Usa 2016: dopo il dibattito, Clinton guadagna punti, Sanders soldi

Hillary è data vincente dagli analisti, Sanders ha avuto un boom di donazioni dopo il dibattito

LAS VEGAS, NV - OCTOBER 13:  Democratic presidential candidates U.S. Sen. Bernie Sanders (I-VT) (L) and Hillary Clinton shake hands at the end of a presidential debate sponsored by CNN and Facebook at Wynn Las Vegas on October 13, 2015 in Las Vegas, Nevada. Five Democratic presidential candidates are participating in the party's first presidential debate.  (Photo by Joe Raedle/Getty Images)


Il giorno dopo il primo dibattito democratico per Usa 2016 entrambi i candidati favoriti cantano vittoria, e per una volta sembra che ne abbiano motivo. Solitamente dichiararsi vincitori nei dibattiti è un modo di condurre la campagna elettorale anche a dispetto della realtà dei fatti, ma in questo caso è vero che sia Hillary Clinton che Bernie Sanders possono festeggiare.

Hillary Clinton ha avuto quello che, per molti analisti, è stato il momento migliore della sua campagna, e forse un punto di svolta. Se qualcuno si aspettava una Clinton pronta a inciampare sulle domande scomode, o ad apparire troppo antipatica (come successo nel 2008), si è dovuto ricredere perché l'ex First Lady è stata praticamente impeccabile. Non a caso, secondo i maggiori analisti, il grande sconfitto del dibattito è stato l'assente Joe Biden: se il vicepresidente sperava in un passo falso della Clinton per candidarsi, ora ha dei margini di manovra molto inferiori.

Bernie Sanders però è risultato il vincitore nei focus group e nei sondaggi istantanei, come accadde a Obama nel dibattito del 2007. Ma se i sondaggi possono lasciare il tempo che trovano, i soldi no, e Sanders ha dichiarato che, nelle ore successive al dibattito ha raccolto 2,5 milioni di dollari. Una bella boccata d'ossigeno che gli permetterà di organizzare una campagna elettorale spietata nei primi stati in cui si voterà per le primarie, Iowa e New Hampshire, in cui è già ben piazzato. Oltretutto, la brutta performance degli altri tre candidati, e l'improbabilità della candidatura di Joe Biden, proietteranno a questo punto su Sanders sia i voti dei democratici scontenti della Clinton, sia soprattutto l'appoggio dei finanziatori e dei lobbisti che non puntano sull'ex Segretario di Stato.

La strada per Hillary però non è in discesa: la prossima settimana dovrà testimoniare davanti alla Commissione d'inchiesta sulla strage di Bengazi, una tappa fondamentale perché i repubblicani hanno investito tutto su questo appuntamento per screditarla. Se dovesse riuscire a passare indenne anche questo appuntamento, le voci di altre candidature di disturbo sarebbero messe definitivamente a tacere.

Intanto però continuano a manifestarsi voci di democratici dissidenti verso la Clinton, in particolar modo da parte di chi è vicino all'amministrazione Obama. Sia Dan Pfeiffer, ex consigliere del presidente, che David Axelrod, stratega delle campagne elettorali 2008 e 2012, hanno criticato la performance della Clinton nel dibattito, mettendo in evidenza alcuni passi falsi e alcune risposte controverse, come quelle in cui l'ex Segretario di Stato ha cercato di prendere le distanze dall'amministrazione di cui ha fatto parte su alcuni temi economici e interni, cosa che evidentemente non è piaciuta alla Casa Bianca.

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