Afghanistan, Obama conferma il prolungamento della missione Usa

Obama conferma prolungamento missione Usa in Afghanistan

Giovedì 15 ottobre 2015 - Il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha confermato le voci che giravano già da qualche settimana: circa 5mila soldati americani resteranno in Afghanistan anche dopo il 2016.

L'inquilino della Casa Bianca ha detto:

"Non lasceremo che l'Afghanistan diventi il rifugio dei terroristi"

poi ha aggiunto:

"L'impegno americano nel Paese continua, anche se spetterà agli afgani garantire la sicurezza. Le nostre forze li addestreranno e continueranno a combattere ciò che resta di Al Qaeda. Le forze afgane hanno fatto passi avanti, ma non sono ancora quello che dovrebbero essere, mentre i talebani hanno guadagnato terreno e potrebbero portare attacchi mortali a Kabul e alle altre città"

I 9800 soldati americani presenti ora in Afghanistan vi resteranno per gran parte del 2016, poi man mano il numero calerà fino ad arrivare a 5500 soldati all'inizio del 2017, a differenza del piano iniziale che prevedeva il ritiro totale entro il 2016.

Gli americani che resteranno in Afghanistan oltre il 2016 andranno nella captale, nella base aerea di Bagram e nelle basi militari di Jalalabad e Kandahar.

La decisione di Obama è il risultato di mesi di colloqui con i leader afgani, i funzionari del Pentagono, i consiglieri della Casa Bianca e i comandanti sul campo.

Usa pensano di prolungare la missione in Afghanistan


Sabato 26 settembre 2015 - Le truppe statunitensi potrebbero restare in Afghanistan oltre il 2016. A dirlo è il Wall Street Journal che, citando fonti informate, fa capire che l'ipotesi di ridurre il contingente americano suscita sempre più preoccupazioni al Pentagono, che non vuole ripetere gli errori commessi in Iraq.

Dunque, sarebbe "inaccettabile" per Barack Obama lasciare il Paese, rischiando di esporre il governo in carica all'attacco di gruppi estremisti. E, per l'appunto, il Presidente starebbe vagliando l'ipotesi di mantenere l'attuale presenza americana a 10 mila unità o di ridurla leggermente a 8 mila.

Il WSJ afferma che funzionari americani e alleati della Nato hanno rivelato che il comandante internazionale della missione in Afghanistan, il generale John Campbell, ha già inviato le sue valutazioni con le ipotesi di rischio sull'eventualità del ritiro. Ovviamente, questa vicenda richiama subito alla mente quanto è accaduto in territorio iracheno. Ivi, secondo un pezzo consistente dell'establishment militare, non ci sarebbe stata l'ascesa dello Stato Islamico se gli Stati Uniti non avessero abbandonato il campo nel 2011.

Rimane comunque anche l’opzione di non arrestare l'attuale piano di riduzione, che dovrebbe lasciare nel paese solo alcune centinaia di militari entro il prossimo anno. A tale riguardo, un rappresentante della Casa Bianca ha dichiarato, in maniera abbastanza vaga, che gli obiettivi degli Usa per ora restano quelli dell’addestramento, del supporto alle forze afghane e alle missioni antiterrorismo.

Ricordiamo che sulla questione Afghanistan, Obama era già stato costretto a una parziale marcia indietro. Nel marzo scorso, il Presidente ha annunciato, su pressione del suo omologo afghano, Ashraf Ghani, che avrebbe mantenuto 9800 unità nella Repubblica islamica fino alla fine del 2015, invece di ridurle a 5500 come inizialmente previsto.

Secondo le fonti della testata americana, una decisione in merito va presa rapidamente. Gli altri Paesi della Nato dovrebbero infatti essere informati per tempo su quali tipi di truppe Washington vorrebbe mantenere sul territorio. Inoltre, alcuni Stati del Patto Atlantico, tra cui la Germania, avranno bisogno di un'approvazione parlamentare in caso di un prolungamento della missione.

Obama aveva promesso che avrebbe alla fine conservato una presenza militare unicamente per difendere l’ambasciata Usa a Kabul. Ma a questo punto potrebbe ripensarci, anche perché la scelta definitiva sull'entità del contingente da impiegare spetterà al suo successore. Invece, sui finanziamenti da elargire al governo afghano, 4 miliardi di dollari annui, non paiono esserci ripensamenti.

A lasciarlo intendere è stato Jens Stoltenberg. Il segretario generale della Nato ha recentemente dichiarato che se anche ci fosse un ridimensionamento delle forze in Afghanistan, "l'idea è quella di continuare a formare, assistere e consigliare la nuova partnership".

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