Israele: Netanyahu approva nuovi insediamenti. Domani Giornata della collera in Cisgiordania e a Gerusalemme

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La situazione si fa sempre più tesa a Gerusalemme come in Cisgiordania. Ieri, il premier israeliano Benjamin Netanyahu, sfidando la Corte Suprema, ha approvato la costruzione di altri 300 insediamenti colonici a Beit El, alle porte di Ramallah, territorio illegalmente occupato. Qui, da giorni, gli occupanti ebrei stanno dando vita ad una protesta violenta contro il tribunale di Tel Aviv, che ha disposto l'abbattimento di due edifici abusivi. Inoltre, segnaliamo che il primo ministro ha dato anche l'assenso alla vendita di circa 90 case nella colonia di Pisgat Zeev e alla progettazione di altri 400 appartamenti nella zona Est di Gerusalemme.

Tuttavia, queste disposizioni non hanno convinto i coloni di Bet El, che continuano ad opporsi all’arrivo dei caterpillar incaricati di radere al suolo i due edifici. Alcuni dimostranti hanno tentato di forzare i posti di blocco dell'esercito, e tre di loro risultano in stato di fermo. Netanyahu si ritrova così tra due fuochi. Da una parte c'è il livore degli occupanti, che lui stesso ha sempre favorito e che sono rappresentati nel suo esecutivo dal partito Focolare Ebraico; dall'altra ci sono le pressioni della comunità internazionale, che ha approfittato del caso per rimarcare il suo disappunto rispetto all'operato di Tel Aviv. A tale riguardo, si legge da una nota diramata ieri dal portavoce dell'Alto rappresentante Ue Federica Mogherini: "Israele deve dimostrare non solo con le parole ma anche con i fatti l'impegno a perseguire la creazione di due Stati".

Oggetto del disappunto dei coloni è stato, in particolare, il ministro della Difesa, Moshe Yaa­lon, che pure è un esponente della destra radicale. Quest'ultimo sarebbe "colpevole" di aver inviato l'esercito a sgomberare gli edifici occupati. "Un Ebreo non sfratta un Ebreo" recitava uno degli slogan più scanditi dai manifestanti.

Sebbene ci troviamo dinanzi ad una delle rarissime sentenze dell'Alta Corte che dispone la restituzione di una porzione di territorio ai palestinesi, i coloni non vogliono sentir ragioni e sperano in un intervento risolutore di Naf­tali Ben­nett, ministro dell'Istruzione e leader di Folare ebraico (fondamentale per la tenuta della maggioranza alla Knesset). Quest'ultimo è intevenuto sulla vicenda martedì, in maniera perentoria: "Ho par­lato con il presidente Neta­nyahu e gli ho chie­sto di inviare, a nome del governo di Israele, un mes­sag­gio all’Alta Corte per espri­mere una netta oppo­si­zione alla distru­zione di quelle case". Il premier, per parte sua, mentre si ripetavano tentativi di forzare i blocchi della polizia, ha cercato di placare gli animi con una dichiarazione: "La nostra posi­zione su que­sto tema è chiara. Ci oppo­niamo alla distru­zione delle case e stiamo agendo per impe­dire che ciò accada". Ma in pochi sembrano credergli in queste ore.

I fatti di Bet El hanno scatenato una reazione molto pericolosa. Come ci racconta Michele Giorgio su Il Manifesto, "nella notte tra lunedì e martedì circa 250 israe­liani hanno rioc­cu­pato ciò che resta dell’insediamento colo­nico di Sa Nur, nell’area di Nablus, sgom­be­rato nel 2005 dall’esercito nel qua­dro del “Piano di disim­pe­gno” dell’ex premier Ariel Sharon che vide l’evacuazione di tutte le colo­nie ebrai­che a Gaza e di quat­tro in Cisgior­da­nia". All'operazione hanno partecipato un depu­tato di Focolare ebraico, Beza­lel Smo­trich, e un ex par­la­men­tare dell’estrema destra, Aryeh Eldad. Evidenziamo che anche Bet El c'erano degli esponenti istutzionali che portavano la loro solidarietà ai dimostranti: Moti Yogev di Focolare ebraico, Oren Hazan del Likud e l’ex mini­stro Eli Yishai.

Intanto domani a Gerusalemme potrebbero verificarsi nuovi incidenti. Dopo l'irruzione della polizia israeliana nella moschea al-Aqsa, Hamas getta benzina sul fuoco, indicendo una Giornata di Collera a Gerusalemme e in Cisgiordania. Domani, gli islamisti che presidiano la Striscia di Gaza hanno chiesto ai fedeli, al termine delle preghiere, di affrontare le forze di sicurezza israeliane per esprimere la loro indignazione per la situazione creatasi sulla Spianata delle Moschee, per le visite sempre più frequenti di religiosi ebrei e per gli slogan scurrili nei confronti di Maometto pronunciati (e rilanciati sul web) negli ultimi giorni da tre zeloti.

Il Presidente Abu Mazen, che ha invocato un summit urgente della Lega Araba in seguito ai fatti della moschea di al-Aqsa, difficilmente potrà governare la situazione. Dopo il fallimentare governo di unità nazionale, con Hamas i rapporti sono di rottura totale. Proprio ieri il portavoce della fazione islamista, Sami Abu Zuhri, ha chiamato alla rivolta contro le forze dell'Anp.

Questa presa di posizione è arrivata dopo la richiesta di domenica dei vertici di Fatah ad Hamas. Il partito di Abu Mazen aveva intimato al governo de facto della Striscia di abbandonare il potere, lasciandola così nelle mani di Ramallah.

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