba tra soci) e non penale, come è invece avvenuto (alla faccia della pena lieve).

La questione che vorrei porle, anche perchè la famiglia Berardi è molto preoccupata, non è se il signor Berardi è colpevole o innocente. Ciò che vorrei sapere è se il 19 maggio uscirà di galera.
“Non vedo alcun problema, al termine della condanna il signor Berardi sarà liberato. […] Se non crea ulteriori problemi e se la pena arriva a compimento non vedo problemi alla sua liberazione […] francamente non capisco le preoccupazioni della famiglia: il detenuto è in buona salute, è collegato ad internet tutto il giorno, parla al telefono, si trova in un carcere privilegiato, non vedo motivi per preoccuparsi. E' trattato bene, fa una bella vita ed ha molto denaro a disposizione visto che ha fatto impresa.”

Sembra che l'ambasciatore conosca piuttosto bene i dettagli della vicenda, nonostante mi abbia detto subito di avere solo informazioni sommarie prese dalla stampa e certamente ufficiose. Di certo i dettagli li utilizza a suo uso e consumo: Roberto Berardi infatti non ha alcun accesso ad internet, ma un profilo Facebook che riporta il suo nome viene costantemente aggiornato. A farlo è il fratello, Stefano, che vive a Berlino e che utilizza gli account social per promuovere il caso umanitario del fratello detenuto. L'ambasciatore inoltre sembra che su questo menta, sapendo di mentire: Berardi infatti non è in buona salute e le fotografie (le uniche) che abbiamo in nostro possesso lo dimostrano in modo inequivocabile. In carcere ha subito torture ed è stato percosso più volte, ha trascorso la detenzione in isolamento prolungato e subito trattamenti inumani e degradanti, privato persino dell'assistenza medica. A sostenerlo è la Croce Rossa Internazionale e le più importanti organizzazioni umanitarie non governative del mondo, oltre che le testimonianze di chi ha potuto incontrare il detenuto durante le ore più drammatiche della sua detenzione.

Queste informazioni sono contraddittorie e, mi permetta, molto diverse da quelle in mio possesso. Tutta l'Italia ha visto al telegiornale le immagini del corpo del signor Berardi colpito dalle bastonate.
“(Ride) può essere che Berardi si sia colpito da solo per attirare l'attenzione. [...] E' un detenuto un po' particolare, dal carattere italiano: protesta, si ribella ma non è mai stato maltrattato. Mai.”

L'ambasciatore Crisantos Obama Ondo mi da qui un piccolo suggerimento, quello che ha definito un “buon consiglio”: il silenzio stampa. Secondo il diplomatico africano infatti una buona idea è smettere di pubblicare notizie sulla vicenda Berardi e sulla Guinea Equatoriale in generale, in particolare sulla pagina Facebook che porta il nome del detenuto italiano e che è amministrata dal fratello. Mi è stato esplicitamente richiesto di suggerire un profilo basso per aumentare le possibilità che la pena si compia senza alcun ulteriore problema. Ho per questo motivo deciso di non pubblicare questa intervista fino a questo momento, proprio per seguire “il buon consiglio” del diplomatico. Nonostante questo, l'abuso commesso dalla giustizia nguemista, che detiene Berardi oltre i termini di carcerazione, continua.

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