Il futuro del Pd di Renzi: tra Alfano, Casini e Verdini

Mentre perde la sinistra, il Pd si avvicina sempre più a inglobare pezzi della Forza Italia che fu. Ma è una scelta che può premiare?

Il Partito Democratico di Matteo Renzi sta per prepararsi al grande salto. A un futuro in cui tra i suoi esponenti ci saranno Denis Verdini, Angelino Alfano e Pierferdinando Casini. Messa così, sembra un incubo per i militanti del partito erede del Pci - e va detto che l'orizzonte sembra ancora abbastanza lontano - tanto più che questo avviene mentre la sinistra del Pd scappa a gambe levate da quello che sempre più si va connotando come un Partito della Nazione che ha lo scopo di inglobare tutto ciò che gli gravita attorno. Qualcosa che ricorda l'arcinemico del Partito Comunista: la Democrazia Cristiana.

D'altra parte, però, il percorso sembra ormai tracciato: Azione liberale, il nuovo movimento messo in piedi da Denis Verdini, si prepara a dare vita a propri gruppi parlamentari (se ne avrà i numeri) e non è un segreto che farà ciò con l'obiettivo di appoggiare il governo Renzi; l'Alleanza Popolare del Nuovo Centrodestra e dell'Udc ha già fatto sapere che, ormai, per loro non c'è spazio nel centrodestra "a trazione Salvini", il che non può significare altro se non che nel futuro c'è un'alleanza con il Pd.

Per quanto riguarda quest'ultimo aspetto, non c'è niente che possa sorprendere più di tanto: è ormai un anno e mezzo che l'ex governo delle larghe intese di Enrico Letta si è trasformato in un governo del Partito Democratico con l'appoggio (essenziale, al Senato) del Nuovo Centrodestra. Partito che nel frattempo si è fuso con l'Udc e che è diventato un partner talmente sottomesso al Pd che è davvero difficile pensare che abbia qualche possibilità di rivendersi come "rivale" di Renzi. Chiariamola una volta di più: questo non è più considerabile, come per lungo tempo hanno provato a spacciarlo, un governo di emergenza, di larghe intese: questo è un governo politico che si regge sull'alleanza tra Renzi e Alfano.

Certo, da un'alleanza di governo si può passare facilmente a un'alleanza elettorale; più difficile pensare a un ingresso tout court nel Pd. E infatti non è un caso che sia Verdini, sia Casini e Alfano chiedono una cosa molto semplice a Renzi: modificare l'Italicum in modo che il premio di maggioranza non vada più alla lista, ma alla coalizione. O che almeno si possa procedere a un "apparentamento" (vale a dire, un appoggio ufficiale) in vista del secondo turno. Questa soluzione permetterebbe ai partiti di destra che vogliono appoggiare il Pd di mantenere una loro identità. Ma se Renzi non accettasse questa modifica (riaprire un capitolo chiuso come l'Italicum presenta non pochi rischi), quale futuro si prospetta per gli ex alleati di Berlusconi?

L'unica via per evitare la più totale irrilevanza è quella di entrare direttamente nel Pd. Ora, vi immaginate voi Alfano, Casini o Verdini che parlano alla tv mentre il sottopancia mostra la scritta "Partito Democratico"? E tutto questo mentre, sempre più, la sinistra del partito si organizza per dare vita a una nuova forza politica che potrebbe trovare ossigeno proprio per via delle mosse spregiudicate di Renzi? A questo punto, davvero, verrebbe da pensare che Renzi abbia sbagliato i calcoli, rendendo il proprio partito indigeribile per larghissima parte del proprio elettorato, indisponibile a seguire Renzi in quello che, sempre più, sembra un vero e proprio salto della barricata.

Per il momento, comunque, si ragiona solo di possibili alleanze elettorali. Ma vista la via maggioritaria dell'Italicum e il modo in cui penalizza i partitini, difficile pensare che l'approdo finale possa essere qualcosa di diverso (anche se ci vorrà del tempo). Insomma, non siamo nei territori della fantapolitica. Più che altro, nei territori della politica da incubo.

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