UK: David "Margaret" Cameron attacca i sindacati e il diritto di sciopero

David Cameron (Conservatori)

Dopo aver annunciato tagli selvaggi al welfare e (in linea con le richieste Nato) l'aumento della spesa militare, il governo inglese passa all'attacco dei sindacati e riscrive le norme sul diritto di sciopero. Così con la Trade Union Bill, presentata alla Camera dei comuni, David Cameron "finisce il lavoro" incominciato da Margaret Thatcher e proseguito dai governi di destra e di "sinistra" che si succeduti a quelli della lady di ferro.

Il progetto di legge prevede che per proclamare uno sciopero è necessario un quorum di assenso del 40% degli iscritti e che a votare un'agitazione dovrà essere almeno il 50% degli aventi diritto; introduce limiti alla durata di una protesta nel settore industriale (e non solo nei servizi essenziali); sancisce l'obbligo di comunicare 14 giorni prima al datore di lavoro l'astensione dal lavoro; lascia intendere che ci saranno restrizioni di vario tipo sui picchetti (ancora da definire); prospetta la rimozione del divieto per i datori di lavoro di utilizzare lavoratori interinali al fine di interrompere gli scioperi legali; propone e una clausola secondo la quale i lavoratori registrati ad una union dovranno dare un consenso esplicito per destinare il contributo fiscale al partito di riferimento. Quest'ultima disposizione, ovviamente, ha il chiaro intento di colpire il Labour.

La legge, che dovrebbe giungere ad approvazione entro la fine dell'anno, era già stata suggerita nella passata legislatura da Cameron. Ma, all'epoca, il premier non presiedeva un governo monocolore e i Liberal democratici si opposero. I sindacati, per parte loro, non hanno tardato a condannare senza appello le nuove misure. A tale riguardo, Frances O' Grady, segretario generale delle Tuc (Trade Union Congress), l'organismo che rappresenta le 143 organizzazioni dei lavoratori britanniche, ha dichiarato: "Con l'approvazione della legge sarebbe praticamente impossibile per i lavoratori esercitare quello che è un loro diritto democratico e libertà civile [...] Verrebbe inoltre compromesso ancor di più il diritto di sciopero di chi opera nei settori pubblici fondamentali come per esempio le infermiere e verrebbero avvelenate tutte le relazioni industriali nel nostro Paese" (cit. Bbc).

La replica del ministro alle Attività produttive, Sajid Javid, è stata chiara: "I sindacati hanno un ruolo costruttivo da svolgere per rappresentare gli interessi dei loro membri, ma il nostro governo equilibrerà i loro diritti con quelli dei lavoratori e delle imprese". Dunque, secondo questa visione, a tutelare i diritti di chi vuole lavorare sarà il governo, mentre il sindacato pensa solo ai suoi "adepti".

Harriet Harman, leader ad interim dei laburisti, ha criticato nel merito tutto l'impianto della legge. Dd ha aggiunto: "Non è accettabile contenere i fondi di chi lavora per il partito laburista, mentre si chiude un occhio sulle donazioni provenienti da hedge fund per i Tories " (cit. The Guardian).

Ovviamente non è un caso che il provvedimento spunti fuori nel momento in cui si annunciano tagli molto consistenti ai servizi sociali (tra cui salute ed educazione). In questo modo si potranno contenere le proteste inevitabili del prossimo anno. Inoltre, l'idea di tutelare gli "utenti" dagli scioperi, più volte rilanciata da esponenti dell'esecutivo, è pura propaganda, perché non ci risulta che i dipendenti pubblici inglesi e le loro organizzazioni si siano mai rifiutati di fornire i livelli minimi di servizio per garantire la sicurezza e la salute dei cittadini.

Ricordiamo, inoltre, che l'assalto ai "privilegi" dei sindacati segue l'annuncio di Duncan Smith, Come riportato dal The Guardian, secondo il ministro del lavoro del Regno Unito, bisogna incentivare le assicurazioni contro la disoccupazione o la malattia, come avviene negli Stati Uniti o a Singapore. Per ora si tratta solo di una intenzione, ma se diventasse realtà allora il lavoratore sarebbe costretto a mettere da parte mensilmente una somma da cui attingere. Solo che i fondi a cui attingere non sono infiniti, soprattutto in casi di mancato reinserimento lavorativo per lunghi periodi (per malattie gravi o incidenti).

La verità è che l'obiettivo di Cameron, al di là della retorica, è quello di di dividere ulteriormente il mondo del lavoro, avvallando una falsa opposizione tra lavoratori precari (magari con tratti a zero ore) e gli iscritti al sindacato. Sempre nell'ottica di una corsa a ribasso salariale e di diritti.

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