Sondaggi politici, 29 giugno 2015: crolla la fiducia in Matteo Renzi

Matteo Renzi perde metà dell'apprezzamento che aveva all'indomani delle Europee. E nei sondaggi politici si fa raggiungere da Matteo Salvini.

sondaggi politici giugno 2015

I sondaggi politici che monitorano le intenzioni di voto mostrano come il Pd, nonostante le grosse difficoltà, sia ancora nettamente il primo partito e come abbia circa venti punti di distacco dalla Lega Nord, terza forza. Le cose, però, cambiano radicalmente se si va a vedere la fiducia nei confronti dei leader politici monitorata da Nando Pagnoncelli. Un indice molto particolare, che di per sé non racconta molto visto come spesso gli elettori dicano di avere fiducia in un leader salvo poi votare un partito guidato da altri.

Caratteristica che peraltro era la principale forza di Matteo Renzi, che al momento dell'insediamento come primo ministro era al 61%. Percentuale altissima che salì ulteriormente, e inevitabilmente, al 70% dopo il trionfo del Partito Democratico alle elezioni europee. E che oggi, un anno dopo, crolla fino a essere quasi dimezzata: la fiducia nei confronti di Matteo Renzi è oggi, infatti, solo al 36%. Di per sé un numero non troppo preoccupante per chi è al governo da quasi un anno e mezzo, ha preso provvedimenti molto contestati e guida un partito spaccato in due. Ma comunque un brutto segnale per un leader che pensava di avere nella sua capacità di essere "inclusivo" la sua forza principale.

E invece, il 36% di Matteo Renzi significa che il premier non va oltre quello che è il risultato del suo partito (ed è anche probabile che molti di questi punti li conquisti altrove, mentre parecchi degli elettori Pd non gli rinnovino più la fiducia). Soprattutto, Renzi si fa affiancare in questa particolare classifica da Matteo Salvini, che arrivando anche lui al 36% va invece molto oltre il suo partito e, quindi, si dimostra in grado di raccogliere consensi importanti anche da parte di elettori di altre forze (in primis, Forza Italia e Fratelli d'Italia).

Lo stesso Pagnoncelli, sul Corriere della Sera, però, frena gli entusiasmi di Salvini e scrive:

L’impressione è che il leader della Lega abbia raggiunto il livello massimo di consensi e che fatichi ad estenderli. Il suo posizionamento «radicale» gli ha consentito di massimizzare i voti ma, come abbiamo detto più volte, non gli consentirà presumibilmente di posizionarsi come leader di un centrodestra che ha al proprio interno ampie componenti moderate.

Seguono i due leader Beppe Grillo, che risale e arriva a quota 30%, e Giorgia Meloni, alla guida di un partito che vale circa il 4% è però capace di raccogliere il 29% dei consensi personali.

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