Varoufakis cerca Tsipras e paragona l'accordo al Colpo di Stato del '67

Voroufakis: L'accordo? una nuova Dittatura dei Colonnelli. Nel '67 usarono i carri armati, oggi le banche"

Intervista Varoufakis

Aggiornamento ore 15.00 - Sul suo blog, l'ex ministro delle finanze ellenico, Yanis Varoufakis, chiarisce meglio il senso dell'intervista rilasciata ieri. E, a ben vedere, come avevamo già evidenziato questa mattina, i maggiori bersagli critici dell'economista rimangono Bruxelles e i governi che non hanno supportato Atene (tra cui l'Italia).

Con Tsipras resta una differenza sulla strategia messa in campo nella trattativa, ma pare che, in qualche modo, Voroufakis non consideri ancora chiusa la partita. Altrimenti non aprirebbe il suo post in questo modo:

"Nelle prossime ore e giorni, sarò seduto in Parlamento per valutare la normativa che fa parte del recente accordo [...] Sto anche cercando di sentire di persona i miei compagni, Alexis Tsipras ed Euclide Tsakalotos, che hanno dovuto subire così tanto negli ultimi giorni"

Per Varoufakis, l'accordo di Bruxelles è paragonabile ad un nuovo Trattato di Versailles. E aggiunge: "Il progetto di integrazione europea è stato ferito a morte nel corso degli ultimi giorni. E come dice giustamente Paul Krugman, qualunque cosa si pensi di Syriza, o della Grecia, non sono stati i greci o Syriza che hanno ucciso il sogno di una società democratica"

Così, passaggio cruciale, arriva il paragone con il colpo di Stato del 1967, che vide insediarsi la Dittatura dei colonnelli in Grecia. Anzi, per l'ex ministro, quello che è accaduto a Bruxelles è anche peggio:

"Il recente Vertice euro è infatti a dir poco il culmine di un colpo di Stato. Nel 1967 sono stati i carri armati delle potenze straniere a colpire a morte la democrazia greca. Nella mia intervista con Philip Adams, in LNL di ABC Radio Nazionale, ho affermato che nel 2015 un altro colpo di Stato è stato messo in scena da potenze straniere. Ma al posto dei carri armati, sono state impiegate le banche elleniche. Forse la principale differenza economica è che, mentre nel 1967 la proprietà pubblica della Grecia non è stata preso di mira, nel 2015 i poteri che stavano dietro il colpo di Stato hanno chiesto la consegna di tutti gli asset pubblici, in modo che sarebbero stati messi al servizio della nostro impagabile e insostenibile debito"

Varoufakis attacca Tsipras? Sì ma anche Renzi e non esclude una Grexit


Aggiornamento 14 Luglio 2015

- L'intervista all'ex ministro finanze greco, Yanis Varoufakis, è stata pubblicata integralmente da newstatesman.com. Oltre ai primi particolari che vi abbiamo fornito ieri, ovvero il disaccordo frontale con Alexis Tsipras sull'atteggiamento da tenere nella trattativa dopo il referendum, emergono nuovi particolari molto interessanti.

Alla domanda: "Hai provato a lavorare insieme con i governi di altri paesi indebitati?", l'economista ha dato un risposta molto netta, che lascia intendere la posizione assunta dal governo italiano e spagnolo:

"La risposta è no, e il motivo è molto semplice: sin da subito quei paesi hanno reso abbondantemente chiaro che erano i nemici più energici del nostro governo, fin dall'inizio. E la ragione, naturalmente, è stata che il loro più grande incubo era il nostro successo: Se avessimo potuto negoziare un accordo migliore, li avremmo cancellati politicamente: avrebbero dovuto spiegare ai loro cittadini perché non sono stati in grado di fare altrettanto"

Ovviamente, non ci vuole un fine esegeta per capire che questa provocazione è rivolta principalmente a Matteo Renzi e Mariano Rajoy. I due non hanno mai preso in considerazione una conferenza sul debito, come proposto da Syriza, e questo era quasi scontato. Ma, allo stesso tempo, durante la trattativa non hanno nemmeno assunto una posizione di sostegno a Tsipras. Rajoy si è dimostrato quasi assente e Renzi ha detto tutto e il contrario di tutto, basta prendere in esame le sue considerazioni "in politichese anni '80". Ha svilito il referendum ("referendum dracma-euro"), poi ha detto che "la Grecia non poteva decidere per tutti". Poi ha richiamato tutti al buon senso, ma lui non è mai stato protagonista della trattativa gestita solo da Merkel e da Hollande. Poi ha aggiunto, tanto per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, "che scene come quelle del pensionato greco fanno male a tutti". E, infine, ad accordo concluso, ha commentato, come un inviato televisivo a Bruxelles: "abbiamo sfiorato il crash".

