Usa: Obama ha i voti per ratificare l'accordo sul nucleare iraniano. Decisiva la senatrice Mikulski

Il voto di Barbara Mikulski è il 34° a favore di Obama che dunque neutralizza l'opposizione.

Barbara Mikulski decisiva per il voto sul nucleare iraniano

2 settembre 2015 - La senatrice del Maryland Barbara Mikulski ha annunciato che sosterrà l'accordo sul nucleare iraniano, questo significa che Barack Obama avrà in voti per ratificarlo. Ai repubblicani, infatti, serviva la maggioranza dei due terzi in senato (67 su 100) per aggirare il veto presidenziale all'eventuale bocciatura del Congresso. Con il voto di Mikulski, Obama ha 34 voti a favore e dunque l'opposizione è neutralizzata.

Congresso Usa: Obama a caccia di consensi


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21 agosto 2015 - Dopo aver perso 2 senatori e 11 deputati, Barack Obama continua la sua sfida per ottenere dal Congresso la ratifica per l'accordo sul nucleare tra Iran e 5+1 (Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania)). Ricordiamo che il pronunciamento dei rappresentanti americani ci sarà entro il 17 settembre.

A tale riguardo, il Presidente degli Stati Uniti ha scritto una missiva indirizzata a Jerrold Nadler, deputato democratico, evidenziando che le pressioni economiche e militari sulla Repubblica Islamica non saranno allentate. Anzi, Washington vigilerà affinché le clausole dell'intesa vengano rispettate dal governo di Teheran.

Scrive Obama: "Se l'Iran dovesse cercare di ottenere un'arma nucleare, tutte le opzioni degli Stati Uniti, compresa quella militare, resteranno a disposizione"

Obama ci ha anche tenuto a rimarcare che la cooperazione con Israele non si interrompe, saranno aumentati infatti i finanziamenti alla difesa missilistica. Tale impegno sarà rivolto anche verso i Paesi alleati del Golfo, per contrastare i potenziali sforzi di destabilizzazione iraniani nella regione, in Yemen, Siria e Libano.

Obama perde pezzi al Congresso. La ratifica è in bilico


7 agosto

- Barack Obama perde due influenti esponenti democratici nella battaglia per la ratifica dell'accordo sul nucleare con l'Iran. Si tratta di Eliot Engel, capogruppo nella commissione Esteri della Camera, e del senatore Chuck Schumer. Ecco cosa ha dichiarato il primo sull'intesa di Vienna: "Le risposte che ho ricevuto semplicemente non mi convincono del fatto che questo accordo impedirà all'Iran di ottenere armi nucleari e questa intesa di fatto rafforza la posizione dell'Iran come potenza destabilizzante e distruttrice in Medio Oriente".

Obama, che aveva già denunciato l'interferenza delle lobby nel dibattito, non ha intenzione di mollare. Il 5 agosto scorso, intervenendo all'American University di Washington, ha difeso quella che potrebbe essere la sua più grande vittoria in politica estera. Nel suo discorso, ha ribadito che un eventuale no del Congresso pone le condizioni per la guerra in Medio Oriente: "La scelta che abbiamo davanti è quella tra la diplomazia e una certa forma di guerra" E citando l'ex Presidente John Fitzgerald Kennedy su un possibile conflitto nucleare con l'Urss, ha aggiunto: "Non concentriamoci soltanto sulle nostre differenze, ma pensiamo anche ai nostri interessi comuni e a come superare le differenze".

A chi poi continua a sostenere che l'embargo è l'unico strumento per fiaccare la resistenza iraniana, Obama ha risposto che è realisticamente "molto meglio smantellare buona parte del programma nucleare iraniano in cambio del sollievo dalle sanzioni economiche. Un Iran armato con il nucleare è più pericoloso di un Iran che beneficia della cancellazione delle sanzioni”".

E, infine, sull'opposizione netta di Tel Aviv all'accordo ha dichiarato: "Nessuno può biasimare Israele per avere un profondo scetticismo nei confronti di qualsiasi accordo che coinvolga l’Iran”, ma ha anche puntualizzato che “Israele è l’unico Paese al mondo che si oppone all’accordo”, e che Netanyahu “ha sicuramente torto”.

