Usa, online 2000 email di Hillary Clinton

Il Dipartimento di Stato pubblica 3000 pagine di email di Hillary Clinton quando era a capo della diplomazia americana: inviate email dall'account privato per le comunicazioni di lavoro

Ieri sera il Dipartimento di Stato americano ha pubblicato online il secondo pacchetto di email, circa 3000 pagine (2000 email in totale), con conversazioni tra l'ex segretario di Stato Hillary Clinton, la quale avrebbe utilizzato i suoi account personali per alcune comunicazioni di lavoro.

La notizia è interessante perchè la Clinton avrebbe in questo modo violato alcuni protocolli di sicurezza: gli account istituzionali americani infatti sono monitorati e sotto regole e protocolli molto rigidi, per impedire ad esempio che tali conversazioni contenenti informazioni riservate possano finire in mani sbagliate.

La decisione del Dipartimento di Stato da seguito ad una sentenza del giudice federale Rudolph Contreras, pubblicando per ora solo il 13% del totale delle conversazioni dell'ex capo della diplomazia Usa: dalle email pubblicate emerge inoltre che diversi funzionari dello staff del presidente Barack Obama erano a conoscenza che la Clinton usava un account privato per le comunicazioni di lavoro, violando i regolamenti interni.

Come scrive Politico la maggior parte dei messaggi pubblicati sono in realtà banali conversazioni che lo stesso Dipartimento di Stato aveva richiesto di pubblicare in un'unica tranche nel gennaio 2016.

Il giudice Contreras ha invece chiesto che vengano pubblicate in tre lotti distinti: le e-mail pubblicate ieri hanno generalmente un tono informale e i loro mittenti sono amici e compagni di lavoro che chiedono informazioni sulla salute di Clinton, che nel 2009 fu vittima di una caduta in cui si fratturò un gomito.

Secondo quanto riferisce l'Associated Press, per quanto riguarda temi come la Corea del Nord, una mail dell'11 luglio 2009 fa probabilmente riferimento al rilascio delle giornaliste Laura Ling ed Euna Lee, allora detenute nel Paese. A maggio Clinton aveva già pubblicato altri 300 messaggi riguardanti l'attacco del settembre 2012 al consolato americano di Bengasi, in Libia, in cui vennero uccisi quattro cittadini statunitensi fra cui l'ambasciatore Usa nel Paese Chris Stevens.

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