Papa Francesco saluta il Centrafrica: è ripartito per Roma

Papa Francesco ha aperto la prima Porta Santa del Giubileo e ha visitato anche la moschea di Bangui, poi ha fatto salire l'Imam sulla papamobile.

14:46 - Papa Francesco è ripartito da Roma, il suo viaggio in Centrafrica si è concluso, ora lo aspettano gli ultimi preparativi per il Giubileo, che parte ufficialmente l'8 dicembre.

Lunedì 30 novembre - La visita di Papa Francesco nella Repubblica Centrafricana prosegue oggi con un appuntamento molto importante: la visita alla moschea principale di Bangui, nel quartiere musulmano di Koundoukou.

Bergoglio ha detto:

"Tra cristiani e musulmani siamo fratelli, dobbiamo dunque considerarci come tali, comportarci come tali. Sappiamo bene che gli ultimi avvenimenti e le violenze che hanno scosso il vostro Paese non erano fondati su motivi propriamente religiosi. Chi dice di credere in Dio dev'essere anche un uomo o una donna di pace"

Poi ancora sul tema del rapporto tra diverse religioni, ha aggiunto:

"Cristiani, musulmani e membri delle religioni tradizionali hanno vissuto pacificamente insieme per molti anni. Dobbiamo dunque rimanere uniti perché cessi ogni azione che, da una parte e dall'altra, sfigura il Volto di Dio e ha in fondo lo scopo di difendere con ogni mezzo interessi particolari, a scapito del bene comune"

Infine il Papa ha spronato a combattere la violenza che viene ingiustamente perpetrata in nome di Dio:

"Insieme diciamo no all'odio, alla vendetta, alla violenza, in particolare a quella che è perpetrata in nome di una religione o di Dio. Dio è pace, salam"

Il messaggio del Papa è stato pubblicato anche sull'account ufficiale su Twitter

Il Papa apre la prima Porta Santa a Bangui


Il Papa in Repubblica Centrafricana


Domenica 29 novembre 2015

17.25 - In mattinata, il Papa è stata accolto nel paese dalla presidente Catherine Samba-Panza per poi tenere il suo primo discorso alle autorarità: "Non dobbiamo avere paura dell'altro, di ciò che non ci è familiare, di ciò che non appartiene al nostro gruppo etnico, alla nostra confessione religiosa o alle nostre scelte politiche. Bisogna cercare l'unità nelle diversità: unità, dignità e lavoro sono una bussola sicura".

Nel pomeriggio, Francesco si è poi recato alla Cattedrale di Bangui per l'apertura della "porta santa", che ha fatto sì che in Africa l'anno santo sia iniziata con una settimana d'anticipo rispetto al resto del mondo: "Bangui è adesso la capitale spirituale del mondo. In questa terra sofferente sono rappresentate tutte le sofferenze del mondo. Per Bangui, per tutti i paesi che soffrono la guerra, chiediamo la pace: tutti insieme chiediamo amore e pace". Per la prima volta, un Giubileo non ha preso avvio a Roma.

29 novembre - Conclusa la tappa in Uganda, Papa Francesco è volata alla volta della Repubblica Centrafricana. Terza e ultima tappa del suo viaggio, nonché quella considerata la più pericolosa, prima del ritorno del Pontefice in Italia, dove tra pochi giorni inizierà il Giubileo.

Papa Francesco in Uganda

Continua la seconda tappa di Papa Francesco in Africa. Ieri il Pontefice è arrivato in Uganda e dopo la breve visita a Entebbe si è spostato a Namugongo, a sud del Paese.

Lì Papa Bergoglio ha visitato il Santuario Anglicano dei Martiri e il Santuario Cattolico dei Martiri, per poi celebrare la Santa Messa per i Martiri dell’Uganda:

Se, come i martiri, noi quotidianamente ravviviamo il dono dello Spirito che abita nei nostri cuori, allora certamente diventeremo quei discepoli missionari che Cristo ci chiama ad essere. Per le nostre famiglie e i nostri amici certamente, ma anche per coloro che non conosciamo, specialmente per quelli che potrebbero essere poco benevoli e persino ostili nei nostri confronti. Questa apertura verso gli altri incomincia nella famiglia, nelle nostre case, dove si impara la carità e il perdono, e dove nell’amore dei nostri genitori si impara a conoscere la misericordia e l’amore di Dio. Tale apertura si esprime anche nella cura verso gli anziani e i poveri, le vedove e gli orfani.

