Varoufakis, no a Syriza, no a Unità popolare

Cosa farà Yanis Varoufakis alle prossime elezioni in Grecia? Ancora difficile a dirsi. Quel che è certo è che l'ex Ministro delle Finanze, inviso a gran parte dell'Eurogruppo e dimissionario subito dopo il referendum dello scorso luglio, continua a non mandarle a dire.

Non si ricandiderà con Syriza: lo ha detto chiaramente a LeJDD: «No, non mi candiderò con Syriza. Syriza sta adottando la dottrina irrazionale cui mi sono opposto per cinque anni: prolungare ancora la crisi e fingere che sia finita, mantenendo allo stesso tempo un debito non rimborsabile. Io stesso sono stato estromesso perché mi opponevo. È contro questa logica che avevo già rotto con Papandréou. Alexis Tsipras aveva scelto me perché mi ero opposto. Ora ha accettato la logica che respingo, non posso candidarmi con lui».

Ma al tempo stesso, Varoufakis prende le distanze anche da Unità popolare di Lafazanis. Riconosce simpatia e identità di vedute con la nuova formazione politica, ma c'è un elemento che li differenzia: «Per loro, il ritorno alla dracma è una questione ideologica. Io preferirei restare nell'euro, anche se non ad ogni costo. Ma non sono per tornare alla dracma ad ogni costo. Le valute sono fini a se stesse», ha dichiarato a Die Welt.

L'ex ministro pensa in ottica europea e democratica: alla Festa della Rosa, a Frangy, in Francia, vorrebbe lanciare una rete progressista europea:

«I cittadini devono riappropriarsi del cammino europeo. Se i tedeschi, i francesi, gli italiani, gli olandesi, gli spagnoli diventassero consapevoli della totale mancanza di responsabilità e opacità dei loro capi nei confronti dell’elettorato, si sarebbero già svegliati e chiederebbero che vada in modo diverso. Dobbiamo rilanciare il dialogo e ripristinare ciò che è stato perso completamente: la democrazia».

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