Giappone: Pacifisti in piazza contro patto militare con gli Usa e nucleare

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In Giappone, pacifisti e no nuke sono tornati a protestare contro la visione militarista del governo presieduto da Shinzo Abe. In migliaia, venerdì, tra attivisti e normali cittadini, si sono riuniti per dire no alla riattivazione della prima centrale a Sen­dai (Kyu­shu, Giap­pone sud-occidentale), dopo l'incidente di Fuku­shima di quattro anni fa, e alle nuove linee guida dell'accordo di sicurezza e cooperazione stipulato con Washington.

La manifestazione, poi, si è sviluppata nel corso della giornata ed è continuata in serata con gli studenti del gruppo Sealds (Stu­dents Emer­gency Action for Libe­ral Democracy). Un collettivo di circa duecento studenti formatosi all'università di Tokyo, provenienti dalle zone più colpite dalle politiche dell'esecutivo ultra-nazionalista e filo-Usa di Abe. Stiamo parlando del nord-est, colpito dal disastro nucleare, e di città come Oki­nawa, dove è attualmente in corso una protesta contro le basi militare americane.

Quella di ieri, come riporta il quotidiano Il Manifesto, è la seconda manifestazione convocata in pochi giorni. Domenica il dissenso ha avuto modo di esprimersi a Shi­buya, sempre a Tokyo, e ha portato anche molti politici di opposizione sul palco, tra cui l’ex primo ministro Naoto Kan.

Il movimento nipponico pacifista ha subito un aumento di adesioni dopo l'uccisione del contractor Haruna Yukawa e del reporter Kenji Goto, catturati in Siria dall'Isis. Secondo l'opposizione, Abe ha provato a sfruttare l'evento luttuoso per giustificare le sua idea di un Giappone alleato "attivo" degli Usa, che può sognare un rinnovato protagonismo nell'area est-asiatica. E che tale atteggiamento abbia la benedizione del Pentagono, in chiave anti-cinese, è stato chiarissimo l'altro giorno, quando il Dipartimento della Difesa ha fatto uscire il suo libro bianco. Nel testo, presentato dal generale Martin Depsey, si fa infatti riferimento alla questione delle contese isole di Senkaku e più in generale all'atteggiamento di Pechino sull'espansionismo territoriale nel Mar Cinese.

La nuova strategia di Abe si era già palesata un anno fa, quando annunciò la modifica della Costituzione pacifista del 1947. Tale opzione implica che il Giappone, a differenza che in passato, potrà compiere azioni militari anche non in presenza di una minaccia diretta. Cosa, questa, che ha acceso numerose polemiche, ma che non ha impedito al premier di rivincere le elezioni.

Infine, sul nucleare, Abe continua ad avere un comportamento spavaldo. Da un lato si è detto pronto a riaprire 48 reattori nucleari, ma dall'altro non riesce ancora a fornire dei tempi precisi per lo smantellamento di Fukushima numero 1. A tale riguardo, segnaliamo che la Tokyo Electric Power Company (Tepco), società addetta ai lavori di bonifica nella centrale, non riesce a trovare nuovo personale perché la paura di esposizione alle radiazioni è molto diffusa.

Al di là della determinazione dimostrata finora e dei consensi crescenti ottenuti, è difficile dire quanto riuscirà a radicarsi il movimento pacifista in futuro. Mettere in crisi Abe non è cosa facile, il senso di rivalsa nazionale e gli interessi geopolitici che ruotano intorno al suo esecutivo sono molto forti. Tuttavia, è innegabile che un ciclo di proteste così importante non si vedeva nel paese del Sol Levante dagli anni '60.

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