Abolizione province: il decreto non si farà più

Ci sono provvedimenti che sembrano essere segnati da un destino infelice. Promessi e rinviati mille volte, finché, quando sembra che sia finalmente la volta buona, succede comunque qualcosa che fa finire tutto in nulla. Caso esemplare è quello del taglio delle province: se ne parla da anni e sembrava che con il governo Monti le cose si potessere finalmente davvero fare. E che succede? Crisi di Governo, e anche la misura più popolare dei Tecnici viene archiviata nel nulla.

La riforma delle Province è morta definitivamente ieri sera attorno alle 22. "Troppi emendamenti", la scusa ufficiale dei ministri Patroni Griffi e Giarda. Ma la verità è che il Pdl aveva minacciato in Commissione affari costituzionali di votarne l'incostituzionalità. In generale sono state le troppe resistenze da parte non solo del Popolo della Libertà, ma anche della Lega e del Pd, ad affossare la riforma: il governo dice addio all’accorpamento in 51 macroaree delle 86 province oggi esistenti nelle Regioni a statuto ordinario.

E adesso? Si rischia il caos istituzionale, come spiega il Messaggero.

Resterebbe tutto da vedere il destino delle 10 città metropolitane (Roma, Torino, Milano, Venezia, Genova, Bologna, Firenze, Bari, Napoli e Reggio Calabria) le cui province sono state soppresse dalla spending review (articolo 18) ma che rimangono istituite «solo sulla carta», ha osservato Patroni Griffi. La loro operatività verrebbe infatti «ostacolata da una serie di fattori: mancanza di definizione del sistema elettorale del consiglio metropolitano; incertezze sui rapporti tra sindaco del comune capoluogo e sindaco metropolitano; incertezze sui rapporti patrimoniali e finanziari; perimetro diverso per Firenze e Milano

Bisognerà quindi escogitare una norma ce tenga insieme le disposizioni sulle province previste dal Salva Italia e dalla spending review.

Il riordino, compresi i criteri attuativi di superficie (2500 km quadrati) e di popolazione (350.000 abitanti) erano attuati dal decreto che ormai non sarà più approvato, sommerso tra emendamenti (700) e subemendamenti alle modifiche dei relatori (144). La conseguenza è che rinascono le 35 Province abolite e, contemporaneamente, viene meno l’individuazione delle funzioni «di area vasta». In questo modo, però, le province restano titolari di sole funzioni di indirizzo e coordinamento.

C'è già chi parla di un intervento di riforma costituzionale per l'abolizione di tutte le province. Ma sarà materia del prossimo Governo. Tutto politico, e quindi sicuramente anche in futuro ci saranno mille buone ragioni per non fare la riforma.

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