Il Santo Padre ha poi ribadito che i piaceri mondani e il potere terreno non danno gioia e pace durature, ricordando quali sono, invece, le cose che ci portano la pace:

La testimonianza dei martiri mostra a tutti coloro che hanno ascoltato la loro storia, allora e oggi, che i piaceri mondani e il potere terreno non danno gioia e pace durature. Piuttosto, la fedeltà a Dio, l’onestà e l’integrità della vita e la genuina preoccupazione per il bene degli altri ci portano quella pace che il mondo non può offrire. Ciò non diminuisce la nostra cura per questo mondo, come se guardassimo soltanto alla vita futura. Al contrario, offre uno scopo alla vita in questo mondo e ci aiuta a raggiungere i bisognosi, a cooperare con gli altri per il bene comune e a costruire una società più giusta, che promuova la dignità umana, senza escludere nessuno, che difenda la vita, dono di Dio, e protegga le meraviglie della natura, il creato, la nostra casa comune.

E, ricordando i martiri ugandesi, ha concluso:

Cari fratelli e sorelle, questa è l’eredità che avete ricevuto dai Martiri ugandesi: vite contrassegnate dalla potenza dello Spirito Santo, vite che testimoniano anche ora il potere trasformante del Vangelo di Gesù Cristo. Non ci si appropria di questa eredità con un ricordo di circostanza o conservandola in un museo come fosse un gioiello prezioso. La onoriamo veramente, e onoriamo tutti i Santi, quando piuttosto portiamo la loro testimonianza a Cristo nelle nostre case e ai nostri vicini, sui posti di lavoro e nella società civile, sia che rimaniamo nelle nostre case, sia che ci rechiamo fino al più remoto angolo del mondo. Possano i Martiri ugandesi, insieme con Maria, Madre della Chiesa, intercedere per noi, e possa lo Spirito Santo accendere in noi il fuoco dell’amore divino!

La visita del Santo Padre proseguirà oggi con l’incontro coi giovani a Kololo Air Strip a Kampala e con la visita alla Casa di Carità di Nalukolongo.

Papa Francesco in Africa: "Tra i poveri mi sento a casa"

16:30 - Papa Francesco è arrivato a Entebbe, in Uganda, per la seconda tappa della sua missione pastorale in Africa: l'aereo è atterrato alle 15:05 ora italiana.
Ad attendere Papa Bergoglio c'era una delegazione composta da personalità politiche e religiose, guidata dal presidente ugandese Yoweri Museveni.

11:59 - Nell'ultimo giorno della sua visita in Kenya papa Francesco dedica la mattinata ai poveri di Nairobi: la sua auto percorre la strada gialla e polverosa di Kangemi, una delle bidonville più popolose della capitale keniota. 100mila persone che vivono nelle condizioni più disagiate del Paese lo aspettano, lo acclamano, bramano per partecipare a quello che tutti, da settimane, indicano come evento storico: l'arrivo di Francesco tra i poveri più poveri d'Africa.

Ed è ai poveri che si rivolge Francesco, puntando il dito contro la corruzione e contro quei (pochi) ricchi che non fanno altro che aumentare la forbice con il resto del paese: una donna gli ricorda che negli slum vive il 60% della popolazione di Nairobi e lo stesso Papa può osservare, con i suoi occhi, la speculazione edilizia folle che stringe in una morsa di cemento armato la capitale del Kenya. Qui si sgomberano decine di migliaia di persone che vivono nelle baracche per costruire grattacieli che restano vuoti per mesi, anni, con prezzi di affitto proibitivi anche per i delegati delle Nazioni Unite, figurarsi per gli operai di Nairobi.

"Voi siete in grado di tessere legami di appartenenza e di convivenza che trasformano l’affollamento in un’esperienza comunitaria in cui si superano le barriere dell’egoismo». E cita valori come «la solidarietà, dare la propria vita per l’altro, preferire la nascita alla morte; dare una sepoltura cristiana ai propri morti. Offrire un posto per i malati nella propria casa, condividere il pane con l'affamato. [...] Valori che si fondano sul fatto che ogni essere umano è più importante del dio denaro. Grazie per averci ricordato che esiste un altro tipo di cultura possibile. Vorrei rivendicare in primo luogo questi valori che voi praticate, valori che non si quotano in Borsa, valori con i quali non si specula né hanno prezzo di mercato"

Il Papa si è scagliato contro l'ingiusta distribuzione di terreno, la mancanza di accesso ad infrastrutture e servizi igienici per la popolazione, il problema dell'acqua potabile, definito "un diritto umano della popolazione", e la connivenza tra associazioni criminali e politica, che fagocitano le risorse pubbliche e favoriscono la corruzione, tema molto caro a Bergoglio e anche in Kenya proposto nei suoi discorsi.

