Raffaele Cantone, corruzione: "Ancora molte criticità. E la Severino va rivista"

Presentata oggi in Parlamento la relazione del presidente dell'Autorità Anticorruzione

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Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità Anticorruzione, ha presentato oggi in Parlamento la sua relazione annuale. In sintesi, il documento non trascura una certa ricettività da parte delle istituzioni sui fenomeni corruttivi nel nostro paese, ma ribadisce che c'è ancora moltissimo lavoro da fare.

Senza troppi giri di parole, Cantone evidenzia che la corruzione è "un vero e proprio tumore sociale" e che per colpirlo in maniera efficace "occorre una burocrazia meno invasiva e più efficiente, una politica onesta, autorevole e credibile, un'impresa, che così come ha fatto nella lotta alle mafie, scelga di stare dalla parte giusta".

Oggetto dello studio sono state oltre 1300 amministrazioni. Di queste più del 90% ha adottato un piano anticorruzione, ma le procedure risultano essere insufficienti e inefficaci. A tale riguardo, il magistrato napoletano ha detto: "Emergono varie criticità, come la sostanziale assenza di un'analisi del contesto esterno in cui opera l'amministrazione (in oltre l'80% dei casi), la scarsa mappatura dei processi interni (puntuale solo nel 10% dei casi)".

Poi arriva un nuovo affondo alla legge Severino. Le sue perplessità sul dispositivo, che già in passato gli erano costate non poche critiche e l'accusa di voler favorire il Presidente della Regione Campania, Vincenzo De Luca, sono state così condensate: "A meno di 3 anni dall'entrata in vigore della legge 190 si riscontrano problematiche e dubbi applicativi. La legge Severino e le norme attuative sono strumenti centrali di prevenzione, ma servono interventi legislativi per consentire una loro reale efficacia ed utilità".

Cantone ha anche elencato le misure più urgenti da intraprendere. Tra queste c'è la legge delega per riscrivere il codice degli appalti, "che recepisce le ultime direttive comunitarie foriere di una nuova politica degli appalti, e scommette moltissimo sull'Autorità a cui attribuisce poteri di regolazione e di controllo molto significativi, tanto da essere indicata come il futuro arbitro del sistema".

In conclusione, il magistrato ha fatto capire che affrontare la corruzione serve un'azione su più livelli: "una repressione che funzioni, una prevenzione capace di inserire nel sistema gli anticorpi e un cambiamento culturale che comporti una maggiore consapevolezza dei cittadini"

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