Olimpiadi 2024, il Sindaco di Boston dice no ai giochi: "Non metto a rischio i soldi dei contribuenti"

Marty Walsh non cede alle pressioni del Comitato Olimpico americano

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Il sindaco di Boston, Marty Walsh, ha dimostrato di non guardare in faccia nessuno, nemmeno al potentissimo comitato Comitato Olimpico degli Stati Uniti (Usoc). Il primo cittadino della capitale dello Stato del Massachusetts ha deciso di ritirare la candidatura della sua città alle Olimpiadi del 2024.

Come rivela il Boston Globe, Walsh, nel corso di una conferenza stampa, ha motivato il ritiro come una misura per salvaguardare l'interesse dei cittadini:

"Non posso mettere a rischio i soldi dei contribuenti. Rifiuto di ipotecare il futuro della città. Questo è un impegno che non posso assumere senza assicurarmi che la città e i suoi cittadini siano tutelati"

Le critiche del sindaco democratico sono rivolte all'Usoc, che negli ultimi giorni avrebbe esercitato numerose pressioni per ottenere la firma del contratto con cui Boston si impegnava a portare avanti la propria candidatura. Per Waslh, però, l'accordo era generico e privo di garanzie. E a tale riguardo ha dichiarato:

"Credo fermamente che portare nuovamente i Giochi Olimpici negli Stati Uniti sarebbe un bene per il nostro paese e che avrebbe portato benefici a lungo termine per Boston. Tuttavia, nessun beneficio è così grande da ipotecare il futuro finanziario della nostra città e dei nostri cittadini"

La candidatura di Boston per le Olimpiadi ha avuto un percorso accidentato sin dall'inizio. I cittadini si sono sempre mostrati scettici ed è mancato anche l'appoggio del governatore Charlie Baker. Quest'ultimo avrebbe voluto che il rapporto della società di consulenza sull’impatto e sui costi fosse presentato in tempi brevi, ma in realtà sarà pronto solo il mese prossimo.

La decisione di Walsh mette in grande difficoltà l’Usoc: gli Stati Uniti non ospitano i giochi da Atlanta-1996. Per il 2024, l'America aveva buone probabilità di aggiudicarsi la competizione, visto anche i migliori rapporti con i partner internazionali. Ora bisognerà trovare una soluzione alternativa, che molto probabilmente sarà Los Angeles, che ha già ospitato due edizioni dei Giochi.

Quella del sindaco di Boston è una grande lezione di indipendenza e si oppone a quella scuola di pensiero che vede nella candidatura alle olimpiadi come una sorta di operazione salvifica. Ne sappiamo qualcosa nel nostro paese, dove si è deciso di candidare Roma, che attualmente si trova in una situazione socio-economica non facile.

I grandi eventi, come spesso è accaduto, non è detto che portino benefici di lunga durata. Fenomeni di corruzione, di lavoro non prtetto, di aumento dei costi per i cittadini e di scarsa considerazione per gli impatti ambientali si sono palesati più di una volta. Basti ricordare agli scandali degli sprechi dei Mondiali di Nuoto a Roma del 2009 o a quelli del Campionato del Mondo di calcio di Italia '90.

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