Spagna: la ley mordaza (legge bavaglio) è in vigore. Repressione su manifestazioni e attivismo online

Dal 1° luglio scattano multe fino a 600mila euro nei confronti di attivisti e manifestanti, online e offline

E' entrata in vigore in Spagna ieri - 1° luglio 2015 - la cosiddetta ley mordaza, la "legge bavaglio" voluta dal governo Rajoy, che contempla numerose misure restrittive in relazione a manifestazioni e non solo.

Negli ultimi anni, durante l'iter della legge ("di sicurezza urbana", è la definizione ufficiale), sono state tantissime le proteste. Diversi aspetti della legge sono stati aspramente criticati, anche da organizzazioni internazionali. Inutili anche i ricorsi al Tribunale Costituzionale portati avanti dai socialisti: la legge è stata approvata con i soli voti del Partito Popolare di Rajoy e con i voti contrari del resto del parlamento.

Con la ley mordaza determinati comportamenti, offline e online, diventano "infrazioni" e possono essere multati direttamente, senza dunque passare da un giudice. Le infrazioni previste sono di tre tipi: leggere, con multa da 100 a 600 euro; gravi, da 601 a 30mila euro; molto gravi, da 30mila a 600mila euro. Il ricorso amministrativo potrà avvenire solo in un secondo momento.

Stretta sulle manifestazioni: non ci si può più riunire all'esterno delle sedi di Camera e Senato, né fuori le sedi dei parlamenti regionali. Si tratterebbe di un'infrazione grave, con multe fino a 30mila euro.

E' vietato fotografare o filmare poliziotti, almeno quando questo possa rappresentare un "pericolo per la sua sicurezza personale o familiare": una definizione fin troppo generica, ma è chiaro che quest'articolo punta a far scomparire video e foto di eventuali abusi o comportamenti scorretti da parte delle forze dell'ordine. Solo i giornalisti potranno registrare immagini senza rischiare di incorrere in multe salate, sempre che dimostrino la valenza informativa dei documenti.

Anche le manifestazioni pacifiche possono portare a centinaia di multe, se i manifestanti decidessero di non sciogliersi dopo un ordine delle autorità di polizia.

Stop alle proteste "stile Greenpeace", con arrampicate su palazzi o monumenti per piazzare striscioni. In questo caso basta che ci sia un generico "rischio di danni a beni o persone" per far scattare l'infrazione.

Inoltre, diverse attività online sono nel mirino della Ley Mordaza: ad esempio basta scrivere su Twitter a proposito di una manifestazione non autorizzata per essere multati (da 30mila a 600mila euro), senza necessariamente essere l'organizzatore. A tal proposito si può immaginare quale poteva essere l'effetto distruttivo di questa legge ai tempi delle acampadas degli indignados, dove Twitter e Facebook erano strumenti importanti per darsi appuntamento.

Il Governo Rajoy starebbe studiando poi una nuova misura, da portare a termine entro la fine del mandato (si voterà a fine 2015): la nascita di un mega-cervellone che raccoglierà informazioni sui cittadini, incrociando dati scaricati dai social network. Si tratta ufficialmente di un'iniziativa anti-terrorismo, ma tanti sono i dubbi sul possibile uso di informazioni di normali cittadini. Il cervellone, come anticipato da El Diario, sarà messo in piedi da Indra o Accenture e analizzerà forum, blog, commenti sui siti di informazione per creare dei profili quanto più completi dei "sospettati".

Già ieri, nel corso delle prime proteste organizzate in tutta la Spagna dopo l'entrata in vigore della legge bavaglio, ci sono state diverse persone fermate dalla polizia: in cinque sono stati identificati a Malaga. Nella gallery in alto invece le foto delle manifestazioni avvenute ieri a Madrid, con protagonisti numerose associazioni e semplici cittadini, oltre che le immancabili Femen.

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