Silvio Berlusconi: "Lo spread è un imbroglio. Debito non è elevato, Italia ha economia solida"


Silvio Berlusconi torna a parlare in tv. Lo ha fatto pochi minuti fa, con un intervento a La telefonata di Maurizio Belpietro su Canale 5. Il leader del Pdl ha precisato in merito alle sempre più vicine elezioni che si tratta soltanto di un anticipo "risibile". Poi il commento sull'economia e sullo spread:

Non c'è assolutamente una ragione vera per cui i mercati si debbano agitare. E poi smettiamola di parlare di questo imbroglio. Di spread non si era mai sentito parlare, ma solo da un anno. Cosa ci importa di quando gli interessi che il nostro debito pubblico paga a chi investe nei nostri titoli rispetto a quello che pagano gli investitori che investono nel debito pubblico tedesco. (...) Quello che ci importa è che i nostri tassi da pagare per avere investimenti nel nostro debito pubblico sono aumentati del 2%. Si è usato lo spread per mandare a casa un governo votato dagli italiani.

Berlusconi ha anche negato che l'Europa sia preoccupata da un suo possibile ritorno al governo, in quanto ha ricordato che "ero uno tra i due-tre capi di governo più autorevoli, ero l'unico che veniva dalla trincea del lavoro" e che la sua unica 'colpa" era quella di opporsi "con continuità alle proposte e richieste tedesche".
Commentando il governo Monti il Cavaliere, infatti, ha individuato nelle politiche Germano-centriche la pecca maggiore, che ha portato al peggioramento di tutti gli indicatori economici (compreso il Pil, "diminuito del 2%") rispetto al periodo nel quale a governare c'era il centrodestra. Per quanto riguarda il debito pubblico, parole di ottimismo:

Il nostro debito non è così elevato come si vuol far credere:2000mila miliardi di euro contro 8mila600 miliardi di attivo italiani: resta un attivo 6mila 600 miliardi. L'Italia è la seconda economia più solida dopo la Germania.

L'ex presidente del Consiglio ha quindi rivelato che stasera inconterà Roberto Maroni per discutere di allenze a livello nazionale e in Lombardia, dove il segretario della Lega potrebbe essere il candidato del centrodestra. Infine, la strategia del Pdl alle prossime elezioni:

Stiamo decidendo che il 50% dei nostri candidati devono essere presi dal mondo del lavoro, delle imprese, delle professioni. Il 20% preso dagli amministratori locali eletti una seconda volta, il 10% di nuove persone dal mondo della cultura, dell'università, dell'arte, e un altro 10% preso dai nostri parlamentari attuali.

Molto probabile la nascita di una nuova formazione politica promossa dagli ex An, che in virtù della legge elettorale, favorirebbe la coalizione del centrodestra. La questione del nome del partito:

Potremmo cambiare il nome, ma Popolo della Libertà è un bel nome, il male è che si usa l'acronimo che non trasmette nessuna emozione.
Potremmo anche mantenere il nome Popolo della Libertà ma presentarci alle elezioni con un simbolo diverso, che potrebbe anche essere il glorioso simbolo di Forza Italia, che riporta tutti noi alle origini, alla nostra discesa in campo nel '94.

Foto | Getty Images

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