27 novembre 2015, ore 08:48 - Questa mattina il Papa ha visitato lo slum di Nairobi Kangemi, uno dei più poveri della capitale del Kenya, che lascerà oggi nel primo pomeriggio direzione Kampala, Uganda.

Francesco si è concesso il consueto bagno di folla, cosa evitata sempre (per ragioni di sicurezza) da altri capi di Stato in visita in Africa, da Obama a Renzi: baracche e lamiere, negozi di fango e povertà, lo slum di Kangemi ha accolto il papa con affetto e partecipazione.

"Grazie di avermi accolto nel vostro quartiere. Sono qui perché voglio che sappiate che le vostre gioie e speranze, le vostre angosce e i vostri dolori non mi sono indifferenti. Conosco le difficoltà che incontrate giorno per giorno. Come possiamo non denunciare le ingiustizie subite?"

Il Papa si è poi concesso un lungo discorso sul "nuovo colonialismo", che porta a forme di emarginazione sociale fortissime e cronicizzate nella società, sopratutto quella africana, che si combatte con la "saggezza dei quartieri popolari":

"Sono le ferite provocate dalle minoranze che concentrano il potere, la ricchezza e sperperano egoisticamente mentre la crescente maggioranza deve rifugiarsi in periferie abbandonate, inquinate, scartate. [...] Questo contesto di indifferenza e ostilità, di cui soffrono i quartieri popolari, si aggrava quando la violenza si diffonde e le organizzazioni criminali, al servizio di interessi economici o politici, utilizzano i bambini e i giovani come carne da cannone per i loro affari insanguinati. Conosco anche le sofferenze di donne che lottano eroicamente per proteggere i loro figli e figlie da questi pericoli. Chiedo a Dio che le autorità prendano insieme a voi la strada dell’inclusione sociale, dell’istruzione, dello sport, dell’azione comunitaria e della tutela delle famiglie, perché questa è l’unica garanzia di una pace giusta, vera e duratura"

ha detto Francesco, immaginando "città integrate" e società mosse da differenti visioni del futuro.

26 novembre 2015 - Nella seconda giornata del suo viaggio africano, Papa Francesco ha parlato ancora una volta di ambiente utilizzando il palco dell’agenzia Onu per l’ambiente di Nairobi per lanciare un appello a pochi giorni dall’inizio della COP21 di Parigi.

“Fra pochi giorni inizierà a Parigi una riunione importante sul cambiamento climatico, in cui la comunità internazionale in quanto tale affronterà nuovamente questa problematica. Sarebbe triste e, oserei dire, perfino catastrofico che gli interessi privati prevalessero sul bene comune e arrivassero a manipolare le informazioni per proteggere i loro progetti. Il clima è un bene comune, di tutti e per tutti; i cambiamenti climatici sono un problema globale con gravi implicazioni ambientali, sociali, economiche, distributive e politiche, e costituiscono una delle principali sfide attuali per l'umanità la cui risposta deve integrare una prospettiva sociale che tenga conto dei diritti fondamentali dei più svantaggiati”,

ha dichiarato il Sommo Pontefice che con l’enciclica Laudato Si’ pubblicata la scorsa primavera è diventato idealmente uno dei punti di riferimento dell’ambientalismo mondiale.

In mattinata Papa Bergoglio ha parlato all’Università di Nairobi invocando la pace: “Il nostro Dio è Dio della pace, il suo santo nome non deve mai essere usato per giustificare l'odio e la violenza”. Il Pontefice ha ricordato gli attacchi al Westgate Mall, al Garissa University College e a Mandera aggiungendo che

“troppo spesso dei giovani vengono resi estremisti in nome della religione per seminare discordia e paura e lacerare il tessuto stesso delle nostre società; quanto è importante che siamo riconosciuti come profeti di pace, operatori di pace, che invitano gli altri a vivere in pace, armonia, e rispetto reciproco”.

