UK, Cameron specula sulle sanzioni: British Petroleum fa affari in Russia

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L'embargo della Ue è stato da poco riconfermato alla Russia di Vladimir Putin, nonostante le conseguenze economiche che produce sull'economia continentale. Tuttavia, i centri di potere economico globali ricordano il sovrano hobbesiano, che era per necessità legibus solutus. Infatti, se da un lato le sanzioni hanno causato solo nel primo trimestre di quest'anno la perdita di quasi 37 miliardi di euro e di 940mila posti di lavoro in tutta Europa, dall'altro le compagnie petrolifere e del gas quotate in borsa sanno come aggirare gli ostacoli legali.

Come riportato da Paolo Valentino sul Corriere della Sera, accade che durante il forum economico di San Pietroburgo, Rosneft, la più grande impresa petrolifera della Russia, e l'inglese British Petroleum abbiano giocato insieme il ruolo di protagoniste. In particolare Bp, ha acquisito il 20% dell’immenso giacimento di gas e petrolio di Taas-Yuryakh, in Siberia, pagandolo 750 milioni di dollari. Si tratta del primo contratto importante siglato tra investitori occidentali e una compagnia russa dall’inizio dell'embargo. Ricordiamo che la società britannica possiede già una quota di minoranza del 20% della sua omologa dell'est Europa, guidata da Igor Sechin, fidatissimo di Putin.

Formalmente l'intesa non viola le sanzioni, in base alle quali si possono vendere o comprare attività, mentre è interdetto ad aziende russe di raccogliere capitale e know-how in occidente. In ogni caso, appare chiaro che ci troviamo davanti ad un escamotage che permette di finanziarsi indirettamente.

Ma non è finita qui, Rosneft e Bp progettano anche di esplorare congiuntamente due nuove aree nella Siberia Occidentale e nel bacino di Yenisey-Khatanga. In questo modo, la compagnia inglese metterà a disposizione la tecnologia necessaria, che è in questo momento impossibile acquistare in Europa e negli Usa da parte delle aziende di Mosca.

Bp non è l'unica a collaborare con Rosneft, ci sono anche Eni, Shell, E.ON. Quello che spiazza, però, è che l'accordo da 750 milioni di dollari sia arrivato proprio da una compagnia britannica. Il governo conservatore di David Cameron, infatti, ha più volte attaccato severamente gli altri paesi europei per l'atteggiamento molto morbido verso il Cremlino. A tale riguardo, evidenziamo che Londra si è opposta in maniera risoluta al South Stream, che avrebbe portato il gas russo in Europa e che Gazprom si è vista costretta a cancellare. Nell'affare era coinvolta anche la nostra Saipem (controllata di Eni).

Secondo Sergey Pikin, della Energy Development Foundation, la Bp ha avuto il lasciapassare del governo del Regno Unito per la firma dell'accordo. Ciò evidenzia che Cameron gioca una partita tutta sua all'interno delle relazioni con la Russia. Il leader dei tories lancia appelli durissimi contro Mosca e, allo stesso tempo, sta molto attento a non pestare i piedi alle multinazionali inglesi, che di fatto speculano sull'embargo.

Dunque, mentre le imprese dell'agroalimentare stanno pagando a caro prezzo la "guerra fredda" incominciata dopo la crisi ucraina, ecco che le multinazionali del petrolio e le banche riescono a ritagliarsi degli ampi spazi di manovra. Ciò è facilmente riscontrabile anche in casi più modesti di quello sopracitato, come per il finanziamento di 390 milioni di euro della nostra Unicredit a Gazprom dello scorso dicembre.

Il risultato delle sanzioni, in ultima istanza, è stato un crollo dell'export dei prodotti europei verso Mosca, che ha fatto rallentare la parte più sana dell'economia e moltiplicato gli effetti della crisi. Contemporaneamente, però, a pochi è venuto in mente di colpire i megapatrimoni degli oligarchi russi stanziati all'estero, misura, questa, che potrebbe attenuare anche l'embargo. L'unico paese a muoversi un po' in questa direzione è stata l'Italia, che ha sequestrato 30 milioni di euro ad Arkadj Rotenberg.

La Germania, invece, che secondo le stime ha bruciato 175mila posti di lavoro per le sanzioni, ha congelato appena 124 mila euro in patrimoni. Mentre il Regno Unito, da sempre inflessibile con la Russia, continua a conservare una speciale legislazione che non autorizza a colpire i capitali russi.

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