Calderoli, per il Senato gli insulti a Kyenge non furono “odio razziale”

Il Senato autorizza il procedimento contro Roberto Calderoli, ma respinge la richiesta del tribunale di Bergamo per il reato di istigazione all’odio razziale

ballaro diretta 21 aprile 2015 kyenge

Quando nell’estate 2013 Roberto Calderoli diede dell’”orango” all’allora ministro per l’integrazione Cecile Kyenge non ci fu istigazione all’odio razziale. Questo, almeno, è quanto ha deciso quest’oggi il Senato della Repubblica autorizzando il procedimento contro Roberto Calderoli, ma respingendo la richiesta del tribunale di Bergamo per il reato di istigazione all’odio razziale.

La diretta interessata, a Bruxelles con il ruolo di europarlamentare del Pd, ha detto che la decisione “getta un’ombra pesante sulla lotta al razzismo”. Come darle torto. Nel post pubblicato dall’esponente leghista – convolato a nozze qualche giorno fa con la compagna di partito Gianna Gancia – su Facebook il testo era il seguente:

“Ogni tanto smanettando con Internet, apro “Governo Italiano”, e cazzo cosa mi viene fuori, la Kyenge. Resto secco. Sono anche un amante degli animali, per l’amor del cielo. Ho avuto tigri, orsi, scimmie e tutto il resto. I lupi anche c’ho avuto. Però quando vedo uscire delle sembianze di oranghi, io resto ancora sconvolto”.

Intervistata da Paolo Fantauzzi de L’Espresso, Kyenge si è detta “triste e amareggiata”:

"Vorrei che riflettesse sul peso di questo voto. Questa vicenda potrà anche sparire dalle pagine dei giornali e dai mass media ma non uscirà dalla storia. È un messaggio che mandiamo alle generazioni future, dobbiamo essere lungimiranti, cercare di vedere dove stiamo andando, non guardare solo agli interessi del momento. Dobbiamo distinguerci dai populisti, specie in questo momento. E anche da chi fa un uso irresponsabile delle parole che non può caratterizzarci. Mi chiedo con quale coraggio pretenderemo di proteggere i più deboli",

ha poi aggiunto l’ex ministro che ha fatto sapere che il suo legale “interesserà della questione la Corte Europea”.

I senatori hanno deciso con 126 sì e 116 no sul fatto che l’insulto rappresenti diffamazione, ma in 196 hanno votata contro l’autorizzazione a procedere per istigazione all’odio razziale.

Via | L’Espresso

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