De Bortoli attacca Renzi: "Meschino, clone di Berlusconi e in stato confusionale"

L'ex direttore avrebbe anche definito "grasso" il premier. Lui smentisce su twitter, ma di sostanza politica nel suo intervento ce n'è poca

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Ferruccio De Bortoli, ex direttore del Corriere della Sera, si scaglia nuovamente contro il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Ha scelto di farlo questa volta dalle colonne della storica rivista Linus, che è tornata in edicola con una nuova veste grafica.

Ecco alcuni passaggi dell'invettiva di De Bortoli contro Renzi: "Parla di sé in terza persona. È fantastico. Lui pensa che per governare basti raccontare una bella storia al Paese [...] Il renzismo è un prodotto di sintesi del berlusconismo di sinistra. È la dimostrazione di come il Pd, che ha sempre combattuto Berlusconi, sia stato conquistato da un suo clone. Ultimamente però inizia a battere qualche colpo a vuoto, tanto da sembrare in uno stato quasi confusionale".

Per l'ex direttore del quotidiano di Via Solferino, il Presidente del Consiglio è anche "meschino" per non aver difeso il sindaco di Roma Ignazio Marino, travolto dallo scandalo Mafia Capitale. Per De Bortoli, il chirurgo genovese, sin dall'inizio, era inopportuno per guidare la Capitale. Ma, allo stesso tempo, segnala, "non è buona norma scaricare i propri candidati nel momento in cui non ti servono più".

L'attuale è presidente della casa editrice Longanesi, che affossa anche la riforma elettorale, avrebbe anche detto che Renzi è "il clone grasso di Berlusconi". Lui, però, smentisce quest'ultima notazione su twitter:


Questo è il terzo attacco di fila al premier, dopo l'editoriale sul Corriere della Sera, in cui il giornalista aveva aspramente criticato l'ego ipertrofico di Renzi, e quello sul Corriere del Ticino, dove ha dato la responsabilità della mancata vittoria alle regionali del Pd sempre al rottamatore. Tuttavia, De Bortoli è costretto a concludere che per ora non ci sono alternative per il paese: "siamo costretti a sperare che Renzi resista e impari a governare".

Evidenziamo che, dopo la prima "sfuriata" del giornalista, i lettori più attenti avevano subito compreso che la posta in palio non era tanto quello di stimolare un dibattito sulle scelte del governo in carica. De Brotoli, infatti, aveva attaccato Renzi più su questioni caratteriali e di comportamento, che non sulla politica economica. Molto probabilmente, è lecito pensare, l'ex direttore mal digeriva la sua rimozione dal Corriere che era già nell'aria. Per questo ha reagito, palesando anche qualcosa di più: uno scontro nell'establishment italiano.

Ciò fu segnalato anche dalla presa di posizione di Sergio Marchionne. Il capo del Lingotto, principale azionista del quotidiano di Rcs, decise di difendere Renzi contro "i gufi". Invece, Diego Della Valle, azionista di minoranza del giornale e con mire di espansione, fece proprie le parole De Bortoli. Ricordiamo, a tale riguardo, che l'ad. di Tod's, dopo un primo periodo di apprezzamento, ha incominciato una lunga battaglia contro Renzi e Marchionne. Battaglia che ancora prosegue, visto che ieri ha dichiarato: "Questa esperienza governativa è arrivata alla fine, Mattarella ne prenda atto".

Insomma, l'articolo di De Bortoli non sembra presupporre tanto un sano esercizio di critica, piuttosto si inserisce in uno scontro di potere ai vertici. Uno scontro fatto di tante parole vuote da parte di tutti, condite sempre con un pizzico di volgarità.

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