Marino: come ti defenestro un sindaco

Come si è arrivati alla situazione attuale in Campidoglio? Quali sono le accuse – per ora giornalistiche – a Marino? Ricostruiamo le ultime due settimane per quel che si sa, senza toni enfatici

Ignazio Marino, Sindaco di Roma

Ignazio Marino ha presentato le sue dimissioni un paio di giorni fa, al termine di una giornata di frenetiche riunioni al cui termine non ha potuto far altro che constatare la decisione dei partiti di maggioranza in consiglio comunale (PD, in primis, ma anche SEL) di non voler continuare a sostenerlo. Per quanto Marino abbia dichiarato che "10 consiglieri PD su 19", quindi teoricamente la maggioranza, fossero contrari, la sostanza è che al sindaco di Roma è stato reso chiaro che il rischio di dimissioni in blocco dei consiglieri era concreto, con l'inevitabile conseguenza di far decadere la sua giunta. Da qui la decisione di lasciare l'incarico ma di voler "attendere i 20 giorni", è evidente che Marino si sia lasciato aperta la possibilità di andare ad una verifica politica della sua apparentemente ex maggioranza. Quello che accadrà è ancora impossibile da sapere, anche se il fatto che Marino non sarà più il sindaco di Roma fra un mese pare l'esito più probabile.

Ma come si è arrivati a questo? Cosa ha fatto venire meno la fiducia della maggioranza e di parte della giunta (in particolare quegli assessori, fra cui Stefano Esposito, che in luglio erano stati "suggeriti" dal PD Nazionale)?

La nota vicenda degli scontrini che ha seguito, con un rapporto causale diretto ed indiscutibile, le polemiche sul viaggio a New York e Philadelphia del sindaco, coinciso con l'ultima parte della visita pastorale di Papa Francesco proprio nella “città dell’amore fraterno”.

Cerchiamo di ricostruire le tappe dell'escalation di accuse che ha animato il dibattito attorno alla figura del sindaco in questi ultimi 15 giorni.

Il viaggio di Marino negli USA, le prime polemiche

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Il Papa si trova negli USA (dopo aver fatto visita a Cuba) dal 23 al 27 settembre, si reca a Washington, poi a New York ed infine proprio a Philadelfia. Negli stessi giorni, dal 23 al 26 settembre, Marino è nella Grande Mela e poi a Philadelfia, anche se questi due viaggi non sono stati messi in correlazione diretta né dall'amministrazione romana né dalla Santa Sede. Certo, l'associazione era ovvia e logica, ma le due "missioni" non erano congiunte.

La prima polemica scoppia già prima della partenza, il 21 settembre, proprio sull'opportunità del viaggio di Marino ("che ci va a fare?"), in quel momento il PD fa ancora quadrato, almeno pubblicamente, attorno al sindaco. Matteo Orfini commenta "mi sembra una questione surreale: una missione all’estero è una cosa normalissima, fa parte dell’attività istituzionale di un sindaco".

Il sindaco replica: "Sono stato invitato dal sindaco di Filadelfia e da monsignor Paglia, vado a parlare anche di questioni romane. Non sarei dovuto andare perché l’impegno arriva a settembre, subito dopo le vacanze?"

A Philadelphia Marino non segue il calendario degli incontri del Papa, è anche ospite della Temple University, presso la quale tiene una lezione.

Papa Bergoglio: "Non l'ho invitato io"

ROME, ITALY - DECEMBER 08:  Mayor of Rome Ignazio Marino attends the Immaculate Conception celebration held by Pope Francis at Spanish Steps on December 8, 2014 in Rome, Italy. Pope Francis celebrated the Feast of the Immaculate Conception by travelling to Spanish Steps where he venerated the statue named for the Marian Feast. The statue of the Immaculate Conception was consecrated on December 8, 1857 several years after the dogma which states that Mary was conceived without the stain of original sin was adopted by the Church.  (Photo by Franco Origlia/Getty Images)

Ad accendere definitivamente la miccia ci pensa Papa Francesco. Il pontefice si concede ai giornalisti, il 28 settembre, durante il viaggio di ritorno in aereo verso Roma. Un fatto non inusuale per Bergoglio che ad una domanda diretta di un giornalista che gli chiede se "ha invitato lui Marino" risponde in maniera sprezzante:

Io non ho invitato il sindaco Marino, chiaro? E neppure gli organizzatori, ai quali l'ho chiesto, lo hanno invitato. Si professa cattolico, è venuto spontaneamente

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[Nell'immagine, l'estratto dalla trascrizione ufficiale della conferenza stampa, con quella domanda-risposta. Si noti che, fra parentesi quadre, il Vaticano stesso indica che "Il Campidoglio ha precisato che il Sindaco Marino non ha mai affermato di essere stato invitato dal Santo Padre", ndr] Bergoglio non può essere così ingenuo da non pensare che questa sua risposta sarà interpretata come un attacco alla credibilità del sindaco della Capitale. Marino diventa "l'imbucato", subisce nuovi attacchi dai suoi oppositori, viene deriso e dileggiato sui social. Anche quella sottolineatura sul "professarsi cattolico" è piuttosto velenosa e rende chiarissima l'opinione del Papa nei confronti del primo sindaco di Roma ad aver creato il registro per le unioni civili, con un'evidente apertura alle coppie gay.

