Brasile: Per la Corte dei conti Dilma Rousseff ha truccato il bilancio. Opposizione: "Ora l'impeachment"

NEW YORK, NY - SEPTEMBER 28:  Brazilian President Dilma Rousseff prepares to deliver remarks at the United Nations General Assembly on September 28, 2015 in New York City. The ongoing war in Syria and the refugee crisis it has spawned are playing a backdrop to this years 70th annual General Assembly meeting of global leaders.  (Photo by Spencer Platt/Getty Images)

La Corte dei Conti brasiliana, il Tribunal de contas da união, (Tcu), ha dichiarato irregolare il bilancio statale per l'anno 2014. Così sul Presidente Dilma Rousseff si abbatte un nuovo scandalo, che deteriora ulteriormente la sua immagine presso l'opinione pubblica. E a questo punto la procedura di impeachement, richiesta a più riprese dalle opposizioni, potrebbe non essere più un'opzione tanto remota.

Per chi conosce la storia del Brasile, appare assai singolare che, per la prima volta in 80 anni, la Corte abbia bocciato il bilancio di un Presidente. Ma in ogni caso il voto è stato espresso all'unanimità, e giustificato dalla presenza di una serie di atti illeciti che avrebbero avuto la finalità di coprire il crescente deficit dei conti. Tra i tanti rilievi mossi dai magistrati, emergono quelli in cui si contesta all'esecutivo di aver utilizzato fondi derivanti da prestiti concessi dalle banche pubbliche. Prestiti che sarebbero serviti ad occultare i grossi buchi di bilancio accumulati.

La sentenza della Corte non è legalmente vincolante. I giudici invieranno le motivazioni al Congresso, dove i rappresentanti dovranno decidere se convalidarle, rigettando in questo modo la finanziaria 2014, o se respingerle. Se si optasse per la prima soluzione, Rousseff potrebbe finire sotto processo per falso in bilancio.

Il governo ha reso noto di essersi attenuto alle linee dei precedenti bilanci e il ministro della Giustizia brasiliano ha immediatamente annunciato appello alla Corte Suprema. In appoggio a Rousseff è intervenuto anche il presidente della Camera, Eduardo Cunha, da marzo sotto inchiesta per lo scandalo Petrobras. Quest'ultimo ha dichiarato che un voto sui conti pubblici richiederà del tempo. La terza autorità dello Stato, che fa parte del Movimento Democratico (PMDB), principale alleato del Partito dei Lavoratori (PT) al governo, ha avuto negli ultimi mesi un atteggiamento ondivago nei confronti della mandataria, non scartando mai del tutto l'ipotesi di avviare una discussione su una sua messa in stato d'accusa.

L'opposizione ha accolto con grande entusiasmo la decisione della corte dei conti e Carlos Sampaio, leader conservatore del Partito della Socialdemocrazia Brasiliana (PSDB) alla Camera bassa, ha dichiarato: "La vicenda stabilisce che il governo ha manipolato i conti pubblici, che è un illecito amministrativo e il presidente Rousseff deve affrontare un voto di impeachment". La presa di posizione dell'esponente di minoranza non sorprende. E' molto probabile, infatti, che la destra filo-statunitense, al di là della sua fattibilità, continuerà ad agitare lo spettro della messa in stato d'accusa per aumentare disordini e creare tensioni.

Ma al di là di questo, rimangono tutti i limiti dell'amministrazione in carica. Nel corso del tempo, il PT si è infatti dimostrato incline a costruire strutture clientelari e miope nei confronti dei problemi che sarebbero potuti emergere dopo il boom economico. Una spesa pubblica poco razionale, gli scandali corruzione legati al giro di tangenti intorno al colosso petrolifero Petrobas, un'economia troppo legata al costo delle materie prime, hanno generato una crisi nel paese dalla quale sarà difficile uscire.

Intanto, proprio ieri, un altro tribunale brasiliano, la Corte elettorale, ha autorizzato un’inchiesta su presunte irregolarità commesse dal PT durante l'ultima campagna elettorale. L'opposizione sostiene che alcune donazioni finite nelle casse del partito del Presidente fossero legate allo scandalo Petrobras.

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