Obama: "L'Africa è il continente più in crescita"

Visita ufficiale, la prima da Presidente USA, di Barack Obama in Kenya: in agenda crescita, diritti umani e opportunità

Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama è, per la prima volta da quando è inquilino della Casa Bianca, in Kenya in visita ufficiale: ieri sera Obama si è intrattenuto in una cena con il clan Obama (il Presidente USA ha origini kenyote e sua nonna vive ancora vicino Nairobi): appena atterrato a Nairobi Obama ha fatto il suo "ritorno a casa", andando a cena con la sorellastra Auma, la nonna "acquisita", Mama Sarah, e un’altra trentina di parenti della sua famiglia allargata.

Ma non è solo il tempo delle riunioni familiari per il Presidente americano: gli Stati Uniti infatti, fortemente preoccupati dalla penetrazione cinese nel continente africano (il colosso cinese ha grandi necessità di energia e risorse naturali, di cui l'Africa è ricchissima), hanno tutto l'interesse di ristabilire rapporti economici e diplomatici, sostenendo progetti a medio e lungo termine in campo economico e sociale. Per questo motivo oggi Obama incontrerà alcune centinaia di imprenditori africani e non solo, un incontro fortemente voluto e cercato dallo staff della Casa Bianca.

Nel giardino del centro delle Nazioni unite che ospita la conferenza degli imprenditori Obama ha mostrato la sua personale visione dell'Africa, un continente dimenticato ma che offre grandissime opportunità di sviluppo e di crescita, non solo in campo economico ma anche e sopratutto in termini sociali.

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La società africana si sta infatti profondamente modificando, sempre più attenta a questioni non secondarie come il reddito, il debito dei paesi africani, i diritti umani e civili. Realtà come quella kenyana, dove Obama è venerato come un "figlio della Patria" e dove è sepolto suo padre, sono l'emblema delle contraddizioni africane in questo senso: una realtà nella quale le profonde spaccature nella società si riflettono in particolar modo nel terrorismo, che recentemente ha creato non pochi problemi alla sicurezza kenyota.

"Sono fiero di voi, il Kenya ha fatto progressi incredibili negli ultimi dieci anni. [...] Nairobi era una città diversa, ci aspettiamo grandi cose da voi. [...] L'Africa è in movimento, corre: la povertà diminuisce, i redditi salgono e la classe media è in crescita [...] Quando si vuole avviare una attività la sfida è difficile e lo è ancora di più per le donne, spesso marginalizzate nella nostra cultura. C'è sempre l'idea che le donne non hanno la capacità di creare un'impresa. Noi dobbiamo andare oltre i pregiudizi, perché le donne sanno creare con grande entusiasmo".

ha detto il Presidente americano agli imprenditori africani. L'Africa è in effetti il continente che cresce più in fretta di tutti: solo il Kenya, una delle economie africane più forti, lo scorso anno ha fatto registrare un margine positivo del 6% nonostante gli evidenti problemi di welfare, terrorismo, corruzione e rispetto dei diritti umani (che pure in Kenya vengono piuttosto tutelati rispetto altre realtà altrettanto ricche come la Guinea Equatoriale o il Gabon).

L'amministrazione Obama si è distinta per una certa prudenza, negli anni, ed un certo imbarazzo con alcuni interlocutori africani, in particolare della zona del West Africa: la scelta del Presidente Obama di immergersi letteralmente nella società africana e nel mondo delle imprese, tralasciando gli aspetti più diplomatici e "cerimoniosi" con capi di Stato e alti dirigenti statali (al netto dell'incontro di oggi con il presidente Uhuru Kenyatta, programmato da mesi): Obama sembra voler provare un approccio più realistico, accettando l'interlocutore illiberale e spesso con le mani che grondano sangue (proprio come Kenyatta, un tempo alla sbarra per crimini contro l'umanità e oggi ospite di Obama nella villa presidenziale). Il problema centrale, ha spiegato lo stesso Obama, riguarda la corruzione:

"Meglio andare e parlare chiaro che boicottare [...] Abbiamo più possibilità di stimolare, incalzare i regimi autocratici venendo qui a parlare di diritti e di lotta alla corruzione"

Un atteggiamento decisamente nuovo, realistico e pragmatico, da parte dell'amministrazione americana, che tenta la carta del "carattere africano" dello stesso Presidente, che cerca di mettersi sullo stesso piano, almeno culturale, dei suoi interlocutori e della società africana.

Oltre questo c'è anche un secondo aspetto da non sottovalutare e che riguarda la lotta al terrorismo: Washington deve gratitudine ai regimi di Addis Abeba e Nairobi per la determinazione con la quale combattono il terrorismo di Al Shabaab, l’organizzazione del Corno d’Africa affiliata ad Al Qaeda, ma anche ai governi dell'Africa dell'Ovest, come quelli del Cameroun, della Nigeria, del Ciad e del Niger, che cercano di mettere un freno alla follia di Boko Haram (un anno fa Michelle Obama si faceva fotografare, su Twitter, con il cartello "Bring Back Our Girls" per chiedere la liberazione delle studentesse nigeriane cattoliche rapite dai terroristi islamisti al soldo di Shekau).

Una questione che rischia tuttavia di mettere gli Stati Uniti nella stessa posizione di sempre: realtà come la piccola Guinea Equatoriale, nella quale gli interessi americani sono fortissimi (Exxon è il primo estrattore di petrolio e gas nel Paese, ricchissimo di risorse e terzo estrattore africano) come anche gli imbarazzi, venuti a galla dopo lo scandalo Riggs Bank del 2004 (che ha fatto emergere i conti correnti milionari del Presidente Obiang e famiglia, che negli Stati Uniti riciclavano centinaia di milioni di dollari proventi di corruzione ed attività criminali) e dopo un patteggiamento del figlio dello stesso Obiang, il vicepresidente e ministro Teodorin Nguema, avvenuto con la Corte della California nel novembre 2014.

Una questione da non sottovalutare e che interessa anche la stessa Europa, che mostra decisamente meno attenzione sull'Africa di quanto non ne dimostri Obama in tal senso: è bastato vedere come il Presidente del Consiglio italiano Matteo Renzi si è presentato, non più di una settimana fa, dal Presidente Kenyatta in visita ufficiale, con un giubotto antiproiettile sotto la camicia. Se questa è la nostra visione dell'Africa, tardo-colonialista ed in buona sostanza folkloristica, partiamo male.

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