Eppure, come sappiamo, Marino non aveva detto di essere stato invitato dal Papa né dagli organizzatori del suo viaggio pastorale.

L'autogol di Marino: Chi ha pagato il viaggio?

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Il sindaco cerca di difendersi, pubblica un breve video su Facebook (registrato sul treno che lo sta portando in aeroporto prima di imbarcarsi per l'Italia), in cui ribadisce di aver ricevuto l'invito dal vescovo di Philadelphia e dal sindaco Michael Nutter. Il fatto, come detto, è vero e testimoniato da una lettera che verrà poi distribuita ai giornalisti e ai consiglieri comunali di Roma in una concitata conferenza stampa qualche giorno dopo.

A quel punto l'attenzione si sposta nuovamente sui costi: chi ha pagato?

Marino pubblica un tweet:


È in inglese, il testo è piuttosto chiaro, ma verrà utilizzato per mostrare le presunte incoerenza della versione del sindaco. Spuntano come funghi (specialmente sui giornali e i siti web ostili, per ragioni politiche, a Marino, ma non solo) articoli in cui si sostiene che il sindaco abbia mentito su almeno due aspetti:
schermata-2015-10-10-alle-21-25-56.png 1) La questione dell'invito (la "censura" di Bergoglio pesa), la credibilità di Marino è già minata irreparabilmente
2) Chi ha coperto i costi? Marino ringrazia la Temple University per aver pagato "il mio viaggio a Philadelphia", non quello negli USA, ma sui media anche la conferma da parte dell'università di questa circostanza diventa la dimostrazione che "Marino mente", come se il sindaco avesse detto che il viaggio non aveva avuto costi per le casse del Comune di Roma.
In realtà li ha avuti, si parla complessivamente di circa 23 mila euro per il primo cittadino e il suo staff, ma chi l'aveva mai negato? Nessuno.

Eppure il tweet si rivela un boomerang, d'altra parte la campagna di stampa è violentissima (su Repubblica Francesco Merlo lo ridicolizza in un pezzo dal titolo "Uno stalker a Filadelfia") e le dichiarazioni del sindaco della città americana che, confermando l'ovvio, dice di non aver pagato nulla per il suo omologo romano diventano, nella narrazione de Il Tempo: "Nutter sbugiarda Marino".

Per far comprendere l'accanimento è utile citare una circostanza: la Temple University ha diffuso un comunicato in cui ricapitola il contributo dato al sindaco ("il pagamento delle spese di viaggio da New York per Marino e un suo collaboratore"), cioè esattamente quello che era stato twittato. Marino ha detto la verità, ma non basta.
Il fatto che l'Università neghi di aver fornito anche un alloggio diventa occasione per i detrattori di attaccare nuovamente Marino: "l'albergo quindi è stato pagato con i soldi del Comune". In realtà il sindaco a Philly è stato ospite da amici, ma la macchina del fango è ormai inarrestabile.

Quello che accade, ed è evidente, è frutto di un meccanismo perverso per il quale al sindaco vengono attribuite "erroneamente" parole e azioni (l'essere stato invitato dal Papa, l'aver detto che il suo viaggio non era a carico del Comune) al solo scopo di poter constatare inevitabilmente incongruenze e bugie.

La questione delle spese di rappresentanza

Marino e Formigli

Già prima della partenza per gli USA alcuni consiglieri comunali, in particolare del Movimento 5 Stelle che ritenevano la trasferta americana "inutile", avevano chiesto i "dettagli" delle spese sostenute dal sindaco. Fino a questo momento Marino non ha brillato per agilità (politica e comunicativa), ma non ha detto nessuna "bugia", eppure è universalmente dipinto come un approfittatore, un presenzialista e un mentitore conclamato.

A poco serve che il capo del Cerimoniale del Campidoglio diffonda i dettagli di quanto è stato speso fino ad ora (al netto del viaggio americano più recente che deve ancora essere contabilizzato) eppure le cifre sono perfettamente paragonabili a quelle del suo predecessore, Gianni Alemanno. L'ex sindaco nel triennio 2010-2012 aveva speso 55.700 euro, Marino nello stesso periodo è arrivato a 27.232.

