Varoufakis e i media

Non si vuole certo fare, qui, un panegirico di Yanis Varoufakis. Non ne ha bisogno, e lo ha ampiamente dimostrato, sapendosi difendere da sé e rassegnando le dimissioni dopo una vittoria, per favorire un accordo politico.

Quel che si vuol fare è ricordare che, fin da quando è diventato Ministro, il giornalismo (nostrano e non) si è macchiato di una colpa molto grave. Lo ha trasformato in un personaggio da baraccone. Parliamo della sua Modest Proposal sull'Unione Europea? No, parliamo della sua moto. Analizziamo la strutturazione dei Fondi salvastati che delineava già prima di diventare ministro? No, raccontiamo che piace tanto alle donne. Entriamo nei dettagli della sua visione economica? No, scriviamo che "ha fatto il dito medio alla Germania" (*). Parliamo dei motivi ideologici per cui è inviso all'Eurogruppo? Percarità, poi bisognerebbe spiegare a tutti che l'economia è fatta di teorie e va a finire che non credono più alla religione dell'austerità e dei mercati: meglio raccontare che è antipatico e lo ritengono un dilettante arrogante.

È così che è andata, dal primo all'ultimo giorno da Ministro di Yanis Varoufakis. E persino oggi, che ministro non è più, che ha liberato il campo dalla sua presenza ingombrante – chi dice di no? Lo era – si trova il modo di dargli addosso.

Già, perché dopo aver letto la proposta inviata dalla Grecia all'Eurogruppo (figurarsi se non l'aveva già letta prima, suvvia, e parzialmente anche ispirata), ha dato il suo pieno appoggio al successore, poi ha precisato che non sarebbe stato in aula stasera al momento del voto per questioni familiari, per evitare fraintendimenti.

Non è bastato. È stato paparazzato – sì, signore e signori, pa-pa-raz-za-to – mentre si imbarcava. E si è insinuato che andasse a farsi una vacanza mentre in Parlamento greco imperversava il dramma. Per una rottura interna a Syriza o per chissà cos'altro.

Ebbene, Yanis Varoufakis, che è greco naturalizzato Australiano, andava a passare un fine settimana con sua figlia prima che la medesima tornasse in Australia. Lo ha anche dovuto specificare lui stesso su Twitter.

Siamo a questo. Questa è la profondità d'analisi che si sa produrre sulla crisi greca. Questo è gossip, né più né meno. Dei più beceri. Almeno il gossip, quello vero, riguarda argomenti leggeri. La sensazione, in questo caso, è che si sia voluto a tutti i costi fare un ritratto "pop" del personaggio ignorando le sue proposte e le sue idee. È stato fatto volutamente? È stato fatto scientemente? O perché è questo il livello del giornalismo a cui dobbiamo abituarci? Personalmente non so rispondere. Di certo ha fatto molto comodo alla narrazione tossica di massa. Così come fa comodo far credere che i greci non avessero una proposta; che la proposta di ieri fosse identica a quella bocciata dal referendum (delegittimazione progressiva dell'avversario); che i greci siano fannulloni e che si meritino un destino di sofferenza. E che l'Europa buona e misericordiosa arriverà a cavallo del cavallo bianco con il mantello blu e le stelle gialle trapuntate, e monderà tutti i peccati del popolo greco, aiutandolo a guarire e migliorandolo. Amen.

Buon fine settimana con la famiglia a Yanis Varoufakis. Penso che se lo meriti.

(*) Si tratta, volutamente, di una semplificazione (quasi e volutamente errata). Sul tema ho scritto in maniera più che dettagliata.

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