La pensione di Nichi Vendola e il linciaggio di Beppe Grillo

Scatta la polemica contro il "baby pensionamento" di Nichi Vendola. Per qualche strana ragione, solo contro il suo.

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Nichi Vendola va in pensione. Dopo il secondo mandato da governatore della Puglia, avrà diritto al vitalizio che spetta a tutti quelli che hanno rivestito il suo ruolo. Fin qui, niente di strano, è una cosa che accade a tutti quelli che hanno rivestito un certo ruolo. Il problema, semmai, è che Vendola si era battuto per abolire i vitalizi nella sua regione: di fatto adesso sta sfruttando il dietrofront del "suo" consiglio regionale, che (come sempre) ha rimandato l'abolizione alla prossima legislatura.

Quindi, ci si poteva legittimamente attendere che Vendola vi rinunciasse. Si poteva aprire una discussione, si potevano chiedere chiarimenti, si poteva criticare? Certo che si poteva, se non fosse che è intervenuto nel dibattito Beppe Grillo, che ha buttato tutto in una gran caciara per fare tanto rumore, si è messo retwittare post omofobi e irripetibili, e fa passare il "baby Vendola" come una sorta di criminale, tanto che - per assurdo - tutti gli opinionisti si sentono in dovere di ricordare che Vendola non sta facendo niente di illegale.

Siamo arrivati a questo punto: bisogna ricordare che non c'è niente di illegale nel percepire la "pensione". Perché quando il tono di certe invettive è di questo tipo - "Dopo anni di lotte a favore dei lavoratori passati tra i banchi di Montecitorio e la buvette della Camera, dopo migliaia di chilometri macinati nelle auto blu finalmente il compagno Vendola è giunto alla pensione" - allora viene voglia di difendere chi altrimenti si potrebbe anche criticare.

La scelta di Vendola forse non è la più opportuna, ma sarebbe anche ora di smettere di far credere che fare politica in modo serio significhi stare tra le auto blu e la buvette della Camera. Il leader di Sel ha anche qualche macchia nei suoi mandati, ma non se ne fa cenno, la sua colpa è quello di essere uno che ha fatto politico e ha avuto un certo successo. Punto. Così, si sparano le cifre, certi di impressionare: quasi 200mila euro di assegno di fine mandato e 5.618 euro lordi al mese.

Non è poco, ma che importa? È quello che percepiscono tutti coloro i quali sono passati dal Parlamento, dalle regioni (dai comuni no, e qui bisognerebbe aprire un bel capitolo). Come sottolineava Gilioli su L'Espresso, anche Ingrao ha percepito il vitalizio per tutto questo tempo, eppure nessuno si sognerebbe di dire che ha rubato, come si sta facendo per Vendola.

Il diretto interessato spiega: "Se fossi ricco come Beppe Grillo volentieri rinuncerei al vitalizio. Sono stato eletto deputato in cinque legislature e presidente di regione per due legislature e tutti sanno che non mi sono arricchito e che non ho rubato. Sono orgoglioso del fatto che la mia sia l'unica regione non coinvolta in rimborsopoli. È l'ennesima barbarie per denigrare le persone".

Ci sarebbero mille ragioni per criticare la scelta di Vendola, ma il linciaggio di chi urla in maniera volgare per beceri scopi elettorali ne fa completamente passare la voglia.

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