Obama mobilita gli attivisti


Barack Obama

non ha alcuna intenzione di veder naufragare l'accordo sul nucleare ratificato tra Iran e paesi del 5+1 (Stati Uniti, Cina, Russia, Francia, Gran Bretagna e Germania). Così giovedì sera, il Presidente ha organizzato una conference call, a cui hanno preso parte alcuni gruppi di attivisti che lo hanno appoggiato nella campagna del 2008 e del 2012. E nel suo discorso, li ha invitati esplicitamente a difendere il grande traguardo raggiunto.

L’intesa del 14 luglio, nella visione dell'amministrazione statunitense, è di vitale importanza perché di fatto impedisce all’Iran di costruire l’atomica. In cambio Teheran riceverà circa 150 miliardi di dollari, che almeno in parte userà per finanziare le forze armate e i gruppi combattenti come Hezbollah. Ma ciò spaventa più Tel Aviv che Washington, visto che Teheran può giocare un ruolo di contenimento dell'Isis in Medio Oriente.

Ai suoi sostenitori, come riportato dalla Reuters, Obama ha detto che una lobby molto potente sta già facendo pressioni sul Congresso per bocciare l'intesa. Ricordiamo che i rappresentanti e i senatori Usa hanno tempo fino al 17 settembre per dare l'assenso o per respingere il patto di Vienna.

Ecco cosa ha detto nello specifico l'inquilino della Casa Bianca:

"La stessa lobby che ci aveva portato alla guerra in Iraq, un errore strategico enorme, ora vuole farci perdere la storica opportunità dell’accordo nucleare con l’Iran [..] Con l'Iraq alzammo la voce quando era già troppo tardi. Non ripetiamo quell'errore"

Molto probabilmente il parlamento americano dirò no all'accordo alla Camera, ma anche al Senato si potrebbe raggiungere la maggioranza sul rigetto, perché molti democratici potrebbero "convincersi" a non sostenere il Presidente. A quel punto Obama eserciterà il suo potere di veto, e allora incomincerà la battaglia decisiva, quella in cui i nemici dell'intesa proveranno ad ottenere la maggioranza di 2/3 per bloccare la ratifica definitiva.

Ecco allora che è necessario fare una campagna di informazione che screditi gli argomenti degli avversari, tesi a sabotare l'unica grande vittoria in politica estera di Obama. Ai militanti è stato fornito una sorta di vademecum in cinque punti:

1) L'Iran sta barando e si doterà dell'arma atomica. Risposta: "È probabile, ma le verifiche previste dall’intesa consentiranno di scoprirlo subito".

2) Le ispezioni non saranno abbastanza efficaci. Risposta: "Falso, e se verranno respinte torneranno subito le sanzioni".

3) Fra 15 anni l'Iran sarà libera di fare quello che vuole, e costruirà la bomba. Risposta: "E'possibile, ma senza l’accordo potrebbe costruirla subito in sei mesi".

4) L'Iran userà i fondi congelati dall'embargo e i soldi derivanti dal suo nuovo protagonismo economico in Medio Oriente per finanziare il terrorismo. Risposta: "Forse, ma il bilancio militare della Repubblica islamica è di 15 miliardi di dollari, mentre quello degli Stati Uniti è di 500 e quello degli alleati del Golfo è 150 miliardi: è abbastanza per bloccare ogni attacco convenzionale".

5) L’accordo legittima l’Iran e limita la possibilità di contenere le sue attività destabilizzanti. Risposta: "Falso, e Washington svilupperà le capacità militari e di intelligence degli alleati".

Tra le lobby che si oppongono al patto ci sono sicuramente quelle delle armi e quelle pro-Israele. A tale riguardo, ricordiamo che il premier Benjamin Netanyahu, a marzo scorso, invitato unicamente dai rappresentati Repubblicani, ha pronunciato un discorso di sfida davanti al Congresso. In quell'occasione ha pesantemente criticato la scelta di Washington di appoggiare il negoziato.

Fu un'azione senza precedenti: fino a qualche tempo fa sarebbe stato impensabile che il capo del governo Tel-Aviv potesse opporsi alle scelte del Presidente Usa davanti al parlamento della sua nazione.


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