Papa Francesco in Africa: Bergoglio è arrivato a Nairobi

17.00 - Si apprende che il Papa, prima di atterrare a Nairobi, ad un giornalista che gli chiedeva se avesse timore di attacchi terroristici, ha risposto: "Sono più preoccupato per le zanzare". Ed ha aggiunto: "Vado con gioia a trovare i keniani,gli ugandesi e i fratelli della Repubblica Centrafricana".

14.50 - Papa Francesco, in perfetto orario sulla tabella di marcia, è appena atterrato a Nairobi, in Kenya, a bordo dell’Airbus A330-200 di Alitalia. Il Santo Padre raggiungerà ora la State House per la cerimonia di benvenuto e per l’incontro col Presidente della Repubblica Uhuru Kenyatta e, subito dopo, incontrerà le autorità del Kenya e il Corpo Diplomatico.

25 novembre 2015 - Papa Francesco è partito dall'aeroporto di Fiumicino e arriverà nella capitale del Kenya, Nairobi, alle 17 (le 15 ora italiana). E' il primo viaggio di Bergoglio nel continente africano. Dopo Kenya e Uganda, il Pontefice visiterà la Repubblica Centrafricana, ex colonia francese, dilaniata dalla una guerra civile, nella quale si oppongono cristiani e musulmani. Qui, nella capitale Bangui, domenica aprirà la Porta Santa della cattedrale, anticipando l'inizio Giubileo della Misericordia. L'allerta attentati è massima.

In Kenya, Francesco incontrerà il Presidente della Repubblica, avrà un incontro interreligioso ed ecumenico presso la Nunziatura Apostolica, visiterà il quartiere povero di Kangemi, visiterà la U.N.O.N (United Nations Office at Nairobi).

Papa Francesco in Africa: massima allerta


24 novembre 2015, ore 10:08

- A poche ore dalla partenza di Papa Francesco per Nairobi sale l'allerta dei servizi segreti internazionali per la prima visita del pontefice nel continente africano. I servizi francesi avrebbero avvertito il Vaticano di un "alto rischio" attentati, in particolare nella città di Nairobi, già teatro recente della strage di Garissa e di quella al Westgate, oltre che luogo sempre meno sotto il controllo dell'intelligence keniota per quanto riguarda il radicalismo islamista, che in Kenya è sopratutto somalo.

L'Ambasciata italiana a Nairobi poche ore fa ha diramato un comunicato piuttosto eloquente:

"In occasione dell’imminente visita del Pontefice in Kenya, nonostante le imponenti misure di sicurezza adottate dalle Autorità del Kenya, non si può escludere l’eventualità del prodursi di atti ostili nelle località di Nairobi, Eldoret e Malindi. Si rinnova quindi l’invito a tutti i connazionali presenti a qualsiasi titolo in Kenya ad essere vigili limitando per quanto possibile la presenza presso gli uffici pubblici Keniani e presso strutture turistiche frequentate da occidentali."

Bergoglio sarebbe in pericolo di vita soprattutto nei giorni dal 27 al 29 novembre quando si troverà a celebrare l'apertura del Giubileo in Centrafrica.

10 settembre 2015, ore 16:00 - Papa Francesco compirà un viaggio apostolico Africa: in Kenya dal 25 al 27 novembre 2015, in Uganda dal 27 al 29 novembre e nella Repubblica Centrafricana dal 29 al 30 novembre. Il programma dettagliato del viaggio sarà pubblicato prossimamente. Il viaggio, del quale si parlava da diverso tempo e che risultava calendarizzato da settimane, è stato confermato ufficialmente oggi da Padre Federico Lombardi, direttore della sala stampa della Santa Sede, che ha reso noto l'accettazione dell’invito dei rispettivi capi di Stato e dei vescovi delle diocesi locali.

Le tappe sono quelle già note, solo il Kenya era stato derubricato a "possibilità", ora confermata. Circa il 50% nella Repubblica Centrafricana è di religione cattolica e circa l'85% per cento in Uganda, mentre in Kenya i cattolici sono solo il 35%.

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11 agosto 2015 - Secondo il sito della Prefettura della Casa Pontificia, che riporta l'agenda ufficiale di Papa Francesco, il Santo Padre sarà in visita in Africa dal 25 al 30 novembre prossimi. La notizia è stata riportata da varie agenzie stampa già lo scorso 18 giugno ma, nonostante la portata storica di questa visita: è infatti la prima visita di Francesco in Africa, dopo l'annuncio fatto da lui stesso al termine del viaggio nelle Filippine.