Varoufakis si è soffermato anche sul "bluff" di Juncker: "Il Presidente in una riunione non può dire che un paese è fuori dalla zona euro[...] Così ho chiesto un parere legale [..] E alla fine dei funzionari, degli esperti legali mi hanno detto: "Be , l'Eurogruppo non esiste formalmente, non vi è alcun trattato che ha convocato questo gruppo". Quindi quello che abbiamo davanti è un gruppo inesistente, che ha il maggior potere di determinare la vita degli europei. Non è responsabile verso nessuno, dato che non esiste per le norme; ed è riservato. Dunque nessun cittadino sa mai ciò che viene detto al suointerno. ... Queste sono decisioni di vita o di morte, e nessun membro deve rispondere a nessuno.".

Su una possibile Grexit, Vaorufakis ha aggiunto: "Syriza è ancora una forza molto forte. Se riusciremo a uscire da questo pasticcio uniti, potremmo gestire correttamente una Grexit ... sarebbe una possibile alternativa. Ma non sono sicuro che potremmo gestirla, perché la gestione del crollo di una unione monetaria richiede una grande quantità di know-how, e non sono sicuro che ciò sia possibile in Grecia, senza l'aiuto di esterni".

Varoufakis attacca Tsipras: "Avevo un piano diverso dopo la vittoria del no al Referendum"


Una settimana dopo le sue dimissioni l'ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis torna a parlare e lo fa rilasciando un'intervista a NewStatesman in cui si toglie qualche sassolino dalle scarpe.

Intanto Varoufakis ha spiegato i motivi per cui ha lasciato il governo Tsipras e cioè il fatto che il suo piano per avere un negoziato migliore con i creditori era molto diverso da quello del Premier: secondo l'ex ministro bisognava fare pressione sui partner europei facendo sembrare la Grexit effettivamente possibile e questo sarebbe avvenuto sulla base di tre misure shock: emettere le promesse di pagamento (i cosiddetti IOU), tagliare il rimborso dei bond detenuti dalla BCE e riprendere il controllo della Banca di Grecia.

Subito dopo la vittoria del "no" al referendum, tuttavia, il gabinetto ristretto di Syriza ha bocciato il piano di Varoufakis con quattro voti contrari e solo due a favore, da qui la decisione di dimettersi e ed così che l'ex ministro commenta quel voto:

"Quella notte è stato deciso che il fragoroso No del popolo greco non sarebbe stata la spinta decisiva per il mio piano, ma anzi avrebbe dovuto condurre ulteriori concessioni: l'incontro con gli altri leader politici in cui il nostro primo ministro ha accettato il fatto che qualsiasi fosse stata la posizione dei creditori lui non li avrebbe sfidati. E ciò avrebbe significato cedere, smette di negoziare"

Ricordando le proposte che i creditori avevano avanzato al governo greco prima del referendum, Varoufakis le definisce come

"Assolutamente impossibili, totalmente insostenibili e tossiche. Il tipo di proposte che una parte fa all'altra quando non vuole un accordo"

Secondo lui la Troika non ha mai negoziato onestamente con la Grecia nei cinque mesi in cui è stato ministro. Subito dopo la vittoria alle elezioni di Syriza si sarebbe potuto trovare un accordo su almeno tre o quattro riforme e avere in cambio meno restrizioni sulla liquidità da parte della BCE, ma i creditori hanno insistito su un "accordo globale", hanno insistito sul fatto di voler parlare di tutto. Varoufakis dice:

"Secondo la mia interpretazione quando si vuole parlare di tutto in realtà non si vuole parlare di niente. Non c'è stato alcun passo avanti su nulla"

E sul ministro delle Finanze tedesco Wolfgang Schäuble dice che è lui il vero direttore d'orchestra e solo il ministro francese Michel Sapin ha provato a discostarsi dalla linea dettata dalla Germania, ma quest'ultima ha sempre prevalso in seno all'Eurogruppo. Riguardo Angela Merkel, invece, Varoufakis dice di non aver mai trattato direttamente con lei, ma che l'atteggiamento della cancelliera era meno rigido e cercava di tranquillizzare Tsipras dicendogli che avrebbero trovato una soluzione, che bastava collaborare con le istituzioni e non sarebbe successo nulla di grave.

In ogni caso Varoufakis sottolinea come l'Eurogruppo sia sotto il totale controllo della Germania, ma che di fatto non avrebbe alcun potere per legge.
Al termine dell'intervista l'ex ministro ha ammesso di essere molto felice di non dover più vivere seguendo quell'agenda frenetica che le trattative imponevano, ha detto:

"Era assolutamente disumano, semplicemente incredibile. Ho dormito solo due ore al giorno per cinque mesi. Sono sollevato di non dover più sostenere questa incredibile pressione per negoziare una posizione che avrei avuto difficoltà a difendere"

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