Caso Azzollini, Renzi: "Il Parlamento non è il passacarte della magistratura"

31 luglio 2015 -Il Presidente del Consiglio, Matteo Renzi, ha difeso oggi il voto del Senato che mercoledì ha respinto, grazie ai voti di buona parte del Pd, la richiesta di arresto ai domiciliari del senatore Ncd Antonio Azzolini: “Il Parlamento della Repubblica non è un passacarte della procura di Trani” è stata la frase più “forte” pronunciata dal premier che ha poi aggiunto che “rispettare la magistratura è rispettare le competenze dei giudici e anche degli altri”.

Azzolini è indagato dalla procura di Trani in seguito alla bancarotta fraudolenta della casa di cura Divina Provvidenza di Bisceglie.

Renzi ha poi chiamato in causa Luigi Zanda:

Il capogruppo Pd ha visto le carte su Azzollini: si è convinto che sia una vicenda molto complicata su cui il fumus persecutionis potrebbe esserci e ha lasciato libertà di coscienza. Io non so dire come avrei votato perché non ho letto le carte. Ma considero il voto un segno di maturità, credo alla buona fede e all'intelligenza dei senatori Pd.

La minoranza Pd la pensa in tutt’altro modo e intravede nel voto su Azzolini e nell’avvicinamento dei 10 senatori (sotto l’Ala) di Verdini una decisa sterzata a destra di un partito nominalmente di centrosinistra.

13.30 - Subito dopo il risultato della votazione che gli ha evitato l’arresto, Antonio Azzollini ha risposto brevemente alle domande dei cronisti, dicendosi - e non poteva essere altrimenti - soddisfatto di come siano andate le cose:

Non avevo nessuna convinzione, avevo fiducia nelle mie argomentazioni. Penso che sia stata determinante la conoscenza degli atti.

29 luglio 2015 - Niente arresto per il senatore di Ncd Antonio Azzollini. Questa mattina l’Assemblea dei senatori si è pronunciata sulla proposta Giunta per le Immunità di Palazzo Madama di dire sì agli arresti domiciliari per Azzollini, indagato dalla Procura di Trani per bancarotta fraudolenta e associazione a delinquere nell'ambito dell'inchiesta sul crac della casa di cura Divina Provvidenza.

La questione è stata messa al voto, rigorosamente segreto, e la maggioranza dei senatori ha deciso di respingere la richiesta di arresto. A dire no sono stati 189 senatori, contro i 96 voti favorevoli e i 17 che hanno preferito astenersi dalla votazione.

Caso Azzollini: la Giunta vota sulla richiesta d'arresto

Questa sera alle ore 20 la Giunta per le elezioni e le immunità parlamentari voterà sulla richiesta d'arresto per il Senatore Antonio Azzollini. Il rappresentante del Nuovo Centro Destra è accusato dalla Procura di Trani di associazione per delinquere a fini corruttivi e di concorso in bancarotta fraudolenta nell'inchiesta sul crac della casa di cura Divina Provvidenza. Ieri Dario Stefano (Sel), Presidente della Giunta, si è espresso favorevolmente all'arresto con la sua relazione e per questo motivo oggi sono chiamati a votare i 23 membri della Giunta.

Azzollini, che si dichiara estraneo alle accuse fin dal primo momento, ha reagito alla notizia rassegnando le sue dimissioni dalla carica di Presidente della Commissione Bilancio di Palazzo Madama. Il Pd ha già annunciato che si esprimerà a favore dell'arresto e, considerando anche i voti del M5S che da tempo chiede di votare, l'esito appare già scontato. All'eventuale voto favorevole della Giunta seguirà comunque il voto del Senato, al quale spetta l'onere di prendere la decisione definitiva.

È già la seconda volta che la Giunta è chiamata ad esprimersi su Azzollini. Nel dicembre 2014 infatti la Giunta negò l'autorizzazione all'uso delle intercettazioni dello stesso Azzollini nell'inchiesta sul Porto di Molfetta, sempre condotta dalla Procura di Trapani. In quella circostanza Partito Democratico, Lega Nord e Nuovo Centro Destra espressero parere negativo, ravvisando nella richiesta del Tribunale il cosiddetto fumus persecutionis, ovvero l'intenzione di nuocere ad una persona non dettata dall'applicazione della legge.

Questo uno stralcio della lettera scritta da Azzollini al Presidente del Senato con la quale ha rassegnato le sue dimissioni dalla carica di Presidente della Commissione Bilancio:

"La commissione che ho l'onore di presiedere ha bisogno di decisioni che richiedono dedizione assoluta e tempo pieno... Ci sono momenti in cui un uomo delle istituzioni deve compiere scelte difficili ma anche necessarie... La piena convinzione della totale infondatezza dei fatti giudiziari che mi riguardano non mi esime comunque dal mantenere un profilo dedito esclusivamente alla salvaguardia del ruolo istituzionale da me ricoperto".

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