Berlusconi apre le porte del Pdl a Renzi. E lui: "Le persone non si comprano"

Non è un buon modo per cominciare una campagna elettorale, quello di Silvio Berlusconi: incassare un rifiuto di quelli talmente scontati che la vera domanda è solo "perché lo hai fatto?". Matteo Renzi, rottamatore sconfitto alle primarie del Pd, non è certo un radicale di sinistra. Ma uno che è stato protagonista della nuova giovinezza del Partito Democratico (e che si spera sarà abbastanza saggio da restare lì e non farsi il suo partitino) può mollare baracca e burattini per accasarsi nel Pdl di Berlusconi? No, dico: il 'rottamatore' Matteo Renzi che ci ha ossessionato tutti con la menata dell'età e dei giovani potrebbe andare dietro al candidato premier più vecchio d'Europa?

Eppure il Cavaliere, alla ricerca disperata di qualcosa che rilanci le chance del suo partito - e forse immemore di quella roba ridicola che fu la Rosa Tricolore con Renzi candidato premier - ci ha riprovato: "Se volesse venire con noi, sappia che ai liberali tengo sempre la porta aperta".

Il punto debole di Renzi - oltre alle simpatie inusitate che suscita nell'italico centrodestra - è quella famosa cena ad Arcore, quando Renzi era solo un sindaco ambizioso e Berlusconi ancora primo ministro. Un incontro che forse ha causato lo strabismo del Cavaliere, convinto di poter rappresentare una qualsivoglia attrattiva per il 'rottamatore'. Che però gli chiude le porte in faccia via Facebook. E dandogli pure del tu.

Caro Presidente Berlusconi, te l'ho già detto due volte di persona. Le cose si possono comprare, le persone no. Non tutte almeno. Io no. Se hai lasciato le porte aperte per me, accetta un consiglio: chiudile! Non servono. Ciao

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