Tsipras, la spaccatura di Syriza e la nuova possibile maggioranza di governo

Le 39 defezioni all'interno del partito del premier causeranno quasi certamente la nascita di una nuova opposizione. E per Tsipras l'unica strada è quella di allargare la maggioranza.

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I numeri che hanno portato all'approvazione del memorandum dell'Eurogruppo parlano chiaro: dei 229 'sì', solo 122 sono arrivati dalle forze che supportano il governo, dove si sono invece registrate ben 39 defezioni, tutte all'interno di Syriza. Una pattuglia molto consistente di 'ribelli' che guarda ai tre volti noti che ieri sera hanno deciso di ribadire la loro contrarietà: l’ex ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, il presidente del Parlamento Zoì Kostantopoulu e il ministro dell’Energia Panagiotis Lafazanis.

La maggioranza che ha dato vita al governo Tsipras non c'è più. Le varie opposizioni, quelle con cui Syriza, alla nascita del governo, non voleva avere niente a che fare sono state decisive, con 107 voti a favore. Il partito che riunisce le varie forze della sinistra radicale sembra invece essere prossimo alla spaccatura, come sottolinea il il portavoce del governo Gabriel Sakellaridi: “Il risultato del voto è una grave divisione nell’unità di Syriza. 32 deputati hanno deciso di non sostenere il governo votando contro, ma una priorità chiave del Presidente del Consiglio era l’accordo completo”.

La rottura di Syriza, peraltro, mette ancora più sull'attenti la Germania, che avrebbe gradito vedere il parlamento greco muoversi come un sol uomo nell'accettare all'unanimità le misure che porteranno ad Atene altre "lacrime e sangue". Così non è stato, e certo la scelta più facile - al netto delle tantissime considerazioni che si possono fare - è proprio quella della Piattaforma di Sinistra, la parte più radicale di Syriza. Che con il suo 'no' alle riforme riesce a sottrarsi alle difficoltà che verranno e, se nascerà un partito a parte, a trarne qualche sicuro ritorno elettorale. E come leader del nuovo soggetto già si parla di Varoufakis e Kostantopoulou.

Se una parte così consistente lascia, non c'è altra scelta che dare vita a un rimpasto di governo e provare ad allargare la maggioranza. Con il rischio di annacquare l'attuale governo e iniziare rapidamente a perdere consensi. E in effetti c'è chi pensa che per Tsipras, adesso, la cosa migliore sarebbe quella di dare le dimissioni per evitare di bruciare definitivamente la sua carriera politica.

Ma fare il governo con chi? I socialisti del Pasok si sono già fatti avanti e la segretaria Gennimata potrebbe ricevere l'incarico come ministro degli Esteri. Il Pasok, ridotto al minimo storico com'è e con i suoi 13 seggi, però, non basta. Ci vuole almeno anche l'ingresso della forza europeista e di centrosinistra To Patami (17 seggi). Che però non sembra intenzionata a fare da stampella a Tsipras (vale a dire: con un altro leader magari sì). Smacco completo sarebbe però l'ingresso nel governo anche del centrodestra di Nea Dimokratia (76 seggi), che però fa molta fatica ad accettare di contribuire a tenere in piedi un governo dal quale hanno ricevuto solo insulti.

Se questo enorme rimpasto non dovesse andare in porto o dovesse durare ben poco (com'è altamente probabile) si tornerà alle urne in autunno. E, oggi come oggi, è difficile immaginare che Syriza nei sondaggi veleggi ancora al 40%.

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