Usa 2016: L'aborto entra nel dibattito. I Repubblicani vogliono revocare i fondi alla Planned Parenthood

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Pareva che i "temi etici" non dovessero entrare nella competizione per le presidenziali Usa 2016. Al centro dibattito, fino ad ora, ci sono state la politica internazionale (la ratifica del Congresso dell'accorso sul nucleare con l'Iran, la guerra al terrorismo) e il problema dell'immigrazione dal Messico. Ma i repubblicani, che partono sfavoriti, hanno deciso di cambiare registro e di dare battaglia sull'aborto.

Dopo le vacanze estive si annuncia uno scontro al Congresso sul rifinanziamento dell'organizzazione non profit Planned Parenthood (PP), che offre assistenza e servizi in tema di diritti riproduttivi. Alcuni esponenti del partito dell'elefantino minacciano addirittura di non votare la legge finanziaria nel caso in cui contenga finanziamenti federali per l'associazione.

Intanto i democratici al Senato sono riusciti a bloccare il primo assalto contro la PP. I repubblicani in questi giorni hanno tentato di cancellare i finanziamenti per la non-profit, ma non hanno trovato i numeri necessari. Occorrevano 60 voti per la sospensione dei fondi, ma ne hanno trovati solo 53.

A far esplodere la polemica intorno all'organizzazione che si occupa di diritti riproduttivi, sono stati gli attivisti della Center for Medical Progress, organizzazione anti-abortista vicina ai repubblicani. Gli attivisti, fingendosi rappresentati di un'impresa che commercia in tessuti umani a fini di ricerca scientifica, sono entrati con delle telecamere nascoste nella sede della PP e hanno filmato delle conversazioni con impiegati e medici dell'ente.

Dalle conversazioni non emerge nessun ipotesi di reato, i membri dell'organizzazione non dicono di commerciare parti di feti degli aborti. Ammettono semplicemente l'ovvio: ovvero che si fa pagare una quota per la conservazione e l'invio dei feti agli istituti di ricerca. L'unica cosa su cui si può discutere è la mancanza di tatto con cui viene affrontato l'argomento, ma rimane il fatto che non è emerso niente di illegale.

A ribadirlo è stata anche anche Cecile Richards, presidente di PP: "In nessun momento delle registrazioni emerge qualcosa di illegale". Ed ha aggiunto che non un dollaro dei fondi provenienti da Washington è impiegato per l’aborto. Inoltre, evidenziamo che solo il 10% dell’attività dell'ente è rivolto all'aborto, le cliniche collegate alla non profit si occupano per lo più di screening per l’Hiv, della cura dei tumori all'utero e al seno e di servizi per la contraccezione.

Eppure i repubblicani, cavalcando il malumore della parte di opinione pubblica più conservatrice, hanno incominciato a parlare di "commercio illegale di feti". A prendere la palla al balzo è stato subito uno dei candidati alla primarie, Ron Paul. Quest'ultimo ha detto chiaramente che bisogna procedere immediatamente al blocco dei circa 500 milioni di finanziamenti. A seguirlo non sono stati solo tutti i suoi colleghi di partito, ma anche due democratici: Joe Donnelly e Joe Manchin III.

Con questa mossa, i repubblicani, più che a togliere voti ai democratici, puntano a ricompattare le fila del proprio elettorato. Gli esponenti del Grand Old Party sanno che la parte più a destra degli elettori, un po' smarrita dopo il doppio mandato di Barack Obama, rimane molto ricettiva rispetto a campagne identitarie, come quelle pro-life. La battaglia contro il "nemico islamista" e l'aborto sono temi che potrebbero spingere i conservatori ad andare alle urne l'anno prossimo.

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