La giunta Emiliano in Puglia e lo scontro con Beppe Grillo

Il rifiuto dei tre eletti grillini a diventare assessori, le gaffe del neogovernatore e le richieste del M5S.

La nomina (rifiutata) di tre assessori del Movimento 5 Stelle nella giunta regionale della Puglia guidata da Michele Emiliano ha provocato uno scontro tra il neogovernatore e Beppe Grillo. Tutto nasce per via delle modalità con cui Emiliano ha proceduto a nominare gli assessori grillini, senza cioè chiedere prima loro cosa ne pensassero: “Ci chiediamo come si possa immaginare un tale atto: la nomina senza consultazione degli interessati ad assessori”.

La nomina, ovviamente, non comporta nessuna conseguenza; e infatti i tre grillini hanno potuto semplicemente rifiutare. Un rifiuto che, però, non è andato giù a molti, che hanno visto in questo comportamento un'ennesima dimostrazione della mancata volontà del M5S di contribuire davvero a cambiare le cose, preferendo invece restare all'opposizione senza assumersi responsabilità. Diversa la lettura di Beppe Grillo: "Emiliano ha totalmente dimenticato il principio basilare della democrazia per cui dal risultato elettorale nascono una maggioranza ed un’opposizione”.

Detto questo, il M5S si dice disponibile a valutare e appoggiare le proposte di Emiliano che si trovano nel programma e con le quali ci può essere un accordo e anche ad accettare incarichi non politici, ma di garanzia, come la presidenza del Consiglio regionale o quella delle commissioni Ambiente e Bilancio.

Da canto suo, Emiliano aveva detto fin dall'inizio che aveva intenzione di coinvolgere nel lavoro alcuni esponenti del M5S, in modo da poter sfruttare nel modo più utile per la regione le loro energie e competenze. Nello spiegare però come si è arrivati allo scontro, peggiora ulteriormente le cose: "Con il gesto di offrire degli assessorati al MoVimento 5 Stelle in realtà ho chiesto aiuto al movimento di Grillo per risolvere un problema di parità di generi, anche se naturalmente sono interessato anche alla qualità degli esponenti M5S”.

Messa così, sembra quasi che le tre elette del M5S fossero state coinvolte al solo scopo di inserire una quota rosa; il che sottende anche che nei partiti che hanno appoggiato la corsa di Emiliano non ci fossero donne capaci. Una brutta gaffe, insomma. Da qui ad arrivare alle minacce di diffida, però, forse il passo è troppo lungo: “Ho sentito di voci relative ad una diffida nei miei confronti, come se il mio fosse un gesto di stalking politico, ma naturalmente non era questa la mia intenzione”.

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