Bersani contro Renzi sull'innalzamento del tetto all'uso del contante. Il Premier nel 2013 la pensava diversamente

La Legge di Stabilità ha riacceso la polemica tra Bersani e Renzi. Eppure il Premier, appena nel 2013, non la pensavo come oggi.

La Legge di Stabilità del governo Renzi sta surriscaldando gli animi. I sindacati sono sul piede di guerra, ma soprattutto sono riaffiorati i contrasti interni con la vecchia dirigenza del PD. Uno dei punti più dibattuti è l'innalzamento del tetto all'uso del contante, che il Premier vorrebbe portare a 3000 euro. L'ultima modifica sul tema risale al dicembre 2011, quando a Palazzo Chigi si era insediato da appena un mese il Governo presieduto da Mario Monti. Il provvedimento venne considerato prioritario da quell'esecutivo, che portò il limite a 1000 euro dai 2500 previsti dalla legge antiriciclaggio del 2007.

Questo cambiamento venne sostenuto anche dal PD, che lo sottoscrisse convintamente. Sono passati solo 4 anni, ma politicamente sembra trascorso un secolo. A quei tempi il segretario del Partito Democratico era Pierluigi Bersani, mentre Matteo Renzi aveva messo in piedi da meno di un anno la sua corrente dei 'rottamatori' collaborando in un primo momento anche con Pippo Civati, con il quale l'idillio è finito in tempi brevi.

Probabilmente quando Bersani ha letto le 'slide' della legge di stabilità approvata dal governo sarà sobbalzato sulla sedia. Invitato a Piazzapulita su La 7 l'ex segretario ha dichiarato la propria contrarietà all'innalzamento della soglia a quota 3000 euro, sostenendo che tale decisione equivarrà ad un regalo per quanti avranno intenzione di evadere il fisco. A Bersani ha risposto oggi proprio Renzi nel corso di un'intervista radiofonica, cercando di smentire le parole del suo predecessore: "non è vero che favorisce l’evasione fiscale, perché non è stato il limite al contante a ridurre l’evasione, ma l’incrocio dei dati e misure che abbiamo preso come la fatturazione elettronica". La risposta del Premier non è chiarissima (anzi, sembra proprio una 'supercazzola') e soprattutto non entra nel merito della questione; Bersani non si riferiva certo all'evasione del passato o del presente - comunque ancora fuori controllo -, bensì a quella che si potrà mettere in pratica proprio grazie all'innalzamento del limite di spesa a 3000 euro.

L'idea sostenuta da Matteo Renzi è anche in contraddizione con quanto affermava il finanziere Davide Serra - tra i primi sostenitori del Premier - nel corso della Leopolda del 2013, quando auspicava di veder azzerato il contante proprio per eliminare l'evasione: "L'ho visto fare in Corea. Quando la tracciabilità dei pagamenti è arrivata nel 1998, l'evasione fiscale era al 20% come in Italia. Hanno azzerato il pagamento in contante e l'evasione è passata dal 20 al 5%. È una riforma a costo zero. A noi il contante costa il 2-3% all'anno per la gestione, quella digitale costerebbe l'1%. Quindi già come italiani risparmieremmo tantissimo. In più abbiamo la tracciabilità e abbassiamo l'evasione".

Evidentemente sul punto Renzi e Serra non si saranno confrontati, anche se in realtà lo stesso Premier la pensava in modo differente nell'ottobre 2013, quando aveva già iniziato la campagna delle primarie poi vinte contro Bersani. Al centro del dibattito c'era l'ipotesi di abbassare ulteriormente il limite dei 1000 euro, portandolo a 500 euro. In una lettera ai lettori del suo sito Renzi dedicò "un pensierino della sera" all'argomento, partendo dall'assunto che l'evasione si contrasta anche riducendo il contante. Tra le altre cose sosteneva l'esigenza di intervenire sulle commissioni bancarie, che rendevano - e ancora lo fanno - restii tanti imprenditori ad accettare carte di credito e bancomat per evitare il salasso imposto dalle Banche. Difatti al momento le commissioni bancarie non sono state toccate, mentre il limite per i pagamenti in contanti è stato nuovamente innalzato. Ecco "il pensierino" del Renzi versione 2013:

"Pensierino della sera. Continuano a dire che per eliminare l’evasione bisogna ridurre il contante. Non c’è dubbio che più la moneta è elettronica, più si elimina spazio per chi evade. Ma dobbiamo essere seri. Se vogliamo investire sulla moneta elettronica, che è oggettivamente il futuro, dobbiamo abbassare le commissioni bancarie (gli istituti di credito non possono pensare di stravincere sempre, anche basta grazie!), investire sulla tecnologia – perché pagare con il telefonino è così difficile in Italia? A Firenze, primi nel nostro Paese, per consentire di comprare il biglietto del bus o del tram con un sms abbiamo dovuto vincere un anno di battaglia contro la burocrazia –, togliere agli istituti di credito la pretesa di essere gli unici player di questa partita. Dalla fatturazione elettronica alla tracciabilità dei pagamenti molto si può fare. Ma abbassare il contante senza modificare l’intero pacchetto fiscale – che oggi è oppressivo al limite dell’insolenza – significa regalare clienti agli hotel di Nizza anziché di Taormina, alle boutiques di Parigi anziché di Milano. Il Pdl sul fisco ci ha inchiodato per mesi solo su Imu e Iva. E abbiamo visto i risultati. Adesso evitiamo di continuare a guardare il dito mentre qualcuno indica la luna. Il problema non è il contante o l’Imu. È il nostro fisco che va radicalmente rivoluzionato".

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