Pentagono: "Rischi di guerra con Russia e Cina in aumento". Mosca: "Usa aggressivi e provocatori"

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Il Dipartimento della Difesa statunitense traccia la sua strategia globale. A quattro anni dall'ultima pubblicazione del "libro bianco", quando con la Russia i rapporti non erano così tesi e Barack Obama si era da poco reinsediato alla Casa Bianca, lo scenario internazionale era molto diverso. Oggi, si evince dal documento, gli Usa si sentono molto più minacciati, e non escludono di adottare misure "più decise" in tal senso.

E' toccato al generale Martin Depsey, capo degli stati maggiori riuniti (l'ufficiale di piu' alto grado nelle forze armate degli Stati Uniti), presentare il nuovo rapporto. Quest'ultimo ha subito ammonito che è presente "una bassa ma crescente probabilità che gli Stati Uniti possano combattere una guerra con una maggiore potenza con conseguenze immense".

Chi siano queste potenze viene chiarito subito dopo. In primo luogo la Russia, che "ha ripetutamente dimostrato che non rispetta la sovranità dei suoi vicini (Ucraina) e la sua volontà di ricorrere all'uso della forze pur di raggiungere i suoi obiettivi". Dal testo, si legge anche che le iniziative di Mosca "stanno minacciando direttamente o per procura la sicurezza regionale". Il riferimento qui non è solo al mancato rispetto degli accordi di Minsk, che Washington attribuisce tutto a Vladimir Putin, e per nulla al governo di Kiev, ma anche all'atteggiamento provocatorio e aggressivo tenuto dal "piccolo Zar" in tutta l'area scandinava.

La replica del Cremlino non si è fatta attendere. Dmitry Peskov, portavoce di Putin, ha rispedito le accuse al mittente, affermando che le valutazioni del Pentagono sono prive di oggettività e che la strategia militare americana è "agressiva e provocatoria" .

Velatamente, Depsey e i suoi colleghi, alla viglia delle primarie per le elezioni Usa 2016, hanno chiesto maggiori investimenti nel settore tecnologico-militare. A loro avviso, gli Stati Uniti hanno perso il primato di un tempo: "Quando si applicano a sistemi militari, questa diffusione di tecnologia va a sfidare il vantaggio competitivo a lungo detenuto dagli Usa in settori come l'allarme rapido".

Non mancano, poi, le critiche alla Repubblica Popolare Cinese, e il conseguente supporto alle ragioni del Giappone di Shinzo Abe. Per il Pentagono: "le attività della Cina stanno alimentando la tensione nella regione Asia-Pacifico". Tale valutazione è in relazione alla costruzione di isole artificiali a migliaia di km dalla propria costa, allo scopo di rivendicare la territorialità dell'80% del Mar Cinese Meridionale. Tutto ciò in contrasto non solo degli interessi nipponici, ,ma anche di Filippine e Vietnam.

Per quanto concerne l'Iran, invece, non c'è nessuna revisione rispetto al 2009: la Repubblica islamica, insieme alla Corea del Nord, alla Russia e alla Cina, rimane nella lista delle nazioni che rappresentano "gravi preoccupazioni di sicurezza". Presa di posizione, questa, che farà molto discutere, proprio mentre il negoziato sul nucleare a Vienna procede a rilento e il Congresso si è riservato il diritto di ratificare un eventuale accordo tra Teheran e paesi del 5+1.

Infine, nel documento è incluso anche un passaggio sull'Isis e altre organizzazioni terroristiche. Queste saranno fronteggiate in "conflitti che esploderanno più rapidamente, dureranno più a lungo e avranno luogo su un campo di battaglia molto più tecnicamente difficile".

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