Iran, nucleare: Accordo in tre fasi entro il 7 luglio?

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L'intesa definitiva sul nucleare tra Iran e paesi del 5+1 (Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania) doveva arrivare entro il 30 giungo. Ma, dopo l'accordo preliminare del 2 aprile, sono sopraggiunti non pochi problemi a rallentare il percorso di perfezionamento della trattativa. E così è slittato tutto.

Oggi, però, è arrivato un segnale positivo, che fa sperare nella ratifica entro il 7 luglio prossimo. Il sito Tasmin news, ripreso anche dai media ufficiali di Teheran, ha riportato fonti iraniane vicine ai negoziatori. Queste hanno rivelato che le parti avrebbero maturato una certa convergenza sul metodo. In sostanza, in tempi molto brevi, si dovrebbe procedere alla concretizzazione dell'accordo in tre fasi ravvicinate tra di loro.

La prima fase prevederebbe la firma dell'Iran e delle altre nazioni in causa. La seconda, "giocando sul fuso orario tra Teheran e gli Usa", disporrebbe la "contemporanea" ratifica dell'intesa da parte del Congresso americano e del Parlamento di Teheran. L'ultima, infine, contemplerebbe una risoluzione delle Nazioni Unite per porre fine alle sanzioni internazionali. Anche qui varrà un criterio di simultaneità: nel momento in cui Teheran annuncerà la data dell'entrata in vigore dell'intesa, il Consiglio ristretto dell'Onu voterà una risoluzione per la revoca dell'embargo.

La seconda fase è la più delicata. Come è noto, il Congresso, che si è riservato il diritto di dire l'ultima parola, è nelle mani dei Repubblicani. Gli esponenti del partito dell'elefantino tengono in forte considerazione l'opinione negativa del governo israeliano sull'intesa e coltivano la tentazione di impedire a Barack Obama di ottenere l'unica vittoria diplomatica in Medio Oriente del suo mandato, ormai in dirittura d'arrivo. Per questo motivo, i parlamentari della Repubblica islamica guardano con grande diffidenza a Washington. E, quasi in risposta rappresentanti statunitensi, hanno dato una prima approvazione ad un disegno di legge che vieta agli ispettori l’ingresso ai siti militari e che vincola la firma dell'accordo all'abrogazione definitiva delle sanzioni.

Le principali controversie sulla ratificano dell'accordo vertono proprio sull'embargo, che il governo di Hassan Rouhani vorrebbe definitivamente cancellato, e sui controlli degli ispettori delle Nazioni Unite, che il 5+1 non vorrebbe solo sugli impianti nucleari ma anche sui siti militari. Cosa, quest'ultima, che viene vista come una violazione di sovranità da parte di Teheran.

Tuttavia, ma per ora sono solo voci, secondo l'agenzia ufficiale iraniana Irna, la questione dei siti militari sarebbe stata lasciata cadere. La motivazione formale di una tale decisione si dovrebbe riconducurre al fatto che l'Aiea (Agenzia internazionale per l'energia atomica) ha competenza di verifica solo sul rispetto del programma nucleare.

Intanto, ieri, il ministro degli esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, appena ritornato a Vienna, ha rilasciato una dichiarazione molto misurata: "Sono qui per ottenere un accordo finale e penso che possiamo raggiungerlo [...] I negoziati sono arrivati a una fase critica. L'unico accordo che la nazione iraniana accetterà è un accordo giusto, equilibrato, che rispetti la grandezza della nazione e i diritti del suo popolo"

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