Egitto, Canale di Suez: Oggi l'inaugurazione del raddoppio. Al Sisi al centro della scena

gettyimages-482273608-canale-suez.jpg

Oggi verrà inaugurato il nuovo tratto del Canale di Suez. Tra le personalità che presenzieranno alla cerimonia, oltre naturalmente al presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, ci sarà il presidente francese Francois Hollande, il primo ministro russo Dmitry Medvedev e il premier greco Alexis Tsipras. Per l'occasione sarà anche messa in scena l'Aida di Giuseppe Verdi.

Dopo l'annuncio dell'anno passato, l'opera è stata conclusa in tempi record dal governo de Il Cairo. L’88% dei 12 miliardi necessari per i lavori sono arrivati dai titoli di debito, andati a ruba visto la promessa di interessi al 12%.

Il Canale, nazionalizzato nel 1956 dal presidente Gamal Abd el-Nasser, icona del nazionalismo socialista arabo, è lungo 193 km. Fino ad un anno fa era percorribile in doppia corsia per un tratto di 80 km, ma da oggi, grazie ai lavori, lo sarà per 115,5 km. Così navi mercantili e cargo potranno raggiungere il Regno Unito partendo dai paesi del Golfo in 14 giorni, mentre prima ne occorrevano 24. Inoltre, le navi dirette verso l'Europa ci metteranno 3 ore anziché 11 e, in totale, i tempi di attraversamento si riducono da 18 a 11 ore.

Il governo egiziano, raddoppiando il tratto di percorribilità, mira anche a raddoppiare le entrate, raggiungendo i 10-11 miliardi di dollari l'anno rispetto ai 5 miliardi attuali. Il progetto di sviluppo del Canale, infatti, renderà possibile il transito di navi di ultima generazione che attualmente devono circumnavigare l'Africa attraverso il Capo di Buona Speranza.

Non sono mancate le proteste durante il raddoppio del Canale, di cui è difficile valutare oggi l'impatto ecologico. Come ci ricorda Giuseppe Acconcia su Il Manifesto: "1500 case sono state rase al suolo per la costru­zione dei can­tieri. 5 mila abi­ta­zioni sono state distrutte lungo lo scavo. Gli abi­tanti di Ismai­lia hanno denun­ciato di non aver rice­vuto nes­suna com­pen­sa­zione per aver perso la loro casa. L’opera è stata appro­vata senza seguire le minime pro­ce­dure ambien­tali, studi di fat­ti­bi­lità e piani rego­la­tori neces­sari. Durante i lavori gli inge­gneri hanno riscon­trato quan­tità ecces­sive di acqua da dre­nare che hanno fatto temere per la sta­bi­lità dell’opera".

Segnaliamo, poi, che non è un caso che l'apertura del "nuovo" Canale sia arrivata subito dopo l'approvazione della nuova legge elettorale, che permette ad Al Sisi di andare al voto per le elezioni parlamentari senza dover per forza dare vita ad un partito politico. Il Presidente potrà "impiegare", infatti, i candidati indipendenti come meglio crede: la norma assegna 448 seggi ai candidati individuali e 120 alle liste.

Al Sisi, che ha guidato un colpo di stato contro la Fratellanza Musulmana ed è andato al potere con un voto farsa nel 2014, punta con l'inaugurazione odierna a mostrare la sua immagine di leader "carismatico" al mondo intero. Intanto già gode del pieno appoggio dell'Occidente, della Russia e dei Paesi del Golfo, in quanto è visto come l'unica alternativa al dilagare dello jihadismo nel Maghreb e validissimo alleato nel conflitto libico.

Nessuno, da Washington a Mosca, tocca i suoi interessi e tutti sono pronti a mettersi in affari con lui. E pazienza se nel 2013, secondo molte organizzazioni internazionali, ha messo in atto quello che può essere definito un vero e proprio crimine contro l'umanità: l'uccisione di 700 manifestanti che reclamavano il reintegro del deposto Presidente Morsi.

Ora con l'inaugurazione del nuovo tratto di Canale, Al Sisi mira ad incrementare il suo consenso anche a livello nazionale. Ma la sua è soprattutto una manifestazione di potenza nei confronti dei detrattori, che non sono pochi. Un modo per comprimere ulteriormente il sentimento di rabbia, covato da una parte consistente della popolazione. In tanti, infatti, hanno dovuto subire misure vessatorie, contro le quali poco hanno potuto: i tagli ai sussidi sui beni di prima necessità, la proibizione degli scioperi nelle fabbriche, le leggi speciali, che non hanno fatto alcuna distinzione tra oppositori moderati e fondamentalisti e che hanno fatto salire il numero dei prigionieri politici a 40 mila, il mancato rispetto dei diritti umani e civili, la sequela di condanne a morte che hanno consolidato il clima da guerra civile nel paese.

Ma siamo certi che la voce dei Dannati della Terra (per citare Frantz Fanon) non arriverà oggi alle orecchie dei potenti. Con il Il Cairo, la Russia di Putin, già due anni fa, ha incominciato a stringere importanti intese bilaterali e la Francia di Hollande ha ratificato accordi commerciali miliardari. E all'appello non manca di certo l'Italia: lo certifica l'accordo quadro da 5 miliardi di dollari con Eni per i giacimenti di petrolio nel Del del Nilo.

Di questo giro d'affari enorme e dei nuovi introiti provenienti dal Canale, quanto toccherà al popolo egiziano? Quanto toccherà ai contadini e agli operai delle industrie energetiche? Supponiamo ben poco. E quanto ci guadagneranno la classe dirigente corrotta e le multinazionali estere? Senz'altro molto, per non dire tutto. E i diritti umani?

Se guardiamo all'ultima visita di Matteo Renzi in Egitto c'è poco da stare allegri. A ridosso del viaggio del nostro premier a Il Cairo, nel novembre scorso, il ministro del commercio egiziano ebbe a dire che "il terrorismo va combattuto anche a scapito dei diritti umani". Il rottamatore, per parte sua, rimase zitto.

L'unico timido segnale per la difesa dei diritti umani è arrivato dagli Stati Uniti, ma sa di beffa. Dopo aver consegnato gli F-16 ad Al Sisi e aver ripristinato gli aiuti militari all'Egitto, il Segretario di Stato, John Kerry, ha criticato Il Cairo per la sua azione di repressione indiscriminata verso l'opposizione.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

  • shares
  • Mail

I VIDEO DEL CANALE NEWS DI BLOGO