Grecia, Tsipras non ha la maggioranza: Syriza spaccato, Anel voterà contro

Syriza non accetta l'accordo con l'UE. Il Governo di Tsipras ha le ore contate

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22:08 - Il vice ministro per gli Affari Europei Nikos Chountis, membro di Syriza, ha rassegnato le dimissioni inviando una lettera all'Ufficio di Presidenza del Parlamento greco. Sembrerebbero ora traballanti anche le posizioni di Panayo­tis Lafa­za­nis, leader della "Piattaforma di sinistra", Dimi­tris Satra­tou­lis, vice-ministro della Pre­vi­denza sociale, Kostas Isy­chos, vice-ministro della Difesa.

20:52 - La nuova crisi politica che sta vivendo Atene è vista di buon occhio da Alba Dorata, il partito di estrema destra che nelle ultime elezioni ha ottenuto il 6,9% dei consensi. Theodoros Koudounas, uno dei fondatori, è convinto che presto il popolo greco darà a loro la possibilità di guidare il Paese: "Syriza ha fallito, dimostrando di non essere differente da Pasok e Nea Demokratia. La Grecia tornerà presto al voto e noi siamo pronti a prenderci la nostra responsabilità se verrà il nostro turno".

All'indomani dalle elezioni del 25 gennaio scorso Koudounas definì positivo il risultato elettorale, soprattutto in prospettiva futura. Secondo Koudounas i greci avevano bisogno di veder governare per qualche mese Tsipras ("nel giro di sei mesi Syriza crollerà" ndr) per capire che Alba Dorata rappresenta l'unica soluzione possibile per risollevare le sorti della Grecia. Koudounas ha bocciato su tutta la linea il progetto di Tsipras:

"Ha fatto solo un negoziato virtuale, mostrando una faccia in Europa e una diversa quando parlava ai greci. Sostengono di aver combattuto, ma non hanno portato a casa niente se non mettere in ginocchio l’economia della Grecia. Hanno promesso che avrebbero aggredito l’evasione fiscale e gli oligarchi e invece zero. Ci sarà nuova austerità, ci chiederanno interventi che l’esecutivo non riuscirà a implementare. Interverrà la Troika a imporci altre tasse e altri tagli. E tra sei mesi Atene andrà di nuovo in tilt. E allora toccherà a noi".

Anche in questa occasione Koudounas ha ribadito il suo pronostico:

“Il nostro momento sta arrivando. La gente ci voterà. Come è successo in Finlandia, Olanda e Estonia. L’unico problema è che forse il nostro turno arriva un po’ troppo presto. Se andassimo alle urne ora saremmo appena al 12-13%, secondo i nostri sondaggi. Ma appena usciremo dal processo inscenato da Nea Demokratia contro i vertici del nostro partito vareremo una rifondazione di Alba Dorata e a quel punto varremo il 25% dei voti. Tutti hanno capito che quel processo è una messa in scena, ne verremo fuori puliti. E dietro le sbarre ci sarà chi – come Samaras & C. – ha messo in ginocchio il nostro paese".

Grecia: ANEL voterà contro il piano di Bruxelles

13 Luglio 2015

20:10 - Arrivano brutte notizie da Atene per Alexis Tsipras, ormai lasciato solo dal suo stesso partito. I deputati di Syriza che siedono in parlamento sono 149 e probabilmente non tutti sono intenzionati a votare contro il memorandum. Di sicuro, però, una fetta importante del partito ha già disconosciuto il suo leader. Vassilis Primikiris, membro del comitato centrale della segreteria di Syriza e leader di una delle correnti interne, è intervenuto telefonicamente a SkyTg24 affermando che voterà contro il piano siglato da Tsipras, ritenuto "umiliante" per il suo Paese. Primikiris difronte ad un patto di questo tipo avrebbe scelto di uscire dalla zona Euro.

In serata è arrivata la notizia che anche AN.EL. (Greci Indipendenti), partito alleato di Syriza, non voterà a favore dell'accordo siglato a Bruxelles. In questo momento Tsipras non può contare su una maggioranza in parlamento per approvare le riforme chieste dagli altri 19 stati membri della zona euro.

