Uk: David Cameron in imbarazzo per il "patto segreto" con l'Arabia Saudita

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"Perché l'abbiamo fatto?", continuava a chiedere ieri Jon Snow ad un impacciato e nervoso David Cameron, durante un'intervista a Channel 4 News. A cosa si riferiva il giornalista? Ad un presunto "patto segreto" tra Ryad e Londra, di cui in Italia si è parlato poco. Patto che contemplava la discussa elezione a presidente consultivo del Consiglio Onu dei diritti umani del saudita Faisal bin Hassan Thad

JS: Ma perché si vuole (l'Arabia Saudita) all'interno (del consiglio) diritti umani ...?
DC: Siamo completamente d'accordo con loro (i laburisti) circa la routine delle punizioni, sulla pena di morte, su questi temi
JS: Perché ha fatto questo accordo, allora? Loro non sono il giusto tipo di persone per fare un accordo in materia di diritti umani
DC: Ci opponiamo al loro record (di violazioni dei diritti) in quella zona
JS: Perché l'abbiamo fatto?
DC: Beh, ho detto che siamo totalmente contrari al loro record
JS: No, perché l'abbiamo fatto?
DC: Ho risposto a questa domanda
JS: Beh, non è una risposta, o no? Voglio dire, abbiamo fatto un patto orribile che era molto ben esposto sul Financial Times

In cosa consisterebbe nello specifico il "patto orribile" a cui alludeva Snow ieri e che ha provocato risposte così evasive? Il giornalista, come da lui stesso ricordato, faceva riferimento ad un articolo apparso sul Financial Times la scorsa settimana. Il quotidiano riprende dei rapporti classificati del governo saudita, diffusi da WikiLeaks. Ivi si afferma che Ryad avrebbe appoggiato la candidatura dell'Inghilterra al Consiglio Onu per i diritti umani nel periodo 2014-2015, in cambio del sostegno britannico alla candidatura saudita per il 2016.

La cosa non è stata smentita ufficialmente né dal governo britannico né dall'ambasciata saudita a Londra. Ed è motivo di indignazione non solo perché l'Arabia Saudita è strutturata su un sistema sociale di "casta", nel completo disprezzo dei diritti umani e della donna, o perché il paese "amico dell'Occidente" ha allevato e finanziato una parte importante del terrorismo islamista. C'è anche da consdierare il fatto che il regime wahabita rappresenta il maggiore mercato di esportazione del Regno Unito per la vendita di armi.

A tale riguardo, segnaliamo che dal 2010 fino ad aprile 2015, secondo i dati raccolti dalla CAAT (Ong con sede a Londra) le licenze di esportazione di armi verso la petro-monarchia ammontano a circa 4 miliardi di sterline.

In ogni caso, Cameron, almeno in seconda battuta, una spiegazione sul presunto patto cerca di metterla in piedi:

DC: Abbiamo un rapporto con l'Arabia Saudita e se vuole ascoltare le dirò il motivo. Il motivo è che noi riceviamo da loro importanti informazioni di intelligence e di sicurezza che ci tengono al sicuro.
JS: Siamo sicuri Primo Ministro che non vi sono in realtà alcuni loro elementi, tra i religiosi o altri, i radicali wahhabiti, ad essere impegnati a fomentare le stesse persone che stiamo cercando di sconfiggere tra le fila dell'Isis?
DC: Le risponderò molto direttamente perché penso che mi sta chiedendo una cosa molto importante. Il motivo per cui abbiamo delle relazioni è la nostra sicurezza nazionale. Mi viene in mente una volta, quando ero già primo ministro, quando siamo arrivati in tempo, grazie alle informazioni ottenute dall'Arabia Saudita, per fermare una bomba che avrebbe potuto potenzialmente esplodere in Gran Bretagna.

Insomma, i sauditi garantirebbero la sicurezza nazionale inglese e parzialmente questo potrebbe essere anche vero. Tuttavia rimane il fatto che le ombre che pesano su Arabia Saudita e Qatar nell'appoggio all'estremismo sunnita restano ancora tutte da spiegare. Inoltre, viene da chiedersi: l'appoggio quasi incondizionato a Ryad giova a ristabilire la pace in Medio Oriente?

A giudicare dalle ultime vicende all'Onu parrebbe proprio di no. Lì i diplomatici di re Salman hanno ritrovato un nuovo protagonismo, a cui non si oppongono né gli Usa, né i paesi europei, né la Cina. A tale proposito, segnaliamo che i sauditi in settimana hanno bloccato una commissione d'inchiesta sui crimini di guerra commessi da tutte le parti in conflitto in Yemen, mentre già nell'aprile scorso erano riusciti a far approvare la risoluzione numero 2216, che gli dava implicitamente il via libera a continuare con i raid aerei.

Almeno sulla condanna a morte di Ali Mohammed al-Nimr, il 21enne che rischia di essere decapitato e crocifisso dal regime, Cameron ha promesso genericamente di impegnarsi (ricordiamo che il ragazzo era stato arrestato in una manifestazione di protesta quando era ancora adolescente). A sollecitare un intervento del premier era stato qualche giorno fa anche il capo dei laburisti, Jeremy Corbyn.

L'unico Capo di Stato occidentale a pronunciare parole chiare su Alì è stato finora il Presidente francese Francois Hollande. Staremo a vedere se le democrazie "del mondo libero" sapranno, almeno per una volta, fermare la mano del boia.

Piccola nota a margine: di quesiti da porre sulla difesa e la politica estera, con la stessa insistenza mostrata da Snow, ce ne sarebbero anche per Matteo Renzi (dalle esercitazioni Nato in Italia alla vendita di armi ai paesi in guerra, dai rapporti con le monarchie del Golfo al nostro impegno in Iraq). Ma è evidente che nel nostro paese le interviste si conducono in un'altra maniera.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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