Giappone: Shinzo Abe ammette le responsabilità della Nazione nella II Guerra mondiale

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Il premier nazionalista giapponese, Shinzo Abe, ha letto il suo discorso alla Nazione per il 70esimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale (che ricorre il 15 agosto con la dichiarazione di resa incondizionata di Tokyo). A differenza di quanto si temeva, il Primo Ministro ha optato per un approccio moderato e ha presentato il "sincero cordoglio" per "il danno incommensurabile e la sofferenza", inflitti a persone innocenti durante il conflitto.

In particolare, Cina e Corea del Sud attendevano con una certa trepidazione le parole di Abe, che ha imboccato da anni una strada revisionista sui crimini commessi dell'esercito dell'imperatore Hirohito nei paesi vicini. Il trattamento orrendo riservato ai prigionieri di guerra e lo stupro sistematico delle donne non sono pagine di storia che possono essere dimenticate dalle nazioni invase.

La formulazione scelta da Abe, tutto sommato, ha ricalcato quella pronunciata nel 50esimo anniversario della fine della seconda guerra mondiale dall'allora primo ministro Tomiichi Murayama, ripresa anche da Junichiro Koizumi nel 60esimo. Tuttavia, il Presidente ha voluto aggiungere che le generazioni non coinvolte nel conflitto non dovrebbero portare il peso dei crimini commessi da altri. In questo modo, ha cercato anche il consenso di quella parte neo-identitaria che appoggia le sue politiche.

Il primo ministro, nell'ultimo periodo, non pare riscuotere grande approvazione nei sondaggi e le manifestazioni di protesta si moltiplicano. Le sue politiche militariste e nucleariste (è stato riaperto proprio martedì il reattore n.1 della centrale di Fukushima) non sono ben viste da vasti settori dell'opinione pubblica nipponica. A tale riguardo, segnaliamo che Abe, in occasione del 70esimo anniversario della bomba atomica sul Giappone, ha dovuto anche subire l'attacco del capo dell’associazione dei superstiti di Nagasaki, l’86enne Sumiteru Taniguchi, che ha accusato il premier di riportare il paese al periodo imperiale.

Ad acuire l'imbarazzo del governo di Tokyo sono arrivate anche le parole del sindaco di Nagasaki, Tomihisa Taue, che ha rivolto un appello ad Abe: "Si stanno diffondendo tra noi preoccupazioni ed ansie che il principio di pace della Costituzione giapponese possa essere minato, per il bene di Nagasaki e di tutto il Giappone, non dobbiamo mai cambiare il principio di rinuncia alla guerra".

A non piacere è la recente approvazione del Parlamento disegno di legge sulla sicurezza nazionale. Il provvedimento, per la prima volta dalla fine della seconda guerra mondiale, permette alle forze armate del Sol Levante di prendere parte alle operazioni all'estero, in supporto ai propri alleati. Inoltre, vengono allentatati i limiti per le operazioni di peackeeping sotto tutela Onu.

E' stato lo stesso Abe a mettere in questione, lo scorso anno, la Costituzione pacifista del 1947. Con la nuova dottrina militare del premier, di fatto, le Forze di Autodifesa non sono più tali, perché ora sono legittimate a intraprendere azioni anche senza la presenza di una minaccia diretta contro i propri confini e in difesa di alleati sotto attacco. In precedenza, invece, erano leciti interventi bellici soltanto in caso di aggressione da parte di eserciti stranieri.

Abe, con le sue ambizioni espansive nella zona est-asiatica, si sta così attirando le antipatie dei paesi vicini. E Tokyo, per dare vita al suo progetto, sta rinforzando i rapporti con la Nato, Australia e Filippine. L'obiettivo è quello di entrare attivamente nella guerra al terrorismo islamico come partner dell'alleato Usa, di frenare le pretese della Cina sulle contese isole di Senkaku e di porsi come argine alla minaccia della Corea del Nord.

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