Oggi il ventennale del massacro di Srebrenica. Lancio di pietre e bottiglie contro Vucic

Vent'anni fa il massacro di più di 8mila musulmani bosniaci.

14:42 - Il Premier serbo Aleksandar Vučić ha lasciato il mausoleo di Potočari dove sopì sepolte le vittime della strage di Srebrenica, durante la celebrazione del ventennale, a causa del lancio di sassi e bottiglie verso di lui da parte di alcuni partecipanti alla cerimonia commemorativa.

Vučić, prima di presentarsi al mausoleo, ha diffuso una lettera aperta in cui ha scritto parole di condanna dell'eccidio del 1995, poi, arrivato sul luogo della commemorazione, ha deposto un fiore davanti al memoriale, ma dalla folla si è levato il grido "Allah akbar" ("Dio è grande") ed è partito il lancio i pietro e bottiglie di vetro, per cui il Premier si è dovuto allontanare circondato dalle guardie del corpo.

11:41 - Al Memoriale di Potočari, in Bosnia, sono decine di migliaia le persone arrivate per commemorare le 8.372 vittime (cifra ufficiale, ma non definitiva) del massacro di Srebrenica di venti anni fa. Un interminabile corteo di auto e pullman cui si sono aggiunti i 9mila partecipanti alla marcia della pace. In totale sono attese circa 50mila persone provenienti da diversi Paesi.
A Potočari sono sepolte 6.241 vittime, negli ultimi 12 mesi ne sono state identificate altre 136 e si è proceduto alla tumulazione proprio in questi giorni.

Intanto il Presidente della Repubblica italiana Sergio Mattarella ha rilasciato una nota ufficiale in cui dice:

"Il genocidio di Srebrenica è la tragedia umana più grave che si è consumata in terra europea dopo la fine della seconda guerra mondiale. Fu una sconfitta dell'umanità, il cui peso morale e politico grava ancora sulla comunità internazionale per l'incapacità di prevenire i conflitti che dilaniarono la Jugoslavia, con le tremende atrocità che li caratterizzarono, e di attuare strategie in grado almeno di arrestarli e di salvare vite umane. Oggi, a vent'anni da quell'immane tragedia, avvertiamo il dovere di coltivare la memoria e interrogare la nostra coscienza affinché mai eventi simili abbiano a ripetersi. È necessario continuare a perseguire i responsabili di violenze così atroci, evitando al tempo stesso che il disonore e l'infamia sia fatta ricadere su interi popoli.
Solo se vi sarà giustizia sarà possibile lenire almeno in parte l'enorme sofferenza delle madri e di tutti coloro che hanno perso familiari e amici. Solo in nome della giustizia sarà possibile, per la Bosnia-Erzegovina, completare un percorso di autentica riconciliazione nazionale e quindi di pace, sicurezza, convivenza tra le diversità etniche e religiose.
È questa una sfida decisiva della nostra epoca, a cui l'Europa intera è chiamata. Da come riusciremo a far convivere nel nostro Continente le culture e le religioni diverse - assicurando la libertà delle persone e delle comunità - dipenderà la pace mondiale e il ruolo attivo dell'Europa nel mondo.
Muovendo dai momenti più tragici della sua storia, la Bosnia Erzegovina è chiamata oggi, con l'intera regione dei Balcani, a guardare avanti, al suo futuro. Un futuro che potrà trovare nell'integrazione europea il suo approdo, per una pacificazione definitiva.
Nel cammino lungo la strada intrapresa, la Bosnia Erzegovina potrà sempre contare sull'amicizia e il sostegno politico dell'Italia, come già avvenuto concretamente in passato.
Il nostro auspicio è che tutta l'Europa sappia assumersi oggi questa responsabilità storica: lo dobbiamo, in nome di tutte le vittime di quelle guerre, ai giovani e ai popoli balcanici"

Anche il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, a modo suo, ha ricordato il ventennale del massacro di Srebrenica

Ho molti ricordi del luglio del '95: la vittoria di Sampras su Becker a Wimbledon in 4 set, Indurain che stava per...

Posted by Matteo Renzi on Sabato 11 luglio 2015

Sabato 11 luglio 2015 - Alla cerimonia commemorativa del 20° anniversario del genocidio di Srebrenica che si svolge oggi parteciperà, per l'Italia, il Presidente della Camera Laura Boldrini. Sarà presente per l'Unione Europea Federica Mogherini, Alto rappresentante dell'Ue per gli affari esteri e la politica di sicurezza ed ex ministro degli Esteri italiano.

