Berlusconi "gioca" sul tempo per l'ultima crociata. Pd, no alla trappola delle "idi di marzo"

E’ una storia già vista, con Silvio Berlusconi che ancora una volta intende giocare sui “tempi” per fare pendere dalla sua parte l’ago della bilancia. Dopo avere staccato il Pdl dalla maggioranza che sostiene il governo Monti, ora il Cavaliere – di nuovo in campo e dissotterrata l’ascia di guerra – finge responsabilità per non far precipitare la situazione che altro non è che puntare al voto a marzo, non prima.

Il motivo non è tecnico ma prettamente politico. I tempi contano, altro se contano! Con il Pdl allo sbando e con un centrodestra disorientato e sparpagliato, a Berlusconi serve tempo per riorganizzarsi e lanciare la sua grande campagna invernale, l’ultima sua crociata “contro il governo delle tasse” e contro – perché no – la presa del potere dei comunisti guidati da Pierluigi Bersani.

Il segretario del Pd deve assolutamente uscire dal clima post sbornia delle primarie e giocare da protagonista una partita decisiva per il futuro dell’Italia. L’irresponsabilità di Berlusconi non può essere controbilanciata da un senso di responsabilità di Bersani che – se resta l’ultimo difensore in campo di Monti - rischia di trovarsi con il cerino in mano, guardiano solitario di un bidone di benzina vuoto.

Il Pd deve mettere in campo tutta la sua forza, anche quella dei sondaggi, e insistere con il pressing sul Quirinale per andare quanto prima – 17 febbraio ? – alle urne.

Da qui in avanti Berlusconi sparerà ad alzo zero su tutto e tutti, tentando di fare terra bruciata e presentarsi alla fine agli italiani come il salvatore della patria. Concedere a Berlusconi almeno altre 12 settimane in … libertà, lasciandogli di fatto campo aperto significherebbe per il Pd e il centrosinistra perdere una battaglia già vinta. Anzi, così si rischia di perdere la guerra, imponendo all’Italia il berlusconismo per altri lunghissimi anni, quindi un Paese alla deriva, nel gorgo delle divisioni e della crisi, sempre più fuori dall’Europa e dalla comunità internazionale.

Come si vede, la posta in gioco è alta. Chi ironizza sulla fragilità del “Ghe pensi mi” ostentando i sondaggi come vittoria già … intascata, potrebbe ritrovarsi con un pugno di mosche. Anche il Pd deve cambiare passo: passare dal gioco tutto casalingo alla battaglia in campo aperto, tessendo subito le alleanze per un centrosinistra vero, ampio, riformatore, non quello mignon e di facciata delle primarie. Va con sé, che anche i Casini, Montezemolo, Passera e gli amici cosiddetti moderati devono uscire dal teatrino dei pupi e cominciare a fare politica fuori dai tatticismi, pensando solo agli interessi dell’Italia, non a quelli personali e di bottega.

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