Grecia: Syriza si spacca dopo l'accordo con l'UE

13 Luglio 2015

L'accordo raggiunto questa notte (Qui il documento) tra Alexis Tsipras e le istituzioni europee prevede degli impegni a brevissimo termine per il Governo ellenico. Entro il 15 luglio il parlamento dovrà infatti legiferare (o meglio, approvare piani già pre-confezionati) su: sistema fiscale, sistema pensionistico, sul funzionamento dell'ELSTAT (l'ISTAT greca) e stabilire clausole di salvaguardia nel caso di deviazioni rispetto agli obiettivi fissati. Inoltre entro il 22 luglio dovrà approvare una riforma del sistema giudiziario ed anche recepire la direttiva europea sui fallimenti.

Per riuscire a fare tutte queste cose nei tempi previsti servirebbe una maggioranza saldissima in parlamento, guidata da un Governo molto forte. Quando Tsipras farà rientro in Grecia non ritroverà la situazione che ha lasciato prima di partire. La frangia più radicale di Syriza ha infatti già annunciato attraverso Panagiotis Lafazanis che non accetterà il nuovo memorandum, promettendo battaglia pur di non farlo passare. Tsipras è dunque chiamato al difficilissimo compito di ricompattare il suo esecutivo e soprattutto la sua maggioranza in parlamento. Nel caso in cui non dovesse riuscirci sarà costretto a rivolgersi alle attuali minoranze.

Il Ministro del Lavoro, Panos Skourletis, fedele al Primo Ministro, ha già espresso il suo punto di vista ammettendo che adesso si porrà un problema politico: "Non potrei così facilmente incolpare qualcuno che non volesse dire sì a questo accordo. Non stiamo cercando di far sembrare questo accordo migliore, stiamo dicendo chiaramente che questo accordo non ci rispecchia".

Le elezioni dello scorso gennaio hanno consegnato a Tsipras una maggioranza limitata, frutto oltretutto dell'accordo post elettorale con AN.EL. (Greci Indipendenti). Il Governo può contare sulla carta su 162 voti (149 Syriza e 13 AN.EL.) in Parlamento, ma non è ancora chiaro quanti dei deputati di Syriza resteranno fedeli al Primo Ministro, che ha subito cercato di spostare l'attenzione sugli aspetti positivi dell'accordo allo scopo di lanciare un segnale al suo partito: "Abbiamo ottenuto la rinegoziazione sul debito e i soldi per la crescita. Dobbiamo fare riforme dure ma utili per distribuire più equamente il pedaggio alla crisi. Il paese mi sosterrà.". Probabilmente quella di Tsipras è più una speranza che un proposito.

Come prima cosa Tsipras dovrà fare la conta all'interno del Consiglio dei Ministri - mettendo alla porta quanti decideranno di sposare la linea dell'ala più radicale del suo partito - per stabilire in tempi strettissimi una nuova squadra di Governo. Tutto questo entro domani, perché mercoledì dovrà presentarsi in aula allo scopo di approvare le riforme promesse alla UE. Pare - almeno secondo quello che riferiscono alcuni media - che l'accordo sia stato firmato solo dopo aver consultato tre partiti di opposizione: Nuova Democrazia, Pasok e To Potami, che possono contare complessivamente su 106 voti.

Per arrivare fino a quota 151 sono necessari altri 45 voti, da trovare all'interno dell'attuale maggioranza. Questa votazione darebbe vita all'ennesimo governo tecnico, che potrebbe traghettare il Paese verso nuove elezioni in autunno. In questo momento è difficile capire quale ruolo giocherà Tsipras, che potrebbe anche decidere di dimettersi dall'incarico dopo l'approvazione di questa prima tranche di riforme, totalmente aliene rispetto al suo programma di governo.

Con i tempi così stretti e con la situazione politica così fragile è veramente complicato fare una previsione a medio termine. Al momento non è difficile immaginare che anche questi nuovi accordi vengano disattesi, almeno per quanto riguarda i tempi strettissimi fissati nel memorandum.

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