Secondo quanto riporta Vatican Insider il Papa visiterà anche il Kenya (cosa che a noi non risulta), ma la notizia non è stata mai confermata.

Un viaggio molto atteso e decisamente importante che tuttavia viene confermato senza annunci nè comunicati stampa ufficiali. La visita di Francesco in Uganda e Repubblica Centroafricana, due diocesi molto importanti in Africa, certamente andrà pianificata in ogni minimo dettaglio: in Uganda infatti il viaggio apostolico anticiperà di appena due mesi le elezioni presidenziali, che danno (ancora) per favorito l'attuale presidente Yoweri Museveni, in carica da ben 29 anni.

Museveni è uno di quei "President for life" che Barack Obama in persona ha additato come fuori dal tempo nel suo recente viaggio in Kenya e Etiopia, parole respinte al mittente con stizza dallo stesso presidente ugandese, che proprio ieri ha dichiarato:

"Non sono responsabile di quello che dice Obama, sono responsabile di ciò che accade in Uganda. Gli Stati Uniti sono l'unico paese nel mondo occidentale ad imporre dei limiti di mandato"

Sono due anni che Museveni prepara la visita di Francesco in Uganda (dove l'85% della popolazione si dichiara cristiana cattolica), lui che secondo la Società delle Missioni Africane è membro attivo di una setta pentecostale chiamata “Centro dei miracoli” e fondata e diretta dal pastore Kayanja, una visita che rischia di tramutarsi in uno spot elettorale dal timing pressocchè perfetto.

Circa un mese fa inoltre le forze dell'ordine ugandesi hanno arrestato i due principali candidati alla presidenza per le prossime elezioni del 2016: Amama Mbabazi e Kizza Besigye.

La visita sarà certamente importante per la parte nord del Paese, protagonista del genocidio negli anni '90 e della guerra civile conclusasi nel 2007, ma altrettanto interessante sarà vedere come Bergoglio si approccerà al potere di Museveni, certamente non limpido come i laghi centroafricani.

In Repubblica Centroafricana invece Bergoglio assolverà ad un compito se possibile ancora più arduo: oltre l'80% della popolazione è cristiana cattolica ma il paese è preda di violenze religiose sanguinose perpetrate da milizie cristiane nei confronti dei musulmani, violenze delle quali la stampa occidentale preferisce misteriosamente non parlare affatto.

Da oltre due anni infatti il Paese è in preda ad una vera e propria violenza religiosa senza fine, una guerra tra bande armate che ha prodotto oltre 820.000 rifugiati: 400.000 fuggiti nei Paesi confinanti (soprattutto in Niger e Ciad) e oltre 420.000 sfollati nel Paese. Il presidente François Bozizé, eletto nel 2011, si è mostrato fragile nel gestire il conflitto religioso nel nord del Paese, oramai dilaniato: malgrado un accordo di pace firmato a gennaio 2013, i Séleka, un gruppo di guerriglieri armati principalmente musulmani creato nel 2012, occupano Bangui e, nel marzo 2013, costringono il presidente a rifugiarsi in Camerun. Si autoproclama capo dello Stato Michel Djotodia, per un periodo di transizione di tre anni ma anche lui si rivela totalmente incapace di gestire il Paese.

Il Papa si inserirà in questa situazione di guerra civile sanguinosa e apparentemente irrisolvibile: secondo Tv2000, emittente cattolica vicina al Vaticano, durante il suo viaggio nella Repubblica Centrafricana Francesco visiterà la moschea del Km 5, che due anni fa fu devastata nel corso dei sanguinosi scontri fra le milizie "cristiane" degli anti-Balaka e i ribelli islamici dei Seleka.

Certamente la sua presenza sarà un elemento molto importante per tentare una pacificazione del Paese: le ultime notizie raccontano conversioni forzate da parte dei cattolici a danno dei musulmani.

A man walks past a potrait of Pope Francis on sale, outside the Holy Basilica in Nairobi on March 24, 2013.Today marked Palm Sunday in the Catholic faith, the start of the holy week of Easter in celebration of the crucifixion and resurrection of Jesus Christ.  AFP PHOTO / SIMON MAINA        (Photo credit should read SIMON MAINA/AFP/Getty Images)

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