Primarie Pd: Come Renzi pensa di cambiarle

In arrivo "l'albo degli elettori" e il voto ai soli iscritti per la scelta dei segretari regionali

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Dopo le dimissioni di Ignazio Marino, Matteo Renzi ci ha tenuto a difendere lo strumento delle primarie. In una recente intervista, a Che tempo che fa su rai 3, ha dichiarato in merito: "Il sindaco lo scelgono i romani. Credo che se c’è una cosa certa è che non posso essere io a scegliere il sindaco. Se siamo il partito delle primarie i romani lo scelgano e speriamo scelgano bene".

Tuttavia, secondo gli ultimi rumor, il segretario del Partito Democratico non ha intenzione di lasciare tutto com'è. Troppi sono stati i problemi che hanno caratterizzato negli ultimi mesi le competizioni elettorali che esprimono i candidati del partito per le successive consultazioni locali. E non è detto che non si metta mano anche alle regole delle primarie nazionali.

Questa mattina il quotidiano Repubblica ha pubblicato lo stralcio di una lettera di Lorenzo Guerini indirizzata a presidenti e segretari dell'assemblea del partito di Veneto, Liguria e Puglia. Nella missiva, il vicesegretario del Pd chiede un rinvio dei congressi regionali proprio in relazione a possibili modifiche sulle regole delle primarie.

Ecco cosa scrive Guerini:

"Attualmente i segretari regionali e le relative assemblee si eleggono nello stesso modo in cui si eleggono il segretario e l'assemblea nazionale, quindi, onde evitare che si possa eleggere un segretario regionale con regole che si dovessero rivelare superate dopo breve tempo, e soprattutto per evitare che segretari e assemblee possano essere eletti con regole difformi da regione a regione, viene stabilito che l'elezione dei segretari regionali e le relative assemblee della Liguria, della Puglia, del Veneto, e di tutte quelle regioni che dovessero eventualmente trovarsi nella medesima condizione avverrà in un arco temporale compreso tra il 1° marzo e il 31 maggio 2016"

A Roma si studia dunque un'omogeneizzazione del meccanismo consultivo e si penserebbe anche ad una rettifica dello statuto che dia ai soli iscritti la possibilità di eleggere i segretari regionali. Ma per rendere operative le modifiche, su cui sarebbe al lavoro una commissione ad hoc, è necessario attendere l'assemblea nazionale di gennaio, dove dovrebbero essere discusse e votate.

La decisione della segreteria nazionale, però, ha sollevato subito polemiche. Il governatore della Regione Puglia, Michele Emiliano, è intervenuto su Twitter per mettere in guardia da un possibile svuotamento di significato dello strumento elettivo che ha accompagnato la nascita del Pd.


Ricordiamo che in Puglia si doveva votare il prossimo 29 novembre per stabilire il segretario Pd regionale, ruolo attualmente occupato dallo stesso Emiliano.

Fino ad ora lo strumento delle primarie aperte, che ha permesso l'ascesa di Renzi alla segreteria e poi alla guida del governo, era stato messo in discussione solo dalla minoranza del partito. Ad ogni modo, il caso delle primarie liguri (dove furono denunciati brogli da Sergio Cofferati), ma anche quello di Campania e Veneto, ha acceso molte polemiche interne ed evidenziato molti limiti. Per questo motivo, Renzi sembra intenzionato a mettere in campo significative correzioni, stando accorto ad evitare l'accusa di un "ritorno al partito delle tessere"; accusa che potrebbe compromettere la sua figura di "innovatore".

Novità doverebbero riguardare anche la scelta del segretario nazionale e dei candidati sindaci. L'ipotesi è quella di creare un "albo degli elettori".

L'albo non contemplerebbe una chiusura netta a tutti i cittadini che fossero interessati a votare, ma piuttosto un restringimento del campo ai soli "simpatizzanti" del partito. Come ciò verrà tradotto in nuove regole però è ancora tutto da verificare.

Un'altra modifica in discussione sarebbe inerente alle primarie di coalizione, che, se passasse l'Italicum così com'è, dovrebbero riguardare solo le elezioni locali. Nello specifico, si vorrebbe rendere cogente la regola in base alla quale a correre sarà un solo candidato del Pd. In questo modo, si porrebbe un freno alle guerre intestine, e il Pd potrebbe contare su un candidato forte.

Bisognerà vedere ora come le correzioni allo statuto potranno incidere sulle incipienti primarie per la scelta del candidato sindaco a Roma, Napoli e Milano.

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