A questo punto, il 3 ottobre, il sindaco cerca di cogliere tutti in contropiede e pubblica integralmente sul sito del Comune (il pdf) non solo tutte le note spese, ma persino gli scontrini e le fatture delle singole voci [nell'immagine, un fotogramma della puntata di Piazzapulita dell'1 ottobre con l'annuncio di Marino a Formigli circa la decisione di pubblicare online le suddette spese, ndr].

Le 492 pagine del documento finiscono sotto la lente, ma non aiutano né a fare chiarezza né tanto meno aiutano il sindaco in difficoltà.

Si susseguono decine di ricostruzioni giornalistiche nelle quale i circa 20 mila euro spesi da quando è in carica con la carta di credito del Comune di Roma vengono sommati alle spese per i viaggi istituzionali, anche quelle imputabili ai collaboratori che lo accompagnano o per iniziative collaterali, ballano le cifre in una confusione che peggiora la posizione di Marino incapace di fare chiarezza in maniera definitiva. Prima sono 150 mila euro totali, poi qualcuno parla di 172 mila euro totali spesi "per ostriche e champagne". Un numero che fa effetto, anche se non è assolutamente sproporzionato per una Capitale, se si confronta con quelle di qualunque altra realtà paragonabile a Roma.

Il problema è che le famose 492 pagine online dal 2 ottobre riguardavano le voci direttamente imputabili al sindaco, ma non avevano l'intenzione di includere il cumulo di tutte le "spese di rappresentanza". Per fare un esempio è come se un comune cittadino pubblicasse gli estratti conto della sua carta di credito e per sbugiardarlo qualcuno vi contrapponesse l'estratto del conto corrente, in cui verrebbero inevitabilmente trovate altre spese, dai prelievi in contati, ai bonifici e agli eventuali RID per il pagamento di bollette. Sono due cose diverse, ma non c'è neanche materialmente il tempo per chiarire questi aspetti, è un fiume in piena, fango e accuse che solleticano la pancia dei lettori e degli osservatori assecondando i sentimenti "anti casta", ogni volta con numeri differenti.

Tutto viene infilato nel calderone, Marino non cede, ma il colpo di grazia alla sua credibilità arriva dagli scontrini: ci sono almeno 4 circostanze in cui delle cene (per un totale di 630 euro) risultano giustificate da incontri istituzionali che in realtà non sarebbero avvenuti.

Ad "inchiodare" Marino sono prima due ristoratori: il primo dichiara di aver visto il sindaco a cena solo con moglie (e quindi non con un "rappresentante del World Health Organization"), il secondo di aver servito la cena di Santo Stefano (il 26 dicembre 2014) a 5-6 familiari del primo cittadino e non "ad alcuni rappresentanti della stampa per illustrare le iniziative dell'Amministrazione a carattere sociale per il periodo natalizio". Poco dopo anche la Comunità di Sant'Egidio, i cui responsabili sarebbero stati ospiti di Marino il 26 ottobre 2013 per una cena costata 150 euro, smentiscono di aver partecipato. Stessa cosa verrà fatta dall'Ambasciata del Vietnam: il 6 settembre 2013 presso "l'Antico Girarrosto Toscano" non c'era Sua Eccellenza Nguyen Hoang Long.

Nessuno di questi fatti è stato verificato, anche perché c'è un'inchiesta che di fatto non è ancora partita. La Procura non ha avuto materialmente il tempo di valutare le carte ed ha aperto un fascicolo "contro ignoti" per verificare "le eventuali notizie di reato". Si ipotizza, come ovvio, il peculato (reato piuttosto comune fra i politici nelle recenti ondate di scandali denominati "Rimborsopoli"), ma Marino non è indagato e non ha chiarito di fronte ai giudici queste circostanze sospette. Anche perché l'intera storia non ha che appena 5-6 giorni "di vita", impossibile arrivare ad una verità in questo marasma e in così poco tempo.

Il suo annuncio di voler rinunciare alla carta di credito del Comune e di voler restituire tutti i circa 20 mila euro spesi con quella modalità da quando è in carica, ma di voler andare avanti senza passi indietro, non è bastato a fermare il processo che l'ha spinto a presentare delle dimissioni ancora "provvisorie" a causa, giova ripeterlo, dell'appoggio venuto meno da parte del Partito Democratico e di SEL.

Vedremo come andrà a finire, ma al momento l'unica cosa certa al momento è la caccia all'uomo, il killeraggio, che gran parte della stampa sta applicando a Marino con una pervicacia impressionante: è di oggi un articolo di Corrado Zunino su Repubblica che getta pesantissime ombre e sospetti anche sulla sua rottura dei rapporti con il centro medico universitario di Pittsburgh con cui collaborava fino al 2002, una vecchia storia per la quale l'allora medico ottene 90 mila euro di risarcimento proprio per le calunnie raccontate sul suo conto da alcuni giornali all'epoca. Questo, però, è scritto solo nell'ultimo capoverso del pezzo che riporta in maniera sostanzialmente identica quelle accuse infamanti.

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