ESTATE 2015: La Grecia si batteva anche per l'Italia. E l'Italia era in coda da Grom

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Un blogger accaldato ha deciso, una volta tanto, di fregarsene della Seo e di lasciarsi andare al paradosso: un'invettiva ragionata. Dunque, via allo sfogo! Ma con un minimo di riflessione, perché di fascisti ce ne sono in giro già tanti. Cari lettori, credetemi, dà più soddisfazione di un tweet, anche se non vi leggerà Nessuno (tanto per citare quel furbastro di Ulisse).

Ricapitoliamo: la Germania, inopinatamente, pare che possa fare a meno della Grecia. L'obiettivo, come dice Varoufakis, ma non è che serva una laurea in economia, è quello di far fuori Atene per disciplinare gli altri e per imporre alla più "mite" Francia il suo modello scellerato e tetragono di Eurozona. Dunque, in base a questa logica, i prossimi che potrebbero finire ulteriormente nella cacca siamo noi italiani. In questo senso, me ne assumo la responsabilità da comunista, ha ragione Marine Le Pen. La leader del Front, interpellata sul perché Matteo Renzi non ha partecipato al vertice franco-tedesco della settimana scorsa, ha risposto: "Credo che dipenda dal fatto che i leader europei pensino che l'Italia non sia stata una buona allieva dei piani di austerità. Sono convinti che sia il prossimo Paese che provocherà problemi. Perciò sarebbe paradossale metterlo attorno a un tavolo".

A ciò bisogna aggiungere che la notizia circolata ieri, quella di una Grexit temporanea, non è praticabile per i trattati ed è un chiaro messaggio a Parigi, anzi una minaccia. Inoltre, se fosse stata diffusa lunedì, a borse aperte, sarebbe stato il panico (altro che "Tsipras indice il referendum crollano le borse!"). Qualcuno, non è una forzatura, poteva diventare perseguibile per reato di aggiotaggio.

Intanto, si è passati dall'Eurogruppo all'Eurosummit (che comprende solo i paesi membri dell'Euro). Anche questo è un gruppo informale, semplicemente qui la Germania sarà ancora più forte e con l'appoggio di lobbisti vari proverà a dettare le condizioni agli altri.

Conniventi con questo modo di fare ci sono anche i liberali, tipo Emma Bonino e Guy Verhofstadt. La prima continua a inneggiare agli Stati Uniti d'Europa; il secondo racconta balle, facendo finta che le proposte precedenti del governo ellenico non fossero serie. A loro, che sono un esempio di serietà, rispondiamo con un paio di domande: chi non sarebbe genericamente d'accordo con una nuova Ue? E di grazia, lor signori, come pensano di fare? Di riscrivere i trattati in una conferenza, convocata a Bruxelles?

La verità è che Atene, da sola, senza l'aiuto di Roma e Madrid, che hanno due governi di destra, è riuscita ad infilarsi dentro una contraddizione reale. Il referendum, laddove la democrazia rappresentativa è morta, era l'unica strada per riaprire i processi di discussione in sede europea. E scusate tanto se Tsipras ha deciso di fare politica, nel senso più alto del termine, mentre gli altri stanno a guardare. Magari a guardare fascisti di ogni sorta che vanno al governo in Europa. Ma è noto, per chi conosce un po' di storia, che i conservatori e i liberali, quando non sanno più che pesci prendere, si affidano all'ultra destra che "mette tutto a posto". A loro ora si sono aggiunti anche i social-democratici.

E noi italiani che stiamo facendo? Ce ne freghiamo, ci schieriamo con Grillo o Salvini o come coglioni, ancora in fila a un gazebo della speranza e sponsorizzato dall'illegalità, festeggiamo i dati Istat e le fantastiche analisi del Sole 24 ore e di Repubblica. Dati e analisi che non specificano che a maggio i contratti a tempo indeterminato attivati sono vicini allo 0 (e per le donne meno di 0).

I 180 mila nuovi posti di lavoro a tempo determinato, poi, sono una miseria, visto che l'anno scorso eravamo in recessione tecnica mentre quest'anno (grazie alla domanda esterna non in interna) l'andamento dell'economia è un'anticchia migliorato. I numeri della stampa nazionale non tengono neanche in conto che un lavoratore può avere più di un contratto e non dicono che l'eliminazione della causale è un moltiplicatore di schiavitù (forse è meglio chiamare le cose con il loro nome). Infine, in questa festa collettiva, nessuno fa notare che i quasi "nuovi" 40 mila contratti a tutele crescenti non sono affatto nuovi: le imprese trasformano semplicemente contratti di apprendistato e a tempo determinato nella nuova tipologia. Tipologia che permette alle imprese stesse di arricchirsi, non solo per le esenzioni fiscali, ma anche perché con il Jobs Act potranno guadagnarci sopra in caso di licenziamento.

In tutto questo, il prossimo tema che ci appassionerà (ci scommetto) sarà la probabile assemblea del Pd ad Expo, a Milano, il 18 luglio: Renzi che trangugia un panino di Farinetti, la Boschi in completo da cocktail, Orfini con gli occhiali da sole anni '80, Cuperlo con la giacca tutto sudato, le proteste dei 5 Stelle. Viva l'Italia!

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