Dopo il referendum in Grecia: cosa succede adesso? Le conseguenze e gli scenari

Le conseguenze e gli scenari dopo lo storico 'no' nel referendum in Grecia. L'uscita di Atene dalla moneta unica è solo l'extrema ratio.

Varoufakis l'aveva detto fin dall'inizio: "Non è un referendum sull'uscita o meno della Grecia dall'euro". Nonostante l'importante precisazione, si era cercato fin dall'inizio di dare a questo voto una lettura "euro vs. dracma", come fatto anche dal nostro primo ministro Matteo Renzi. Ma che si trattasse di una lettura, diciamo così, propagandistica e che invece la precisazione di Varoufakis fosse corretta è ancora più evidente oggi, dopo la schiacciante vittoria del 'no'.

In effetti: la Grecia è ancora parte dell'euro. E non per questioni tecniche, ma perché quel referendum intendeva decidere se rifiutare o meno l'ultimatum giunto dall'Eurogruppo il 25 giugno. Ovvero, se la Grecia avrebbe dovuto accettare o meno le misure richieste dalla Troika per continuare a finanziare il paese.

Certo, decidere di una cosa così delicata attraverso un referendum è stata una mossa forte, da molti criticata, e soprattutto sicuramente non gradita dalle cancellerie europee. Che dopo uno schiaffo del genere potrebbero anche decidere di rifiutare ogni ulteriore aiuto alla Grecia e lasciarla al suo destino. A quel punto, il ritorno alla dracma sarebbe inevitabile, per la semplice ragione che Atene non avrebbe alternativa a battere una moneta propria, non avendo più euro nelle casse.

Ma questa è solo l'extrema ratio: la cosa più probabile, di cui si discuterà nel vertice europeo di domani e di cui hanno già parlato nel loro incontro privato Merkel e Hollande, è che in qualche modo si decida di sedersi di nuovo al tavolo con la Grecia. Tanto più che Tsipras, proprio per andare incontro ai creditori, ha fatto sì che lo "scomodo" Varoufakis non fosse più parte del gioco.

Di conseguenza, se le trattative ripartiranno, l'Europa si troverà a trattare con uno Tsipras rafforzato dal risultato del referendum, che ha rispedito al mittente quello che secondo molti era il tentativo della Troika di arrivare alle dimissioni per logoramento, via trattative estenuanti, dando il lancio a un governo di unità nazionale prono agli interessi di Bce, Fmi & co. Uno Tsipras che riparte da una posizione di forza e che adesso ha la possibilità di chiedere davvero, come da lettera di Varoufakis, la ristrutturazione del debito e meno austerità.

Il cerino, insomma, passa nelle mani dell'Europa: che se non va incontro alla Grecia in tempi brevi potrebbe davvero trovarsi di fronte al temuto Grexit. Da una parte, i falchi del rigore sono pronti ad affrontare le conseguenze sui mercati e sulla zona Euro (il famoso "rischio contagio") dell'uscita di un paese membro, per evitare un pessimo precedente che andrebbe poi inevitabilmente a influenzare tutte le situazioni di questo tipo che si andranno a creare nel futuro; dall'altra, i paesi guidati dalla Francia temono anche le conseguenze politiche di un'uscita di Atene: per farla breve, ulteriore rafforzamento dei partiti populisti anti-euro e richieste di referendum a pioggia.

Grecia no austerità

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