Che cosa è successo a Srebrenica nel 1995


Venerdì 10 luglio 2015 - Domani, 11 luglio 2015, ricorre il ventesimo anniversario del massacro di Srebrenica. Ricordiamo che la strage del '95 produsse lo sterminio di 8mila bosniaci musulmani (tra cui donne e bambini). La città era stata occupata nel conflitto bosniaco da 20 mila profughi, perché si trovava sotto la protezione dei caschi blu olandesi dell'Onu. Proprio per questo motivo i profughi confidavano nel fatto che non sarebbero stati attaccati, e invece le milizie paramilitari del generale Ratko Mladic non incontrarono alcun ostacolo a mettere da parte i soldati delle Nazioni Unite e a portare a termine il loro progetto di pulizia etnica.

Domani sarà lutto nazionale in Bosnia-Erzegovina, a deciderlo all'unanimità è stato il governo federale a Sarajevo, su proposta del premier Denis Zvizdi. Molte saranno le personalità internazionali presenti alle commemorazioni, tra cui l'ex presidente americano Bill Clinton, che guiderà la delegazione statunitense. Con lui ci sarà l'segretario di Stato, Madeleine Albright. Per l'Italia è prevista la partecipazione del Presidente della Camera, Laura Boldrini.

È con tristezza che siamo costretti a segnalare che ci sono già tutte le premesse per un ventennale all'insegna delle polemiche. Dopo anni di dialogo solo formale tra Bosnia e Serbia, privo di una reale collaborazione e di scambio di informazioni su quanto accaduto nel luglio '95, sono ritornate a crescere le tensioni. Già nel giugno scorso, con tempismo perfetto sull'incipiente anniversario, è scoppiato il caso Naser Orić, che ha fatto addirittura saltare la visita ufficiale del presidente serbo a Sarajevo.

Orić, ex comandante militare di Srebrenica, è stato arrestato lo scorso 10 giugno a Berna, perché colpito da un mandato di cattura internazionale emesso dalla Interpol di Belgrado. È accusato, insieme ad altri quattro comandanti, di aver ucciso il 12 luglio del 1992 nove civili serbi nei villaggi di Zalazje e Donji Potocari.

Il 5 luglio, poi, è arrivata l'inchiesta del giornale inglese Observer, che, visionando alcuni documenti declassificati, ha ribadito le gravissime responsabilità di Stati Uniti, Francia, Gran Bretagna e delle Nazioni Unite nel massacro. In nome della Realpolitik, che si concretizzò con gli accordi di Dayton, è emerso che le forze Onu fornirono 30 mila litri di benzina ai serbi per trasportare le vittime musulmane e ricoprirle di terra con dei bulldozer nelle fosse comuni. Fatto, questo, che non poteva non scatenare l'indignazione dei bosniaci, che domani hanno scelto di presentarsi alle commemorazioni con una latta di benzina in mano.

L'8 luglio si è consumata una nuova polemica. La Russia ha posto il veto sulla bozza di risoluzione al Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite che condannava definitivamente il massacro come "genocidio". Su mandato di Valdimir Putin, l'ambasciatore, Vitaly Churkin, ha definito la bozza "non costruttiva, aggressiva e politicamente motivata". E il presidente serbo Tomislav Nikolic ha prontamente apprezzato. In un comunicato ha parlato di "un grande giorno per la Serbia". Ed ha aggiunto "Oggi bisognava punire i serbi per il fatto che non si sono piegati a ricatti e ultimatum, che hanno resistito alle pressioni sull'imposizione di sanzioni alla Russia e che rispettano senza compromesso alcuno la verità e la giustizia".

Eppure, al di là di quel che è accaduto in sede Onu, pare ormai esserci coscienza diffusa del fatto che si trattò di genocidio. Inoltre, tale definizione è già stata inserita, nel 2004, in una sentenza del Tribunale penale internazionale (anche se Mladic non è ancora stato condannato). Tuttavia, l'ente che ha sede in Olanda, uno dei paesi con maggiori responsabilità nel massacro, non ha pronunciato la parola genocidio in occasione della riconferma all'ergastolo per Vojadin Popovic e Ljubisa Beara, rispettivamente tenente colonnello e colonnello dei Drina Corps. Nel gennaio scorso, tale decisione fu contestata anche dalla presidentessa dell'associazione Madri di Srebrenica.

In conclusione, ravvisiamo che domani a Belgrado sono state vietate tutte le manifestazioni in ricordo del genocidio. Oggi la polizia ha disposto che non sarà accordato il permesso a nessun corteo, il più imponente dei quali era stato organizzato da una quarantina di organizzazioni non governative.

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