Alla Casa Bianca informazioni manipolate sullo Stato Islamico

President Obama Holds News Conference At The White House

La gestione della politica internazionale e, in modo particolare, della delicatissima area mediorientale da parte degli Stati Uniti assume, sempre di più, contorni grotteschi. Non bastavano le giravolte obamiane, gli ultimatum e le ritirate strategiche, i finanziamenti sottobanco ai terroristi, la coalizione per sconfiggere i terroristi e, ancora, l’alleanza, una volta improponibile, con l’Iran. Ora viene fuori che le relazioni trasmesse dal Comando centrale alla Casa Bianca erano “ritoccate” per fornire allo staff presidenziale un quadro confortante delle operazioni in corso. La vicenda è emersa qualche settimana fa, grazie a un’indagine condotta dal Pentagono.

Diversi funzionari dell’intelligence avrebbero fornito agli inquirenti del Pentagono prove di queste manipolazioni: sia in Iraq che in Afghanistan i risultati ottenuti dalle missioni contro gli jihadisti sarebbero stati eccessivamente enfatizzati dagli alti ufficiali del Centcom, l’organismo che dirige le operazioni nel Medio e Vicino Oriente.

L’inchiesta è in una fase iniziale ed è possibile che vi siano ulteriori sorprese. Negli ultimi mesi Obama ha ricevuto parecchie critiche per un approccio giudicato troppo morbido dai “falchi” che avrebbero voluto un maggior impegno da parte delle unità di terra e una cadenza più serrata dei raid aerei.

È probabile che le scelte di Obama sui fronti afghano e iracheno siano state dettate da questi report edulcorati, con tutte le conseguenze del caso. Oggi il generale Lloyd Austin, responsabile del Centcom, dovrà riferire della questione al Senato. A porre le domande saranno i membri del Congresso. Una situazione imbarazzante quella degli Stati Uniti: se la stessa intelligence statunitense inganna la Casa Bianca che cosa ci si può attendere dai nemici giurati di Washington?

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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