Dati sbagliati, il Ministero del Lavoro aveva comunicato 1.195.681 contratti in più

Marta Fana, sul Manifesto, fa i conti e smentisce la tabella del Ministero del Lavoro: i dati erano stati presi per buoni da tutti. Poi dal Ministero correggono il tiro. Brutta figura anche per il mondo del giornalismo

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27 agosto 2015 – «Il Mini­stero del Lavoro si era sba­gliato, facendo lie­vi­tare di 1.195.681 il numero di con­tratti avviati al netto delle ces­sa­zioni tra gen­naio e luglio di quest’anno».

Lo scrive Marta Fana, sul suo blog e sul Manifesto, dove Dati sui contratti sbagliatiieri aveva pubblicato un articolo che evidenziava la macroscopica anomalia. L'errore del Ministero è già stato in qualche modo confermato dal fatto che le tabelle siano state corrette.

Sul sito del Manifesto si possono vedere le tabelle. Quella errata, i conti della dottoressa Fana, quella ripubblicata ieri in tutta fretta.

Naturalmente, l'euforia per i dati e per i successi del jobs act erano stati oggetto di una grossa campagna mediatica e di straordinaria copertura giornalistica. L'errore, invece, per quanto marchiano, non è degno di altrettanta attenzione.

Una bruttissima figura da parte del dicastero, una figura non meno brutta da parte del giornalismo tutto, che ormai è ridotto a cassa di risonanza per i comunicati del governo: nessuno si mette a verificare, chi ha il tempo? Chi ha la voglia? Chi la convenienza?

Per fortuna qualcuno, in questo caso, lo ha fatto. Fra l'altro, come si legge giustamente nell'articolo:

«L’entità dell’errore avrebbe dovuto far sob­bal­zare chiun­que in que­sti mesi abbia seguito le dina­mi­che del mer­cato del lavoro, tec­nici del mini­stero o gior­na­li­sti che siano».

Perché non è successo?

Dati sui contratti sbagliati

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26 agosto 2015 – Giuliano Poletti , Ministro del Lavoro, è felice, a Rimini, al meeting annuale di Comunione e liberazione: «Stanno aumentando in maniera importante i contratti a tempo indeterminato e crollano le collaborazioni cococo e cocopro». I dati del Ministero del Lavoro sui contratti supportano la sua gioia.

Ma, per fortuna, qualcuno fa per bene i conti. È Marta Fana, su Il Manifesto, in un pezzo dal titolo I contratti stabili? Soltanto 47 in più in cui si evidenzia il flop del Jobs act.


Mentre tutti prendono per buoni i dati diffusi dal Ministero, la collega non lo fa, e scrive, dopo aver fatto i conti comparando la tabella proposta dal Ministero e le note mensili:

«I con­tratti a tempo inde­ter­mi­nato (a tutele cre­scenti) al netto delle ces­sa­zioni sono stati appena 47 nel mese di luglio (lo 0,3% del totale dei rap­porti netti) [...] La tabella, che riporta i dati com­ples­sivi di atti­va­zioni e ces­sa­zioni di rap­porti di lavoro tra gen­naio e luglio, mostra valori dif­fe­renti da quelli che è pos­si­bile risco­struire par­tendo dalle note men­sili».

Possibile che sia stato fatto un errore del genere? Ebbene sì. Infatti, il Ministero si affretta a emanare un nuovo comunicato, che viene rilanciato (il lavoro di Marta non lo linka praticamente nessuno), ma senza troppa enfasi. Invece, l'errore è bello grosso.


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