Strappo istituzionale: con il capo dello Stato, dalla parte della Repubblica italiana

Non sono tutte chiare e non sono tutte prevedibili le conseguenze dello scontro istituzionale tra Governo e Quirinale aperte sul caso di Eluana Englaro.

Ma è chiaro, perché prevedibile, il “disegno” politico di chi questo scontro ha voluto e messo in atto tra potere Esecutivo, Capo dello Stato, Parlamento e Magistratura.

Polisblog è già intervenuto doverosamente anche nei particolari su tutta la vicenda. In casi come questo non si può essere super partes.

La povera Eluana e la sua famiglia non c’entrano niente: a loro va (dovrebbe andare) il rispetto e il sostegno fra umani. In silenzio.

Non essere super partes significa chiamare le cose per nome e cognome. E qui la responsabilità, gravissima, dell’inedito strappo istituzionale porta il marchio indelebile di Silvio Berlusconi che, criticato e abbandonato anche dal suo principale alleato Gianfranco Fini, minaccia: “Se necessario, cambio la Costituzione”.

Come se fosse cambiare un programma in una sua televisione. Lo Stato divenuto proprietà privata, magari con il “supporto” (almeno su certe delicate questioni) della Chiesa.

Il Cavaliere da tempo cercava un “pretesto” per regolare “i conti” con il Colle, mai amato, fin dai tempi di Scalfaro e di Ciampi.

Sa bene, il Premier, che è Giorgio Napolitano il baluardo della Costituzione e che è Giorgio Napolitano il massimo ostacolo alle sue mire “presidenzialiste” che porterebbero l’Italia non vicina all’America di Obama ma non troppo distante dagli integralisti dell’Iran.

Per Berlusconi, il Parlamento è troppo lento, è un “orpello” e il controllo del Presidente della Repubblica è ancor più “fastidioso”, un contrappeso da eliminare, magari “occupandolo” in prima persona.

Per Berlusconi decide il Governo (cioè lui stesso) nessun altro potere dello Stato può interferire e sbarrargli la strada.

Adesso che la frittata è fatta e che una ferita istituzionale senza precedenti lacera il Paese, gli italiani hanno il dovere di stare dalla parte giusta (con il Capo dello Stato, con la Costituzione Italiana, con il Parlamento luogo del confronto aperto e non del voto coercitivo) e nel contempo hanno il dovere di non cadere nella trappola di chi vuole che questo nodo diventi il cappio della nostra democrazia.

Gli ultimi sospiri della povera Eluana rischiano di diventare gli ultimi respiri della Repubblica democratica italiana.

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