Legge Severino, Consulta: "Norma legittima". De Luca verso la sospensione, De Magistris appeso alla prescrizione

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21 ottobre 2015 - La Corte Costituzionale si è espressa: il ricorso del sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, è infondato. Dunque, la Legge Severino non viola il dettato costituzionale.

In questo modo, il sindaco di Napoli andrebbe verso la sospensione. E la stessa sorte potrebbe toccare al Governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca, anche lui condannato in primo grado per abuso d'ufficio. La norma contestata era quella relativa alla sospensione degli amministratori locali. Questi, lo ricordiamo, a differenza dei parlamentari, possono andare incontro alla misura cautelativa della Severino anche se condannati non in via definitiva.

Tuttavia, de Magistris rimane in attesa del giudizio d'appello sulla causa penale da cui è iniziato tutto, ovvero la condanna in primo grado scaturita dall'inchiesta " Why not", condotta quando era ancora magistrato. Il processo incomincia oggi e tutto lascia presagire che il sindaco arancione beneficerà della prescrizione del reato.

Dunque, i rischi maggiori li corre Vincenzo De Luca. Anche i suoi ricorsi contro la Severino, infatti, andranno incontro alla sentenza che statuisce integralmente valida la Severino. Dunque il Presidente della Campania sarà nuovamente passibile di applicazione della norma.

Legge Severino al vaglio della Consulta: Il Governo Renzi la difende "contro" de Magistris e De Luca


13 ottobre 2015

- In vista dell'udienza pubblica della Corte Costituzionale di martedì 20 ottobre, si apprende che il Governo Renzi sosterrà l'integrale costituzionalità della cosiddetta Legge Severino. La notizia coglie senz'altro di sorpresa perché in questo modo Palazzo Chigi, attraverso l'Avvocatura dello Stato, non metterebbe solo in grande difficoltà il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, ma implicitamente anche il Governatore della Regione Campania, Vincenzo De Luca.

La scelta del governo è stata riportata da alcuni giornali, tra cui Corriere della Sera e Repubblica. L'Avvocatura dello Stato agirà su mandato della presidenza del Consiglio. E lo farà con una prima memoria, depositata il 3 aprile scorso dall'avvocatessa Gabriella Palmieri, e con una seconda del 29 settembre, redatta da Agnese Soldani. La questione è certamente "tecnica", ma non solo. Se la Consulta, infatti, facesse proprie le tesi avallate dalle due legali, ci sarebbero sicuramente conseguenze politiche a livello locale e nazionale .

La Corte si pronuncerà sul caso de Magistris, dopo che il primo cittadino di Napoli ha vinto il ricorso al Tar Campania contro il provvedimento di sospensione a suo carico emesso dal prefetto. Tuttavia, nelle relazioni di Palmieri e Soldani verrebbe giudicato “inammissibile”, o quanto meno “infondato”, il ricorso contro la Severino. In primo luogo per una ragione formale: il Tribunale amministrativo regionale non sarebbe titolato a sollevare la questione alla Consulta.

Ricordiamo che de Magistris (il 24 settembre 2014) è stato condannato in primo grado per abuso d'ufficio a un anno e tre mesi dal Tribunale di Roma. Ma, attenzione, anche De Luca, per lo stesso reato, è stato condannato in primo grado ad un anno dal Tribunale di Salerno (in data 22 gennaio 2015). Entrambi sono stati sospesi dal prefetto, entrambi hanno beneficiato di sospensione, e dunque rimessi al loro posto dalla magistratura.

Così la decisione della Consulta non potrà non riguardare indirettamente il Governatore del Pd. Anche se quest'ultimo, a differenza del sindaco arancione, ha vinto un ricorso presso il tribunale civile di Napoli, che ha proceduto con la "sospensione cautelativa" del provvedimento prefettizio e ha rimandato tutto alle decisioni della Corte Costituzionale.

Le memorie di Palmieri e Soldani entrano non solo in questioni formali. Verrebbero, infatti, rigettati anche i rilievi sull' irretroattività del dispositivo, già usati da Silvio Berlusconi nel dibattito sulla decadenza da parlamentare. La norma, nella visione dell'Avvocatura, dovrebbe essere applicata al momento dell’esercizio del potere amministrativo.

Sempre le due legali, affosserebbero anche la tesi della natura sanzionatoria della Severino. A loro avviso, si dovrebbe parlare invece di "misura cautelare", volta ad evitare "la perdita di immagine degli apparati pubblici che può derivare dalla permanenza in carica del consigliere eletto che abbia riportato una condanna anche non definitiva".

Dunque, il Governo respinge l'ipotesi del Tar, in base alla quale sarebbero stati violati gli articoli 4, 51 e 97 della Costituzione. Rimane, però, il dubbio sulla legittimità di un aspetto inerente alla sospensione dei nostri rappresentanti; dubbio che non esclude una modifica della norma. Ricordiamo, a tale riguardo, che per "sollevare" i parlamentari dal loro incarico (come è stato nel caso di Berlusconi) è necessaria una condanna definitiva, mentre per gli amministratori locali è sufficiente una condanna in primo grado. E proprio sulla correttezza di questa disparità di trattamento bisognerà fare assoluta chiarezza.

Sulle memorie difensive dell'Avvocatura dello Stato, secondo quanto riportato da Il Mattino, de Magistris si è limitato a dire: "Non commento, lo farò dopo la sentenza".

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