Le ragioni dietro le dimissioni di Ratzinger e il ruolo del cardinal Martini

Il confessore del cardinal Martini, morto il 25 giugno, rileva il patto tra i due esponenti delle diverse anime della Chiesa.

Perché Benedetto XVI decise di rassegnare le dimissioni? Sulla questione si sono sentite le voci più disparate, anche se una tesi abbastanza accreditata vuole - in sintesi estrema - che uno degli obiettivi di Ratzinger fosse effettivamente quello di riformare la Curia; fallita la missione decise di abbandonare il suo ruolo. La stessa tesi viene ripresa da padre Silvano Fausti, un nome poco noto alla massa ma che è stata una delle persone più vicine al cardinale Carlo Maria Martini, guida spirituale e suo confessore.

Silvano Fausti è morto il 24 giugno a 75 anni, dopo una lunga malattia. Gesuita, fondatore della comunità di Villapizzone in cui viveva, ha raccontato tre mesi fa in un'intervista video a Gli Stati Generali (ora diffusa online) il ruolo decisivo, nella sua ricostruzione, avuto proprio dal cardinal Martini nell'elezione prima e nelle dimissioni poi di papa Ratzinger.

Per ricostruire quanto avvenuto, bisogna tornare con la mente al 2005, al periodo appena precedente l'elezione di Ratzinger. A contendersi il soglio pontificio, allora, erano Carlo Maria Martini (voce dei progressisti) e appunto Joseph Ratzinger (voce dei conservatori). Stando al racconto di Fausti, però, Martini viene a sapere di una manovra per far cadere ambedue i candidati ed eleggere un cardinale "molto strisciante". "Scoperto il trucco, Martini è andato la sera da Ratzinger e gli ha detto: accetta domani di diventare Papa con i miei voti. (...) Gli aveva detto: accetta tu, che sei in Curia da trent’anni e sei intelligente e onesto: se riesci a riformare la Curia bene, se no te ne vai".

Il discorso di Ratinzger appena eletto grazie, quindi, anche ai voti di Martini non era simbolico: "Pregate per me, perché io non fugga, per paura, davanti ai lupi". La missione di Ratzinger, alle prese anche con lo scandalo Vatileaks, fallì. E la cosa fu sancita nell'ultimo incontro tra Martini e Ratzinger, a Milano, all'incontro mondiale delle famiglie, il 2 giugno 2012. Stando sempre al racconto di Fausti, Martini disse al Papa: "La Curia non si riforma, non ti resta che lasciare".

Le dimissioni arrivarono a febbraio del 2013 e furono subito interpretate, da molti, proprio come una resa nei confronti di una curia che non si riusciva a cambiare. Quello che ancora non si conosceva era il "sodalizio", la comunità di intenti tra due figure così diverse del mondo della Chiesa. La missione di ripulire la Chiesa, per certi versi, continua ancora oggi, con il pontificato di Papa Francesco.

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