USA 2016: Joe Biden pronto a candidarsi?

Aumentano le voci di una possibile candidatura dell'ultimo minuto del vicepresidente in carica

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Da alcune settimane negli Usa si fa un gran parlare della possibile candidatura di Joe Biden alle primarie democratiche: già di per sé il fatto è degno di nota, perché negli scorsi mesi il vicepresidente aveva ammesso di accarezzare l'idea di provare per la terza volta a conquistare la nomination alle presidenziali, ma poi la cosa era caduta nel silenzio, per vari motivi (non ultimo, la candidatura di Hillary Clinton).

Ora però, nel giro di pochi giorni, sui media che contano alcuni personaggi che contano hanno dato il via a un'escalation per convincere o facilitare la candidatura di Biden, visto che i tempi per avviare la campagna elettorale si stanno ormai esaurendo, ed è difficile che una candidatura avviata dopo l'estate possa avere buone chances.

Ha cominciato il Wall Street Journal, con un articolo che da un lato spiegava che c'erano motivi per credere a una discesa in campo, e dall'altro spiegava perché sarebbe stata una buona idea. Ha proseguito la CNN, con un pezzo che spiega per filo e per segno perché Biden dovrebbe candidarsi, infine ci ha pensato un importante "fundraiser" di Obama (ha raccolto 1 milione di dollari per le campagne del presidente) a spingere Biden alla candidatura, entrando a far parte del comitato Biden 2016.


E proprio il comitato Draft Biden, lanciato lo scorso febbraio, sta intensificando i suoi sforzi in diversi stati americani, proprio quando ci si sarebbe aspettati che mollassero tutto in mancanza di un annuncio. Annuncio che probabilmente sarebbe arrivato già lo scorso mese se, il 30 maggio, non fosse morto Beau Biden, il figlio maggiore di Joe a causa di un tumore al cervello. La morte del figlio ha imposto al vicepresidente e alla sua famiglia una pausa, ma fonti vicine a Biden dicono che il lutto non influirà sulla sua decisione. E non è da poco il fatto che Beau fosse a favore della candidatura, così come il figlio minore Hunter.

I sondaggi potrebbero essere la principale preoccupazione di Biden, e la motivazione per non correre. Al momento Hillary Clinton viene data oltre il 50% nei poll nazionali, ma è anche vero che, nei singoli stati, è impressionante la crescita di un candidato come Bernie Sanders, che non ha chance di vittoria ma che sta superando il 30%, segno che una buona parte dei democratici è insoddisfatta dell'ex First Lady. Il potenziale per una candidatura Biden quindi c'è, e il vicepresidente è dato da alcuni sondaggi poco sotto il 20%, che non è poco se consideriamo che non ha annunciato ufficialmente la candidatura. D'altro canto i democratici sono convinti che una discesa in campo di Biden sarebbe una buona notizia anche per Hillary, che così non sarebbe la candidata "anziana" (Biden ha 72 anni), né la candidata per un "terzo mandato di Obama".

Da non sottovalutare che Biden ha un curriculum di grande appeal per i liberali (ad esempio si è detto a favore dei matrimoni gay molto prima della Clinton) ma al tempo stesso è molto apprezzato dai moderati perché nei suoi anni a Washington ha dimostrato di saper dialogare e "get the things done". Inoltre è un grande oratore, abilissimo nei dibattiti, nonostante la propensione alle gaffe (nel 2008 disse che Obama "parlava molto bene per essere un nero", e nel 2012, davanti a una folla di afroamericani, disse che se fosse dipeso da Romney sarebbero stati ancora schiavi).

Biden ha già tentato due volte la corsa alla Casa Bianca. Nel 1988, da giovane senatore, si candidò alle primarie con ottime chance di vittoria, ma si dovette ritirare per un peccato veniale, non aver detto che un suo discorso riprendeva delle frasi del laburista inglese Neil Kinnock. Nel 2008 si ritirò dopo i primi caucus, ma poi fu scelto da Obama come vicepresidente.

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